Un recente progetto di Infralab, sviluppatore di diversi impianti fotovoltaici flottanti – tra cui una delle più grandi in Italia in bacino di cava a Piacenza, per una potenza di 30 MW – riguarda la realizzazione di un nuovo impianto fotovoltaico flottate sul Bacino dell’Ingagna a Mongrando, nel territorio biellese.
pv magazine Italia ne ha parlato con portavoce di Infralab. “Quella che è stata appena avviata è ancora la fase iniziale di studio ed è stata presentata una richiesta di concessione demaniale ai sensi dell’art.10 del d.lgs. 190/2024, propedeutica ad avviare il percorso autorizzativo”.
Infralab sottolinea quindi che non si tratta di un progetto già chiuso o imposto, ma è un lavoro in sviluppo che dovrà esser sottoposto alle attente valutazioni degli enti, tra cui il Consorzio della Baraggia, durante la Conferenza di Servizi.
“Parliamo di un’iniziativa che, se confermata, potrebbe contribuire con circa 10 MW di capacità installata occupando solo 8 dei 40 ettari circa dell’invaso, un aiuto sostanziale nel percorso di decarbonizzazione e della autonomia energetica così di attualità in ultimi anni”.
Il progetto ha sollevato delle contestazioni da parte del Consorzio della Baraggia, non favorevole al progetto che occuperebbe i laghi del territorio. In risposta alle contestazioni sollevate dal Consorzio della Baraggia, la risposta di Infralab è molto chiara: “Le critiche non si ignorano o si evitano, si affrontano nel merito. Le preoccupazioni su paesaggio, biodiversità o utilizzo della risorsa idrica sono legittime, ma non per questo si devono ignorare altri interessi pubblici prevalenti”.
Infralab spiega che basa il suo progetto su 3 principi cardine ed il primo è il dato scientifico. “Abbiamo proposto un confronto aperto con il Consorzio della Baraggia per sviluppare uno studio congiunto che analizzi dinamiche dei flussi idrici, impatti sulla biodiversità e gestione operativa del bacino. L’obiettivo è sostituire preconcetti e timori con evidenze tecniche. Il secondo è la progettazione responsabile: il fotovoltaico flottante non è una copertura totale del bacino, ma esistono criteri precisi definiti dalla norma. Il team di Infralab parla di copertura limitata (generalmente inferiore al 50%, nel caso del bacino dell’Ingagna 8 ettari su 40 complessivi), distanze dalle sponde e sistemi di ancoraggio reversibili, che garantiscono il mantenimento degli equilibri ecologici e delle attività esistenti, dalla pesca all’uso irriguo o idroelettrico.
Il terzo asset riferito, infine, è il dialogo: “In una fase così iniziale, il confronto con stakeholder locali è parte integrante del processo”.
“Ci preme sottolineare – continua Infralab – quanto il fotovoltaico flottante possa avere un ruolo rilevante nella transizione energetica italiana. Siamo in un contesto europeo in cui la decarbonizzazione e l’indipendenza energetica sono priorità strategiche. Il flottante risponde proprio a questa esigenza: permette di sviluppare nuova capacità rinnovabile utilizzando superfici inerti come bacini artificiali, cave dismesse, dighe, senza sottrarre terreno agricolo o entrare in conflitto con altri usi del territorio”.
Infralab conclude parlando di un potenziale nazionale compreso tra i 5 e i 10 GW citato da uno studio del Politecnico di Milano del 2024 (Analysis of Sites’ Suitability for Floating Photovoltaic Plants on a National Scale and Assessment of the Decarbonization Potential by Marini, Bignami e Menduni).
“Come Infralab abbiamo sviluppato già numerose iniziative flottanti. Non parliamo pertanto di una tecnologia pioneristica o marginale, ma di una componente che darà un contributo concreto del mix energetico futuro. E con un vantaggio tecnico non secondario: i pannelli, grazie all’effetto raffrescante dell’acqua, lavorano a temperature più basse e quindi con rendimenti più elevati rispetto agli impianti a terra. Infine, ci sono i benefici per il territorio, che vanno oltre la produzione di energia. Il fotovoltaico flottante contribuisce a ridurre l’evaporazione dell’acqua, un tema sempre più critico, aiuta a contenere la proliferazione delle alghe, migliorando la qualità della risorsa idrica, e può persino creare condizioni favorevoli per alcune specie acquatiche. Inoltre, consente di dare una seconda vita a siti già antropizzati, come cave o invasi, attivando investimenti e nuove opportunità economiche locali. Il tutto senza utilizzare il suolo e sappiamo quanto, questo tema in Italia, sia molto sentito e attuale”.
Infralab sottolinea, in conclusione, che il punto non è scegliere tra sviluppo e tutela, ma dimostrare che possono convivere. “Il progetto su Bacino dell’Ingagna — proprio perché è ancora in fase preliminare — è il luogo giusto per farlo, con un approccio trasparente, tecnico e aperto al confronto. E più in generale, il fotovoltaico flottante rappresenta una delle soluzioni più intelligenti che abbiamo oggi per accelerare la transizione energetica senza aumentare la pressione sul territorio”.
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