Autorizzazione Unica, la Cassazione chiarisce il calcolo degli indennizzi sui terreni FER
La Cassazione interviene su un tema destinato a pesare sulla bancabilità e sulla realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili: il criterio di calcolo dell’indennità dovuta nei casi in cui l’Autorizzazione Unica comporti anche l’esproprio dei terreni necessari alla costruzione dell’opera.
Con la sentenza n. 12767/2026, la Prima sezione civile ha accolto il ricorso di una società titolare di un progetto FER contro la decisione della Corte d’Appello di Trieste, che aveva confermato una stima fondata sulla qualificazione edificabile dell’intero lotto interessato dall’esproprio. Un’impostazione che, spiega a pv magazine Italia l’avvocato Cesare Mainardis dello Studio Legale Mainardis, difensore della società ricorrente, avrebbe potuto trasformare l’indennizzo dovuto per un terreno agricolo in quello previsto per un terreno edificabile, con un’incidenza dei costi potenzialmente tale da compromettere la sostenibilità economica di molti progetti.
La Suprema Corte ha chiarito che le potenzialità edificatorie non possono essere presunte in via automatica prima della variante urbanistica connessa al rilascio dell’Autorizzazione Unica, né possono derivare dalla sola astratta possibilità, per il proprietario del fondo, di presentare a sua volta un progetto FER. Sarà ora il giudice del rinvio a determinare l’indennizzo dovuto, ma la pronuncia fissa principi di rilievo generale per gli operatori del settore, in un passaggio delicato per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia.
Il principio avrebbe costituito un precedente pericoloso per la realizzazione di nuovi impianti FER per i quali si renda necessaria l’espropriazione di terreni di proprietà di terzi: come osserva l’avvocato Mainardis, “in questo caso, l’incidenza dei costi relativi all’acquisizione delle aree sarebbe passata da una percentuale pari a meno dell’1% dell’investimento, ad una percentuale potenzialmente pari ad oltre l’11% dell’investimento complessivo. In sostanza, l’indennizzo altrimenti dovuto per un terreno agricolo diveniva quello dovuto per un terreno edificabile. E ciò avrebbe significato una pietra tombale su molti progetti in materia di FER”.
La Cassazione ha accolto diversi dei motivi sollevati con il ricorso proposto, fissando i seguenti principi che valgono al di là del caso specifico:
1. le potenzialità edificatorie di un terreno sorgono solo a seguito della Variante urbanistica, adottata con l’Autorizzazione Unica, che consente la localizzazione dell’impianto – mentre non sussistono prima. E le norme urbanistiche locali debbono interpretarsi conformemente a questo principio;
2. l’astratta possibilità per il proprietario del terreno di presentare a sua volta domanda di Autorizzazione Unica, e coltivare il progetto di realizzazione di un impianto FER non comporta l’automatico riconoscimento di potenzialità edificatorie al terreno prima della approvazione della variante urbanistica assieme al rilascio della Autorizzazione Unica.
3. il giudice di merito deve valutare la natura conformativa o espropriativa della variante urbanistica: anche se tale valutazione, osserva ancora l’avv. Mainardis “deve avvenire nel rispetto della chiara formulazione della legislazione in materia di A.U. (prima l’art. 12 del D.Lgs 307/2003, oggi l’art. 9 del D.Lgs 190/2024) e dei principi di favore per le fonti rinnovabili”.
Spetterà ora al giudice del rinvio stabilire l’esatto ammontare dell’indennizzo espropriativo dovuto al proprietario. “Il caso specifico – conclude l’avv. Mainardis – non comportava esborsi in assoluto rilevanti, ma questioni fondamentali per lo sviluppo delle FER e la decisione della Cassazione evita di porre ulteriori ostacoli alla già complicata transizione energetica in atto nel nostro Paese”.
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