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Fonti energetiche, studio spiega preferenze in Italia: solo l’idroelettrico prima del fotovoltaico

Tra le fonti analizzate, il fotovoltaico risulta una delle più apprezzate, con una disponibilità media a pagare di 1,40 euro per ogni punto percentuale aggiuntivo di capacità installata.
Immagine: Adobe stock – Soonthorn

Un team di ricerca internazionale ha condotto un esperimento di scelta discreta su 812 intervistati per analizzare le preferenze relative alle diverse fonti energetiche in Italia, trovando un favore nei confronti delle rinnovabili.

“In media, riscontriamo un sostegno generale alle principali fonti di energia rinnovabile, opposizione ai combustibili fossili e alle interruzioni del servizio, nonché una forte opposizione all’energia nucleare”, hanno scritto gli accademici in “Public preferences for energy sources in Italy“, aggiungendo che gli italiani non hanno comunque preferenze omogenee rispetto al futuro mix elettrico nazionale.

Lo studio stima poi il valore economico che i consumatori attribuiscono alle diverse fonti di generazione e agli interventi per migliorare l’affidabilità della rete.

Tra tutte le fonti analizzate, il fotovoltaico risulta una delle più apprezzate, con una disponibilità media a pagare di 1,40 euro per ogni punto percentuale aggiuntivo di capacità installata. Ancora più elevata la valutazione dell’idroelettrico, pari a 2,65 euro per punto percentuale. Anche l’eolico registra una valutazione positiva, mentre la geotermia mostra risultati più incerti, con preferenze molto eterogenee che non consentono di individuare una tendenza netta.

Sul fronte opposto, carbone e gas naturale presentano valori medi negativi, segnalando una generale contrarietà all’espansione delle fonti fossili. Il nucleare registra la disponibilità a pagare più bassa, pari a -3,69 euro per punto percentuale di capacità installata, ma è anche la tecnologia con la maggiore variabilità delle preferenze, a conferma di un’opinione pubblica fortemente divisa sul tema.

Lo studio evidenzia inoltre un’elevata attenzione alla qualità del servizio elettrico. Gli intervistati sarebbero infatti disposti a pagare in media 3,30 euro per evitare dieci minuti di interruzioni annuali della fornitura, indicando che l’affidabilità della rete rappresenta un elemento rilevante nelle preferenze dei consumatori.

Metodologia per stimare il valore economico

Per analizzare le preferenze dei consumatori, i ricercatori hanno individuato quattro gruppi di utenti con caratteristiche e orientamenti differenti. Il gruppo più numeroso, pari a circa il 42% del campione, mostra una preferenza per l’energia nucleare ma attribuisce un valore negativo all’espansione dei combustibili fossili, della bioenergia e all’aumento delle interruzioni di corrente. Un secondo gruppo, che rappresenta circa il 12% degli intervistati, si distingue invece per una forte opposizione al nucleare e per un’elevata disponibilità a sostenere economicamente lo sviluppo della bioenergia. Una terza classe, che comprende circa il 17% del campione, risulta sostanzialmente indifferente alle diverse tecnologie di generazione: l’unico elemento che influenza le scelte è il costo aggiuntivo in bolletta. Infine, quasi il 30% degli intervistati esprime una chiara preferenza per le fonti rinnovabili, con valutazioni positive per idroelettrico, fotovoltaico, eolico e bioenergia, mantenendo però un orientamento negativo nei confronti del nucleare.

Combinando le probabilità di appartenenza alle diverse classi con le caratteristiche socio-demografiche degli intervistati, gli autori hanno stimato la disponibilità media a pagare (Willingness to Pay, WTP) per un incremento della quota di capacità installata delle diverse tecnologie.

Confronto con il PNIEC

I ricercatori hanno applicato il modello allo scenario di evoluzione del mix elettrico italiano previsto dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) con orizzonte 2030. Il confronto tra l’attuale composizione della capacità installata e quella prevista dal piano ha consentito di stimare la variazione del benessere dei consumatori associata alla transizione energetica. L’analisi mostra che gli effetti non sono uniformi tra la popolazione e che la WTP aggregata delle famiglie italiane è inferiore ai livelli di investimento stimati nel PNIEC.

“Distribuire nel tempo gli investimenti previsti nel PNIEC può portare a un migliore equilibrio tra costi e benefici”, hanno detto gli accademici nel paper pubblicato su Energy Economics.

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