Agrivoltaico, Consiglio di Stato: no a stop basati su criteri astratti
Due recenti sentenze del Consiglio di Stato, pubblicate il 18 giugno 2026, riguardano una fase particolarmente delicata dell’iter autorizzativo degli impianti da fonti rinnovabili: la verifica di assoggettabilità a VIA, spesso chiamata anche screening VIA. È il passaggio in cui l’amministrazione decide se un progetto debba essere sottoposto alla procedura completa di valutazione ambientale oppure no.
Le società proponenti sono state assistite dagli studi legali Sticchi Damiani, con l’avvocato Andrea Sticchi Damiani, e Dentons, con il partner Mileto Mario Giuliani.
A pv magazine Italia, l’avvocato Andrea Sticchi Damiani ha spiegato che il Consiglio di Stato ha confermato l’annullamento dei provvedimenti con cui era stata disposta l’assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (VIA) di due progetti agrivoltaici, ciascuno di potenza pari a circa 20 MW e di proprietà di un primario IPP internazionale.
“Il Giudice Amministrativo ha chiarito che anche in sede di screening l’Amministrazione deve effettuare un bilanciamento degli interessi in gioco non potendo ritenere ostativi limiti astratti alla realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto quando introdotti attraverso il recepimento di delibere regionali”, ha detto Sticchi Damiani.
In sostanza, anche nella fase preliminare, l’amministrazione non può decidere in modo automatico che un impianto debba essere assoggettato a VIA. Deve invece spiegare in modo concreto perché quel progetto, in quel luogo e con quelle caratteristiche, potrebbe avere impatti ambientali tali da richiedere una valutazione più approfondita.
Le amministrazioni possono quindi chiedere la VIA quando ci sono ragioni ambientali concrete, ma devono motivarle in modo puntuale. Non possono invece imporla solo sulla base di preclusioni astratte o di valutazioni generiche sulla presenza di impianti rinnovabili in una determinata area.
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