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FuturaSun lancia moduli anti-soiling, Coletti spiega monitoraggio, commercializzazione e prospettive future

Gianluca Coletti spiega a pv magazine Italia la strategia di FuturaSun e le tempistiche per il lancio dei nuovi moduli anti-soiling. Coletti poi spiega la tecnologia, per poi concludere chiarendo quali sono le richieste dell’industria europea per rimanere competitivi.
Modulo FuturaSun | Immagine: FuturaSun

FuturaSun spiega a pv magazine Italia la collaborazione con la start-up irlandese Kastus Technologies finalizzata a una filiera europea per il trattamento del vetro fotovoltaico con effetto anti-soiling. I risultati preliminari della validazione outdoor sono, dice il chief technology officer di FuturaSun Gianluca Coletti, molto positivi e il monitoraggio prosegue in differenti condizioni climatiche.

Evidenze e risultati del monitoraggio affidabili sono attesi entro 24 mesi.  Al momento il prodotto ha dimostrato resistenza a oltre 15.000 cicli di pulizia. 

La nuova gamma Silk® Nova Pure, presentata ufficialmente in occasione di Intersolar 2026, entrerà progressivamente nel mercato, con l’obiettivo di diventare uno standard di mercato. La prima configurazione presentata è quella della gamma Silk® Nova n-type, sulla quale la società veneta ha completato il percorso iniziale di integrazione e validazione. Il nuovo prodotto, dice Coletti, potrebbe permettere agli operatori di

“Una maggiore diffusione di soluzioni efficaci e durevoli potrebbe inoltre favorire l’adozione del fotovoltaico in contesti nei quali la manutenzione è complessa o costosa e quindi aumentare il mercato”, ha detto Coletti, prima di quantificare il miglioramento delle performance dei moduli in questione.

State lanciando una filiera per il trattamento del vetro per un effetto fotocatalitico e idrofilico, con esito di anti-soiling e efficientamento, corretto? Quali sono state le fasi che vi hanno portato a questo punto? Potete fornire una timeline degli sviluppi e dei fattori che vi hanno portato a questa decisione?

Gianluca Coletti: Siamo partiti dall’opportunità industriale: il soiling è una delle principali cause di perdita di produzione reale e incide sia sull’energy yield sia sui costi di pulizia, soprattutto nei siti desertici, agricoli, costieri e industriali, o nelle aree in cui la disponibilità di acqua è limitata. Il problema non riguarda soltanto i costi di manutenzione: quando l’accesso ai moduli è complesso, ad esempio su coperture residenziali o strutture elevate, la pulizia può risultare molto onerosa e, in alcuni casi, non viene eseguita con regolarità. Oltre alla conseguente riduzione della produzione energetica, si possono creare depositi fortemente aderenti, dovuti alla cementificazione della polvere o alla presenza di deiezioni di volatili, che possono diventare persistenti e determinare un ulteriore deterioramento delle prestazioni. Da questa esigenza è nato un percorso articolato, che ha compreso lo scouting delle diverse soluzioni tecnologiche, la due diligence tecnica, i test di trasmittanza e durabilità, l’integrazione con il vetro antiriflesso e la qualifica della soluzione, fino alla validazione a livello di modulo. I risultati preliminari della validazione outdoor sono molto positivi e il monitoraggio prosegue in differenti condizioni climatiche. La nuova gamma Silk® Nova Pure è stata presentata ufficialmente in occasione di Intersolar 2026. La disponibilità commerciale è prevista nel quarto trimestre del 2026, mentre il monitoraggio sul campo continuerà per quantificare il vantaggio energetico nei diversi climi e la riduzione dei costi di manutenzione.

Quali sono i soggetti coinvolti in questo progetto? E perché li avete scelti? Avete selezionato i partner anche perché europei?

