Rinnovabili, in Sardegna nessun impianto autorizzato da luglio 2024

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Dalla moratoria/sospensiva all’installazione di nuovi impianti, in Sardegna non è stato autorizzato alcun nuovo progetto fotovoltaico né di produzione di energia da altre fonti rinnovabili. A dirlo è l’assessore all’Urbanistica, Francesco Spanedda, intervenendo sabato 21 febbraio all’evento “Energia in Sardegna. Chi decide? Noi o Roma?” che si è svolto a Sanluri.

Durante l’incontro, l’assessore ha ribadito la posizione della Regione: la transizione energetica è necessaria, ma deve essere governata dalla Sardegna. Relativamente alla norma regionale 20/2024, ovvero la legge sulle aree idonee, Spanedda ha esplicitato che “sarà da rivedere” a seguito di un nuovo percorso di confronto con i territori.

“Siamo disponibili ad aprire tavoli tecnici e politici per migliorare la norma e rendere ancora più efficace il governo regionale della transizione, nel rispetto della tutela del paesaggio”, ha specificato il rappresentante di Giunta. A dicembre scorso, la Corte Costituzionale ha in parte accolto e in parte dichiarato inammissibile il ricorso del governo contro la legge sarda sulle aree idonee.

Spanedda ha poi spiegato che “dopo la sospensiva e l’entrata in vigore della legge 20, non è stato autorizzato alcun nuovo impianto”. Pertanto, considerando che il blocco alle rinnovabili era stato posto a luglio 2024, da 18 mesi non viene autorizzato un nuovo progetto in Sardegna.

L’assessore ha poi ribadito che l’azione si muove su due piani paralleli: confronto interno e difesa esterna delle prerogative statutarie. In questo quadro si inserisce il ricorso della Regione contro la legge 4/2026, ovvero il DL Aree idonee e Transizione 5.0, annunciato nelle scorse settimane dalla Giunta sarda. “Se passa il principio che le scelte sulle aree della Sardegna possono essere definite altrove, senza un ruolo determinante della Regione – ha evidenziato Spanedda – si crea un precedente grave per la nostra autonomia speciale”.

Secondo l’assessore, “il ricorso non è un atto simbolico, ma una scelta politica e istituzionale precisa: si tratta di difendere le nostre competenze statutarie, quindi norme di rango costituzionale. Se la Legge 4/2026 comprime gli spazi decisionali della Sardegna, è nostro dovere chiedere alla Corte costituzionale di ristabilire il corretto equilibrio tra Stato e Regione”.

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