Viscontini a pv magazine: necessario tavolo di lavoro con governo e Regioni

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pv magazine Italia ha intervistato Paolo Rocco Viscontini per capire il rapporto di Italia Solare con le Regioni, quali siano le differenze regionali importanti per capire lo sviluppo del fotovoltaico (ed eventuali complessità locali). Abbiamo poi parlato anche di una serie di temi importanti: pratiche di esproprio, meccanismi di compensazione per realtà locali, delocalizzazione interna del tessuto industriale con il passaggio da PUN ai prezzi zonali (PZ), connessioni, DL Agricoltura e decreto Aree Idonee.

pv magazine: In questo momento il governo italiano non sta dando troppo spazio alle esigenze e alle richieste del mondo del fotovoltaico, sbaglio? Allo stesso tempo, però, anche alcune Regioni si oppongono alle installazioni fotovoltaiche. Ci sono delle differenze regionali? Potreste spiegare come e perché, mentre le recriminazioni di alcune Regioni sono del tutto legittime, altre Regioni stiano semplicemente politicizzando questo trend, senza per altro fare il bene della popolazione locale?

Italia Solare: Stiamo vivendo un momento di grave incertezza. Ne abbiamo vissuti molti – la strada dello sviluppo del fotovoltaico è costellata da ostacoli – ma questo è di impatto potenzialmente gravissimo. Il dibattito sul fotovoltaico è ormai concentrato sul presunto (sottolineo presunto) impatto sull’agricoltura e sul paesaggio, mentre passa del tutto sotto silenzio la funzione del fotovoltaico per assicurare energia a costi bassi e stabili a famiglie e imprese.

Lollobrigida e Pichetto Fratin

Immagine: Sito del Governo italiano

Le istituzioni si muovono senza una direzione di marcia: pochi mesi fa è stata approvata una norma che aiuta le imprese energivore mediante anticipazione di energia da rinnovabili, competitiva e stabile, che poi devono restituire realizzando impianti rinnovabili. Ma poi arriva il decreto legge Agricoltura, con un blocco generalizzato degli impianti a terra (i più economici) in aree classificate agricole: si badi bene, non aree pregiate o usate dall’agricoltura, ma genericamente classificate agricole, che, come si sa, includono aree di scarsissimo pregio per le coltivazioni, per altro mai censite e per questo si naviga nella totale incertezza. Senza trascurare che il DL Agricoltura si porta dietro un serio problema di credibilità per il Paese. Il fatto che si mettano in discussione le procedure già avviate per l’autorizzazione di impianti fotovoltaici, mina la serietà di una nazione dove ci sono imprenditori che da anni lavorano su progetti – affrontando iter burocratici tortuosi, con tempistiche mai rispettate – e che improvvisamente si vedono cancellati per decreto i loro sforzi e i loro investimenti.

Sia chiaro: noi non chiediamo e non vogliamo che si sottraggano aree utili alle coltivazioni. Chiediamo solo che si governi il sistema e l’ordinata diffusione del fotovoltaico, decidendo cosa e dove si può realizzare. Lo strumento è previsto dalla legge e si chiama individuazione delle aree idonee. Ebbene, con oltre due anni di ritardo, il decreto è in arrivo ma, a quanto ne sappiamo, si è deciso di non decidere: tutto viene demandato alle singole Regioni. Il rischio ora è che ci si troverà in una giungla normativa, dove ogni Regione definisce e applica i suoi criteri per individuare le aree idonee. I primi segnali sono, ancora una volta, di freno al fotovoltaico per il presunto impatto e di totale disinteresse per la funzione dello stesso fotovoltaico per contenere i costi dell’energia. Come associazione stiamo facendo le opportune analisi, per poi fornire un fattivo supporto alle Regioni nell’individuazione delle aree idonee, e con alcune di esse abbiamo già aperto un dialogo costruttivo.

Comprendiamo bene le posizioni di alcune Regioni che, a fronte di uno spropositato numero di richieste di connessione hanno deciso di fermarsi, fare il punto e definire dei criteri. Italia Solare ha già segnalato al Parlamento, nel corso dell’audizione sul DL Agricoltura, che sono numeri irrealistici, che suggeriscono la necessità di adottare filtri e criteri di accesso e selezione più stringenti. A fine marzo avevamo 336 GW di richieste di connessione all’alta tensione, riferite comunque a tutte le rinnovabili compreso l’eolico offshore: il 68% di queste richieste sono solo in Sicilia, Puglia e Sardegna, il che rende ancora più evidente che si tratta di numeri poco realistici. Le Regioni del nord sono quelle dove c’è la richiesta più bassa, mentre in queste aree la domanda energetica è maggiore. Siamo convinti, anche alla luce del passaggio dal Prezzo Unico Nazionale (PUN) al Prezzo Zonale (PZ), che le Regioni del Nord hanno tutto l’interesse a favorire la diffusione del fotovoltaico a basso costo.