I soggetti centrali sono FuturaSun, Kastus Technologies e la filiera industriale del vetro che stiamo qualificando. Kastus è una startup irlandese con competenze specifiche nelle superfici fotocatalitiche e un portafoglio di oltre 50 brevetti internazionali; il coating protettivo è stato originariamente sviluppato per applicazioni nel settore automotive, caratterizzato da requisiti qualitativi e di durabilità particolarmente elevati. FuturaSun porta le proprie competenze nella progettazione, nella qualifica e nella produzione dei moduli fotovoltaici, oltre alla conoscenza delle condizioni operative reali. Per noi è particolarmente significativo costruire una filiera interamente europea, dall’ideazione della tecnologia fino alla sua integrazione nel prodotto finito. La componente europea ha rappresentato certamente un elemento positivo: facilita lo sviluppo congiunto, la protezione della proprietà intellettuale e la costruzione di una filiera tecnologica resiliente. Non è però una scelta puramente geografica: abbiamo selezionato i partner innanzitutto per competenze, solidità della proprietà intellettuale e capacità di industrializzare la soluzione su larga scala.

La tecnologia anti-soiling però non è niente di nuovo. O sbaglio? Quali sono le differenze con l’anti-soiling di altre società, come Jinko per esempio? Quali le differenze con l’anti-soiling nel settore automotive?

No, l’anti-soiling non è una tecnologia nuova: diverse soluzioni sono state introdotte sul mercato già molti anni fa. Inizialmente si trattava soprattutto di trattamenti applicati a valle del processo produttivo, talvolta anche come retrofit. L’anti-soiling risponde infatti a una criticità ben nota nel settore fotovoltaico. Le soluzioni disponibili erano però spesso limitate in termini di durabilità: la relativa facilità di applicazione sul modulo finito si accompagnava, in molti casi, a una maggiore facilità di rimozione o deterioramento del trattamento. La vita utile dichiarata generalmente non superava alcuni anni, e in alcuni casi fino a cinque.
La differenza principale risiede quindi nell’implementazione e nella durabilità. True Rays® combina proprietà idrofiliche e fotocatalisi, viene integrata nel vetro durante il processo produttivo, è compatibile con il trattamento antiriflesso e ha dimostrato resistenza a oltre 15.000 cicli di pulizia. Esistono già sul mercato altre soluzioni che impiegano proprietà idrofiliche o fotocatalitiche, ma un confronto rigoroso, richiede dati omogenei sul processo di applicazione, sull’abrasione, sulla trasmittanza, sulla durabilità e sulle relative garanzie e soprattutto un confronto su test field tra soluzione con e senza coating. Rispetto all’automotive, il fotovoltaico richiede il mantenimento delle prestazioni ottiche e funzionali per 25–30 anni, senza l’azione meccanica dei tergicristalli e in condizioni di esposizione ambientale continua. Non è quindi sufficiente trasferire direttamente un coating automotive: occorre qualificarlo specificamente per i requisiti di trasmittanza, adesione, resistenza all’abrasione e affidabilità propri di un modulo fotovoltaico.

Pensate che si tratta del primo caso di anti-soiling di questo genere applicato al fotovoltaico, quantomeno in Europa? Nel caso sentite di competitor che potrebbero presto offrire un prodotto simile?

Non rivendicherei il “primo caso” assoluto di anti-soiling nel fotovoltaico: esistono già da tempo prodotti e trattamenti con funzioni analoghe. L’elemento distintivo è la volontà di industrializzare, all’interno di una filiera europea, una soluzione brevettata, permanente, integrata nel vetro e potenzialmente proposta come dotazione standard, anziché come applicazione opzionale o retrofit. Questo può darci un vantaggio di first mover nel mercato europeo. È ragionevole, e direi anche auspicabile, aspettarsi che altri produttori sviluppino offerte simili, e noi siamo aperti anche a facilitare tale introduzione perché il tema della pulizia dei moduli viene ancora spesso sottovalutato, nonostante il soiling contribuisca direttamente alle perdite di produzione e ai costi operativi degli impianti. Una maggiore diffusione di soluzioni efficaci e durevoli potrebbe inoltre favorire l’adozione del fotovoltaico in contesti nei quali la manutenzione è complessa o costosa e quindi aumentare il mercato. La competizione si giocherà soprattutto sulla durata verificata, sulla compatibilità con i trattamenti antiriflesso e sui dati di resa energetica reale, non soltanto sulle dichiarazioni commerciali.

