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Aree idonee Umbria, il governo impugna la legge regionale

Secondo il Governo, la Regione è andata in contrasto con la normativa nazionale individuando le “aree non idonee”
Palazzo Chigi | Immagine: Wikimedia Commons, DellaGherardesca, CC BY 4.0

Il Consiglio dei ministri (Cdm), su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, ha deliberato ieri di impugnare la legge della Regione Umbria n. 4/2026, relativamente alla parte in cui modifica la norma sulle aree idonee.

Nel documento riportante i motivi dell’impugnativa, il Governo scrive che le disposizioni “presentano profili di contrasto con la potestà legislativa concorrente” poiché l’articolo 88 “Aree non idonee” è “non conforme” alle direttive nazionali. In particolare, evidenzia Palazzo Chigi, il decreto legislativo n. 190/2024 si limita a richiedere al legislatore regionale di individuare le aree idonee ulteriori, “nemmeno concependo l’esistenza e l’individuazione di aree non idonee”.

Inoltre, la legge regionale, pur non introducendo formalmente un divieto assoluto, sarebbe “idonea a orientare in senso negativo, in via generalizzata e anticipata, l’esito dei procedimenti autorizzativi, configurando una sorta di presunzione di incompatibilità dell’intervento con gli interessi tutelati”.

Secondo il Governo, dunque, l’articolo 88, ai commi 1 e 2, contrasta con l’articolo 11-quater del decreto legislativo n. 190/2024 e viola l’articolo 97 e l’articolo 117, terzo comma, della Costituzione con riferimento alla materia “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”.

*”È assurdo impugnare due volte la stessa legge al solo scopo di permettere mega-impianti industriali ovunque, anche davanti alla Basilica di Assisi o sul Monte Ingino”, commenta l’assessore umbro all’Energia, Thomas De Luca. “L’obiettivo appare chiaro: scardinare la pianificazione territoriale verso una totale assenza di regole per permettere che dell’Umbria venga fatta carne da macello”, aggiunge.

L’assessore si riferisce al fatto che il Governo aveva impugnato la legge già l’anno scorso, prima delle modifiche introdotte con la legge 4/2026 a seguito del DL 175/2025 (DL Aree idonee e Transizione 5.0).

La Regione, fa sapere De Luca tramite una nota, “rigetta fermamente” l’interpretazione del Governo. “Individuare aree non idonee non significa porre divieti assoluti a priori, come abbiamo specificato nel comma 1-bis dell’articolo 88, ma significa esercitare il diritto-dovere di pianificazione per evitare che le aziende perdano tempo e denaro investendo in contesti ad alto rischio di diniego”. Sulle aree non idonee conclude l’assessore, “non facciamo alcun passo indietro”.

*notizia aggiornata alle 13:33 del 5 giugno per integrare le dichiarazioni di De Luca

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