In ogni caso, è necessario fare un distinguo importante: una cosa sono le richieste di connessione, un’altra sono invece gli impianti che, al termine di un tortuoso iter autorizzativo, vedranno la luce ed effettivamente saranno connessi alla rete elettrica. Giusto per dare idea dei numeri: in Sardegna, ad esempio, ci sono 23 GW di richieste di connessione per impianti fotovoltaici, ma ci risultano autorizzati e non ancora in esercizio circa 500-600 MW, mentre sembra siano in corso di procedimento progetti per circa 6500 MW.

Quali sono stati gli errori fatti dal mondo del fotovoltaico? Sicuramente la politica e alcune istituzioni non sono poi così sensibili al tema, ma anche il mondo del fotovoltaico a volte ha mandato messaggi controproducenti, o sbaglio? Per esempio: distese di impianti fatti male in alcune Regioni, mi viene in mente la Puglia, hanno leso l’immagine del fotovoltaico, no?

Premesso che gli operatori del fotovoltaico si muovono nell’ambito previsto dalla normativa, e quindi propongono progetti e realizzano impianti laddove è permesso, è probabile che, anche in un’ottica di accettazione sociale, le “grandi distese di pannelli” non siano ottimali se non adeguatamente localizzate, e alla fine costituiscano un danno per il settore. Ma – altra incoerenza del legislatore – nel procedimento di VIA nazionale è d’obbligo dare priorità di valutazione agli impianti di taglia maggiore, e questo ovviamente fa passare avanti i progetti di potenze consistenti, magari a scapito di lavori anche più accurati, ma di potenza inferiore. Detto questo, non si deve dimenticare che per ogni impianto realizzato a terra, sono previste opere di mitigazione e compensazione e altri oneri, concordati con il Comune su cui viene costruito l’impianto. Interventi – spesso molto consistenti – a vantaggio del territorio e della popolazione, un aiuto concreto in un Paese come il nostro dove c’è una cronica carenza di risorse economiche, soprattutto a livello locale.

È importante anche chiarire che per legge l’esproprio non è consentito per gli impianti fotovoltaici, ma eventualmente per le sole opere di rete che in ogni caso prevedono cavi interrati senza creare alcun problema all’attività agricola. Gli agricoltori sono liberi di vendere o dare in concessione i propri terreni a chi realizza gli impianti fotovoltaici, o creare un accordo sinergico per mantenere l’attività agricola e avviare la produzione di energia rinnovabile, come l’agrivoltaico.

Le pratiche di esproprio dei terreni sono soggette a regolamentazioni specifiche e vengono fatte solo per realizzare opere di pubblica utilità, come possono essere le ferrovie, le strade e gli elettrodotti. In quest’ultimo caso sovente invece che di esproprio si parla di servitù, lasciando così ai contadini la possibilità di continuare a coltivare i campi.

Ma il problema principale resta lo stesso: l’incapacità della politica di assumere una chiara e stabile direzione di marcia, in assenza della quale ciascun operatore persegue il proprio utile, che ovviamente non è detto che coincida con gli interessi di lungo termine del settore.

In generale, potreste spiegare cosa chiedete alle Regioni e al governo? Perché un incontro è importante?

Quello che chiediamo è di governare la transizione energetica, con regole chiare che tengano in considerazione la necessità di ridurre il prezzo dell’energia con tecnologie fin da subito disponibili, che consentano anche di raggiungere gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili definiti dal PNIEC. Siamo disponibili da subito a incontri con il Governo, anzi, per dirla meglio, con le diverse anime del Governo, dal Ministero dell’Agricoltura, a quello dell’Ambiente e della sovranità energetica al Ministero della Cultura. Ma ci adopereremo anche per incontrare le singole Regioni, per aprire un dialogo con loro e suggerire soluzioni per trovare la via giusta tra la necessità, da un lato, di sviluppare impianti fotovoltaici per disporre di energia economica, creare occupazione e benessere locale, dall’altra di tutelare – giustamente – agricoltura e territorio. Questa soluzione si chiama “agrivoltaico”, e non si tratta di un mercato di nicchia, ma di una reale opportunità, disponibile fin da ora, che per altro non necessita di alcun sussidio, perché è competitiva anche da un punto di vista economico, cosa che l’agrivoltaico elevato non è.

Potreste spiegare quali siano i meccanismi di compensazione al momento per le Regioni e gli enti territoriali che ospitano impianti rinnovabili? Potreste spiegare quali potrebbe essere nel futuro? Secondo voi c’è margine per “premiare” le Regioni più virtuose? Il superamento del PUN va in questa direzione? Ci sono altri mezzi per rendere queste ripercussioni positive ancora più evidenti?

Le Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, approvate con DM 10 settembre 2010, escludono qualsiasi tipo di automatismo per le opere di compensazione, mentre l’Autorizzazione Unica può prevedere l’individuazione di misure compensative, a carattere non meramente patrimoniale, in favore dei Comuni. Di fatto, è buona prassi individuare in accordo con il Comune progetti di compensazione, che possono essere i più svariati, ma sempre a beneficio della comunità.