Possibile quantificare il miglioramento delle performance? Imagino sia molto legato al contesto, ma è possibile fornire dei numeri, quantomeno teorici?

Occorre distinguere tra efficienza nominale e incremento dell’energia prodotta. Il trattamento è stato studiato per mantenere la potenza nominale del modulo rispetto alle soluzioni senza anti-soiling, il vantaggio viene dal preservare il rendimento nel tempo riducendo le perdite dovute allo sporco. Come ipotesi prudenziale, utilizziamo un miglioramento medio dell’energy yield dell’1%; nei siti polverosi, agricoli, costieri o caratterizzati da interventi di pulizia difficili o poco frequenti, il beneficio può essere superiore.
I test indicano inoltre una riduzione iniziale superiore al 30% dell’adesione della polvere alla superficie del vetro. Nell’esempio pubblicato, un incremento dell’1% corrisponde a circa 0,91 dollari all’anno per un modulo da 650 W e a circa 22,75 dollari nell’arco di 25 anni. Su un impianto da 1 GW, lo stesso incremento può tradursi in circa 35 milioni di dollari di valore aggiuntivo in 25 anni, fermo restando che il risultato effettivo dipende dall’irraggiamento, dal prezzo dell’energia, dal livello di soiling e dalle condizioni operative del sito.

Volete quindi rendere questa tecnologia uno standard di Futurasun, corretto?

Sì, questa è la direzione che vogliamo seguire. True Rays® nasce sulla gamma Silk® Nova Pure, ma il nostro obiettivo industriale è trasformarla progressivamente da caratteristica premium a dotazione standard dei moduli FuturaSun, perché il valore non si limita ai siti desertici o agli impianti utility scale. Anche nelle installazioni residenziali difficilmente accessibili, ridurre l’accumulo di polvere, biofilm e deiezioni di volatili significa preservare più a lungo la produzione energetica e ridurre gli interventi di manutenzione. L’estensione al portafoglio avverrà per fasi, a seguito della qualifica di ogni combinazione vetro-modulo e della verifica della capacità produttiva. Standardizzare non significa rinunciare ai controlli: ogni configurazione dovrà garantire trasmittanza, affidabilità e piena compatibilità con i requisiti di prodotto e di garanzia.

Quando sarà quindi possibile avere dei numeri più chiari e facili da interpretare?

I primi dati comparativi saranno disponibili dopo alcuni mesi di esposizione, ma, per interpretarli correttamente, sarà necessario disporre almeno di un ciclo stagionale completo su più installazioni. Contiamo quindi di presentare le prime evidenze quantitative dopo 6–12 mesi e risultati più robusti dopo 12–24 mesi, confrontando moduli trattati e moduli di riferimento equivalenti in siti caratterizzati da differenti livelli di pioggia, polvere, inquinamento e contaminazione organica. Misureremo non soltanto la potenza istantanea, ma anche il soiling ratio, la trasmittanza, la produzione energetica specifica, la frequenza degli interventi di pulizia e il relativo costo operativo. I risultati dei test accelerati sono già molto positivi, ma non possono sostituire una validazione pluristagionale condotta in differenti condizioni climatiche.

Quali sono le tempistiche per la vendita dei nuovi pannelli? Quando inizieranno i pre-ordini? Cosa manca ora?

La commercializzazione dei moduli anti-soiling è prevista a partire dal quarto trimestre del 2026. Prima dell’avvio delle consegne completeremo la certificazione delle diverse configurazioni di modulo e la pianificazione dei primi lotti produttivi e della definizione delle prime finestre di consegna. Le manifestazioni di interesse da parte dei clienti sono già in corso, soprattutto per impianti commerciali e utility scale che richiedono una programmazione anticipata. L’apertura formale dei preordini è iniziata durante Intersolar 2026 a Monaco.

