Autoconsumo di prossimità e impianti di grande scala: come si evolve il fotovoltaico in Emilia-Romagna
Il nuovo Piano energetico dell’Emilia-Romagna è “in via di definizione” e punterà su indipendenza energetica, riduzione del costo dell’energia per famiglie e imprese, sostegno all’autoconsumo di prossimità e maggiore sicurezza nella produzione di energia. Lo ha raccontato il vicepresidente della Regione, Vincenzo Colla, il 6 luglio durante un’informativa presso la commissione Politiche economiche del Consiglio regionale.
“Il nuovo Piano energetico regionale non sarà in continuità con il precedente: lo scenario impone novità per raggiungere gli obiettivi. Serve una governance 2040 per una piattaforma integrata regionale”, ha spiegato Colla che, senza sbilanciarsi sull’entità delle risorse che verranno stanziato per i prossimi anni, ha affermato che “si tratterà di risorse inedite per questa Regione”.
Per avere un termine di riferimento, a supporto della decarbonizzazione in Emilia-Romagna nel 2021-2025 sono stati stanziati 790 milioni di euro (+25,5% rispetto al quinquennio precedente), portando l’energia prodotta da fonti rinnovabili a circa il 14%.
La commissione Politiche economiche ha anche fatto il bilancio della “Pianificazione energetica territoriale” degli scorsi anni, evidenziando che la transizione energetica è stata ostacolata dalle continue modifiche normative a livello nazionale ed europeo. Un altro aspetto emerso è che, secondo la Giunta, per raggiungere gli obiettivi di rinnovabili entro il 2030 occorre puntare su impianti di grande scala perché i tetti non bastano. In merito, sul tavolo della Regione spiccano i tre progetti pilota in via di realizzazione da parte di Hera a Faenza, un Energy park con impianto agrivoltaico da 14 MW, a Cesena dove la multiutility sta realizzando un agrivoltaico da 5 MW con Orogel, e a Modena, con la hydrogen valley IdrogeMO realizzata in collaborazione con Snam.
Successivamente all’intervento di Colla, durante il dibattito in aula, il centrosinistra ha chiesto un’accelerazione sulla transizione ecologica a partire dalla necessità di una politica energetica nazionale, mentre il centrodestra ha giudicato insufficienti i risultati raggiunti dalle politiche energetiche regionali, ritenendo ci siano contraddizioni riguardo alla dimensione degli impianti.
Per Priamo Bocchi (FdI) “si parla della necessità di realizzare grandi impianti quando in tema di rinnovabili la maggioranza sosteneva l’esatto opposto”. Fausto Gianella (FdI) ha posto il tema dell’aumento della temperatura prodotta dagli impianti fotovoltaici e ha chiesto se “succede lo stesso fenomeno dove i pannelli vengono posizionati negli specchi d’acqua”. Per Annalisa Arletti (FdI) “la grande domanda è come superare gli ostacoli di carattere autorizzativo. Gli obiettivi aumentano ma la capacità di realizzarli cresce in misura inferiore”.
Ludovica Carla Ferrari (Pd) ha puntato il dito contro il Governo, segnalando che “se ci fosse una politica nazionale sull’energia le Regioni non sarebbero abbandonate a loro stesse nell’attività di programmazione”. Anche per Lorenzo Casadei (M5S) “in assenza di interventi di un piano nazionale serve stabilire una rotta. Gli impianti devono essere compatibili con l’ambiente. Viene un dubbio sulla produzione e sull’utilizzo dell’idrogeno, perché il meccanismo è energivoro. In questo ci aiuterà la tecnologia”.
Marco Mastacchi (Rete Civica) ha detto che la Regione dovrà fare una scelta: “permettere grandi impianti o microinterventi”. Per Paolo Burani (Avs) “essendo a una copertura del 14% di rinnovabili, il gap non è di facile copertura con questi ritmi per cui occorre accelerare. Serve arrivare anche a una concertazione sui grandi impianti così come è decisiva la concessione delle reti. Importante sarà arrivare a un prezzo regionale”.
A fine maggio, il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato il progetto di legge n. 2235/2026, ovvero la nuove legge sulle aree idonee.
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