Come associazione pensiamo che debbano essere riviste le Linee Guida, ormai datate, per aumentare le ricadute positive per il territorio con modalità da discutere, valorizzando anche gli impianti fotovoltaici operativi, ad esempio per concorrere alla formazione professionale e offrire nuove opportunità di sbocchi lavorativi.

Al di là del PUN e PZ, per vedere reali i benefici delle rinnovabili andrebbe sganciato il prezzo delle rinnovabili da quello del gas ma in questo caso si andrebbero a toccare interessi forti e radicati, per questo è una via poco praticabile.

La maggiore autonomia delle Regioni, che sta emergendo in questi mesi, potrebbe portare anche a un ridisegnamento dell’industria italiana? Per esempio, immagino che alcune aziende energivore avrebbero un incentivo ad andare in Regioni con prezzi più bassi, o sbaglio? È verosimile uno spostamento del tessuto industriale in base ai prezzi dell’energia?

Sarà certamente un processo lungo e lento, soprattutto se la politica non si rende conto che il fotovoltaico può assicurare alle imprese energia a costi accessibili e stabili. Ma siamo sicuri che gli imprenditori con sguardo lungo sapranno vedere queste opportunità, se le Regioni faranno scelte illuminate per le aree idonee. Se questo accadrà, potremmo quindi assistere, grazie al passaggio dal PUN al PZ, a una “delocalizzazione interna”, con imprese, soprattutto quelle energivore e più lungimiranti, che trasferiscono in tutto o in parte la produzione in aree dove il prezzo dell’energia è minore… non ci stanchiamo di ripetere che il punto è proprio questo: il fotovoltaico contribuisce in modo considerevole ad abbassare e stabilizzare il prezzo dell’energia. Le istituzioni hanno la responsabilità di fare scelte che non vanifichino questa possibilità. Le imprese sapranno comportarsi di conseguenza.

Quali sono le vostre proposte alle Regioni?

Intanto fare presto per chiudere la partita delle aree idonee, cui seguirà immediatamente, ricordiamolo, quelle delle aree necessarie per gli obiettivi 2030 e delle aree di accelerazione, previste dalla nuova direttiva sulle rinnovabili per la cui attuazione il Governo ha chiesto delega al Parlamento. Chiediamo quindi, in primo luogo, che Governo e Regioni tengano conto del contesto europeo, il quale, peraltro, stabilisce che le fonti rinnovabili vanno considerate di interesse pubblico prevalente. E chiediamo che non si mortifichino le potenzialità del fotovoltaico, con una valutazione equilibrata e ponderata degli aspetti economici, agricoli e paesaggistici.

Quanto alla gestione della mole di progetti in corso, ma anche e soprattutto ai fini dell’individuazione delle aree idonee, come associazione abbiamo in corso un confronto interno che contiamo di chiudere a breve.

In ogni caso, pensiamo che si debba agire in modo coordinato sulle connessioni (a cura del Governo e dell’autorità di regolazione), in modo da introdurre criteri di accesso e avanzamento delle procedure adeguatamente selettivi, sulle aree idonee e di accelerazione e sui procedimenti autorizzativi.

Pensiamo che il processo regionale si possa sviluppare evitando ogni blocco del settore.

Ciò significa consentire la costruzione degli impianti già autorizzati, di potenza complessivamente contenuta, sia a livello nazionale che di singole Regioni.

Per quanto riguarda i progetti non ancora autorizzati, i nostri ragionamenti si stanno sviluppando per proporre che siano valutati sulla base di prestabiliti e trasparenti criteri di priorità, quali ad esempio, nell’ordine:

  1. Impianti ubicati su terreni industriali, terreni bonificati o da bonificare, cave, discariche;
  2. Impianti collocati nelle immediate vicinanze di stabilimenti industriali o di zone industriali, artigianali e industriali, intorno alle quali promuovere una cintura di impianti fotovoltaici (Solar Belt) che alimentino le utenze delle imprese ad essi vicini, assicurando energia a costi contenuti e stabili;
  3. Impianti su terreni riconosciuti come non produttivi;
  4. Impianti agrivoltaici “virtuosi”, che salvaguardino attività agricole esistenti o consentano di aumentare la produzione agricola, ad esempio mediante recupero o più efficiente utilizzo di terreni fertili.

Suggeriamo poi che siano, in ogni caso, sempre consentiti gli impianti sulle coperture degli edifici e gli impianti in autoconsumo, oltre che quelli facenti parte di comunità energetiche.

Sarà comunque essenziale che Regioni e Governo si confrontino e chiariscano alcune incongruenze, in particolare tra il DL Agricoltura, che blocca gli impianti fotovoltaici a terra in aree agricole salvaguardando le procedure in corso, e il decreto Aree Idonee approvato, che non si preoccupa affatto dei procedimenti in corso, diversamente da quanto prospettato nelle bozze pubblicate in precedenza.

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