Quale sarà il prezzo del pannello finale? Ci dobbiamo aspettare un aumento, immagino, ma di quanto?

Il prezzo definitivo dipenderà dal formato del modulo, dai volumi ordinati e dalla configurazione del vetro; al momento è quindi prematuro indicare un sovrapprezzo unico e valido per tutte le applicazioni. L’obiettivo è comunque mantenerlo contenuto, perché la tecnologia viene integrata nel processo di lavorazione del vetro ed è stata selezionata proprio per poter evolvere, nel tempo, da caratteristica premium a finitura standard economicamente sostenibile. La valutazione corretta non deve però limitarsi al prezzo iniziale in euro per watt, ma considerare il costo livellato dell’energia e il costo complessivo di esercizio: maggiore produzione nel tempo, minore frequenza degli interventi di pulizia e riduzione del rischio di sporco persistente. Per i grandi impianti forniremo analisi specifiche basate sulle condizioni climatiche, sul piano di manutenzione, sul livello di soiling e sul valore dell’energia prodotta.

Questa tecnologia è compatibile con altre tecnologie? Quali?

Sì, perché agisce sul vetro frontale e non sull’architettura elettrica del modulo o sulla tecnologia della cella solare. È quindi compatibile con celle n-type TOPCon, back-contact e, più in generale, con diverse architetture di cella, oltre che con moduli monofacciali o bifacciali e con strutture vetro-backsheet o vetro-vetro. La soluzione è stata sviluppata per essere integrata con i coating antiriflesso sul vetro temperato e non richiede modifiche agli inverter, agli ottimizzatori o ai sistemi di accumulo. Ogni combinazione deve tuttavia essere qualificata e certificata separatamente, soprattutto quando cambiano la texture superficiale, lo spessore, la pigmentazione o il processo di tempra del vetro. La prima configurazione presentata è quella della gamma Silk® Nova n-type, sulla quale abbiamo completato il percorso iniziale di integrazione e validazione.

Passando al quadro europeo, è interessante avere un vostro punto di vista, voi che avete guardato alla produzione fuori dell’Europa anche prima di altri competitor. Cosa sta cambiando? Nzia [Net-Zero Industry Act, o regolamento sull’industria a zero emissioni nette] e IIA [Industrial Accelerator Act] permetteranno un aumento della produzione continentale?

In Europa la transizione energetica è diventata anche una politica industriale. L’Nzia introduce criteri non di prezzo, tra cui sostenibilità e resilienza, negli appalti pubblici, nelle aste per le energie rinnovabili e in altri regimi di sostegno. L’Industrial Accelerator Act, o IAA, attualmente in fase di proposta e soggetto al normale iter legislativo europeo, punta, nelle intenzioni della Commisione, a rafforzare la domanda di tecnologie e prodotti a basse emissioni realizzati in Europa, introducendo possibili requisiti di contenuto europeo in alcuni settori strategici. Sono segnali importanti e possono creare una domanda più stabile per la capacità produttiva europea. Tuttavia, l’Nzia deve essere applicato in modo uniforme nei diversi Stati membri, mentre l’IAA deve ancora completare l’iter legislativo e il suo eventuale impatto dipenderà dalla modalità di implementazione. È inoltre necessaria chiarezza sulla definizione dell’origine europea dei prodotti e dei relativi componenti. I criteri di resilienza sono oggi basati principalmente sulla diversificazione dell’origine, ma, a nostro avviso, dovrebbero includere anche la resilienza delle catene logistiche. Tutto ciò che dipende da rotte intercontinentali lunghe e vulnerabili, ad esempio il passaggio attraverso il Canale di Suez, può essere esposto a interruzioni causate da crisi geopolitiche, pandemie o problemi logistici indipendenti sia dai produttori sia dai clienti finali. Anche rispetto a questi rischi l’Europa deve tutelarsi. Senza una domanda prevedibile e bancabile, regole verificabili e continuità pluriennale, gli stabilimenti europei rischiano di non essere costruiti o di operare molto al di sotto della propria capacità produttiva.

Cosa manca a questo punto? Cosa chiedete alle autorità europee?

