Aias, Italia Solare e Agrivoltaica: 3 punti di vista sull’agriPV
“Libro bianco” o oggetto di “passi da gigante”. Questi, in estrema sintesi, i due opposti nella percezione del quadro normativo per l’agrivoltaico in Italia. Tre associazioni attive nel agrivoltaico commentano il quadro normativo, il bando Agrivoltaico, la standardizzazione del settore, ma soprattutto le urgenze del settore, ora.
Secondo l’Associazione italiana agrivoltaico sostenibile (Aias) manca una cultura dell’agrivoltaico ed è necessaria il prima possibile. Secondo Italia Solare, l’obiettivo prioritario dovrebbe essere quello di arrivare a una maggiore armonizzazione interpretativa. Secondo il presidente di Agrivoltaica Alessio Pinzone, se l’agrivoltaico vuole diventare una tecnologia rilevante per il sistema energetico e agricolo, deve passare alla fase industriale.
Tre punti di vista, spesso molto diversi, ma concordi nel sottolineare l’importanza di studi agronomici seri e del ruolo dell’innovazione, anche non solo tecnologica.
“I sistemi di monitoraggio avanzato, la sensoristica, l’analisi dati e le piattaforme digitali consentiranno di valutare in modo oggettivo parametri agricoli, energetici e ambientali. Sarà proprio la disponibilità di dati reali a permettere un miglioramento progressivo dei modelli agrivoltaici, trasformando gli impianti da semplici progetti sperimentali a infrastrutture realmente ottimizzate”, ha detto a pv magazine Italia Marco Balzano, co-coordinatore del Gruppo di lavoro AgriFV e FV nel territorio di Italia Solare.
Questo punto di vista è sostanzialmente comune alle associazioni. Nessuno in effetti si aspetta l’emergere di un progetto agrivoltaico standard. Per Italia Solare e Agrivoltaica, i progetti in questione dovrebbero essere comunque replicabili, mentre Aias sottolinea le peculiarità di ciascun progetto, ciascun “ecosistema”, la cui crescita deve essere oggetto di dibattito a diversi livelli. La standardizzazione dovrebbe avvenire a livello di processo, partendo dalla pianificazione regionale, arrivando a includere le valutazioni paesaggistiche, passando dall’analisi delle esigenze dei comuni e dei cittadini, dice Aias.
Punti di divergenza
“Va da sé che l’innovazione ha bisogno di una maturazione e di una messa a sistema che mal si accordano all’urgenza con cui si vorrebbe che avvenisse la transizione energetica, ma anche con una innegabile spinta estrattivista che caratterizza anche una certa parte del mondo delle rinnovabili”, ha detto a pv magazine Italia Alessandra Scognamiglio, presidente Aias.
Scognamiglio, anche ricercatrice Enea, sottolinea comunque gli approcci innovativi dell’agrivoltaico e gli ampi spazi per l’innovazione, dovuti alla collaborazione con aziende e al supporto pubblico.
“La capacità di innovazione che come sistema Italia possediamo, può essere tradotto in un sistema economico in grado di guardare oltre la logica del profitto immediato per orientare le scelte a risultati positivi sul medio e lungo periodo, che possano effettivamente garantire la sostenibilità delle azioni, e non solo la immediata convenienza economica. È guardare con la lente giusta una questione economica”, ha detto Scognamiglio.
Per quanto riguarda lo sviluppo normativo, Aias e Agrivoltaica hanno sottolineato l’importanza di trovare un accordo sul requisito del Produzione Lorda Vendibile (PLV).
“Andrebbe elaborato meglio il requisito di PLV, che non può certo intendersi come attestazione di garanzia di conservazione almeno dell’80% della stessa, su base annua, per tutto il periodo di vita utile dell’impianto. Impossibile da realizzarsi e non corrispondente alle regole tecniche di buona gestione agraria. Detto questo, non può essere neanche relegato ad un astratto criterio di valutazione, svuotato di significato, perché pensato in termini di mera potenzialità”, ha detto a pv magazine Italia Cristina Martorana, consigliera di Agrivoltaica.