Il problema non è la disponibilità di tecnologia, ma la costruzione della domanda. Mancano soprattutto una domanda bancabile, prevedibile e sufficientemente chiara. La prima cosa di cui c’è bisogno è la creazione di un vero mercato per i prodotti “Made in Europe”. Questo, insieme agli incentivi già esistenti, darebbe un impulso concreto al settore e contribuirebbe a superare l’attuale situazione di stallo. Servono criteri europei semplici, verificabili e duraturi, applicati non soltanto ai moduli, ma anche ai componenti strategici; aste e incentivi con visibilità pluriennale; garanzie pubbliche e strumenti di bridge financing per coprire il periodo compreso tra l’investimento iniziale e l’effettiva erogazione dei fondi; energia industriale a costi competitivi; autorizzazioni rapide e regole omogenee tra gli Stati membri. Serve inoltre impedire che i requisiti di origine possano essere aggirati attraverso assemblaggi minimi o sistemi di tracciabilità opachi. L’Europa non deve finanziare soltanto il Capex iniziale: deve sostenere anche il ramp-up produttivo, il capitale circolante, l’innovazione e la domanda garantita nei primi anni, quando il rischio industriale è più elevato.

Quali sono i vostri consigli per la creazione di una filiera europea? Partire dai pannelli per poi pensare alle celle, lasciando da parte almeno per ora wafer e lingotti?

La competitività europea richiede prima di tutto semplicità e velocità di esecuzione. L’approccio di FuturaSun prevede una sequenza pragmatica e scalabile, che parta dai moduli ma non si limiti al solo assemblaggio. La produzione di moduli può essere avviata più rapidamente e creare da subito mercato, occupazione e competenze di qualifica, anche in presenza di una filiera a monte ancora incompleta. Questo è un passaggio chiave per noi. Occorre però correggere alcune distorsioni tariffarie: quando i dazi sui componenti importati risultano superiori a quelli applicati al modulo finito, si finisce per favorire la produzione all’estero e l’importazione del prodotto già assemblato, penalizzando proprio chi vuole produrre in Europa. Dopo una prima fase di consolidamento della domanda, si può aumentare progressivamente la capacità produttiva delle celle, che dovrebbe comunque iniziare a svilupparsi in modo strutturato anche in parallelo: rappresentano infatti una parte decisiva del valore tecnologico e della resilienza della filiera. Wafer e lingotti richiedono maggiori investimenti, energia competitiva e una scala produttiva più elevata. Possono quindi essere sviluppati in una fase successiva, attraverso poli industriali e consorzi europei, ma non devono essere esclusi dall’obiettivo finale, perché sono fondamentali per completare realmente la filiera europea e raggiungere una riduzione del carbon footprint. In sintesi: i moduli possono rappresentare il primo sbocco commerciale, le celle il nucleo tecnologico da sviluppare in parallelo; wafer e lingotti sono il passaggio necessario come infrastruttura europea e per raggiungere, nel tempo, una piena autonomia industriale.

Altre considerazioni?

La reindustrializzazione europea si giocherà su un equilibrio tra scala, qualità e velocità. La reindustrializzazione non può consistere nel riprodurre su scala ridotta un modello industriale asiatico sviluppato con volumi, investimenti e condizioni di costo molto diversi. L’Europa deve competere su automazione, qualità, tracciabilità, riduzione del carbon footprint, durata e innovazione tecnologica e di prodotto: anti-soiling permanente, tecnologie back-contact, moduli ad alta resistenza, integrazione architettonica e, successivamente, tandem. L’esperienza produttiva internazionale di FuturaSun ci ha insegnato che ricerca e fabbrica devono essere strettamente collegate e che la scala industriale conta quanto la tecnologia. Per questo progetti come Fenice, che integrano produzione, ricerca e formazione, sono particolarmente importanti. Il successo dipenderà però dalla capacità dell’Europa di creare un mercato che riconosca non soltanto il prezzo iniziale, ma anche il valore della resilienza, della qualità e delle prestazioni lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.

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