Martorana, anche partner di Legance, aggiunge che manca una incentivazione chiara ad utilizzare aree agricole non coltivate o abbandonate, senza per questo impedire l’uso di aree coltivate.
“Manca anche una definizione chiara dei margini di manovra che potranno utilizzare le regioni nella declinazione delle linee guida regionali. Il rischio è che, con la scusa di adattare la normativa nazionale ai propri territori e/o di identificare le aree idonee e di accelerazione, si depotenzi lo sviluppo dell’agrivoltaico”, ha detto Martorana.
Secondo Valeria Viti, consigliera Aias, la proliferazione di esempi positivi potrebbe creare una cultura dell’agrivoltaico, su tutta la filiera.
“Mancano anche le risorse economiche, perché un sistema agrivoltaico merita meccanismi di supporto che lo favoriscano riconoscendo quanto complessa e ambiziosa è la sfida di mettere a terra progetti di questo tipo, diversamente da altre fonti rinnovabili”, ha detto a pv magazine Italia Viti, anche partner di Pedersoli & Gattai.
Viti aggiunge che idealmente sarebbe stato definito immediatamente come procedere alla verifica e quindi poi all’attestazione della PLV all’80% “che è un requisito fondamentale autorizzativo prima e di controllo poi”.
Secondo Italia Solare, il quadro normativo dell’agrivoltaico in Italia si sta progressivamente delineando e, rispetto a qualche anno fa, esistono oggi riferimenti più chiari sia sul piano tecnico che autorizzativo.
“Permane ancora una forte complessità dovuta alla sovrapposizione di norme, decreti, linee guida, interpretazioni regionali e prassi applicative che spesso generano incertezza operativa”, ha detto Balzano, sottolineando che rimane anche una forte complessità dovuta alla sovrapposizione di norme, decreti, linee guida, interpretazioni regionali e prassi applicative che spesso generano incertezza operativa. La soluzione di questa forte complessità dovrebbe essere ora la priorità del settore, secondo Italia Solare.
Secondo la prima associazione del fotovoltaico in Italia, i primi risultati concreti inizieranno probabilmente ad emergere nei prossimi anni, man mano che gli impianti entreranno realmente in esercizio e soprattutto accumuleranno dati affidabili nel tempo.
“Oggi siamo ancora in una fase iniziale: molti progetti sono stati autorizzati o sono in costruzione, ma serve continuità operativa per poter valutare davvero gli effetti sulle colture, sulla produttività agricola, sul microclima e sulle performance energetiche”.
Punti di convergenza
Le associazioni però riportano passi in avanti significativi per quanto riguarda il bando Agrivoltaico. Su questo sostanzialmente c’è consenso.
Dei 747 progetti ammessi per oltre 2 GW di potenza e 1,1 miliardi di contributi, molti hanno risolto i problemi principali rispetto a un anno fa, grazie allo slittamento delle tempistiche allo spazio maggiore concesso agli operatori per recuperare progetti che erano in difficoltà.
“Non tutti i progetti arriveranno automaticamente a terra. Le criticità restano: autorizzazioni, connessione, approvvigionamento, contratti agricoli, sostenibilità economica, gestione dei tempi Pnrr e capacità esecutiva delle filiere. La mia lettura è questa: oggi sono più positivo rispetto a un anno fa, ma la selezione vera non sarà la graduatoria”, ha detto Pinzone.
Aias auspica che nessuno di questi progetti salti. Secondo gli studi della prima associazione dell’agrivoltaico in Italia, condotta insieme ad Althesys, nei primi nove mesi del 2025 sono stati approvati progetti di agrivoltaici per un totale di 11,5 GW, di cui 1,4 GW classificati come progetti avanzati con pannelli di altezza superiore a 2,1 metri. Lo studio prevede che entro il 2030 la capacità agri-fotovoltaica in Italia raggiungerà i 7,75 GW.
E un ultimo punto di consenso: le associazioni si augurano che gli esperimenti e le sperimentazioni permettano un consolidamento dell’expertise che possa poi essere esportata, perché non mancano gli esempi di innovatori italiani che collaborano in diversi contesti, dal Sudamerica alla Cina, passando per il continente africano.
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