Aree idonee, l’Emilia-Romagna lavora per l’approvazione a metà aprile

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In Emilia-Romagna riprende il percorso per la definizione della disciplina sulle aree idonee, in particolare alla luce delle nuove norme nazionali (DL 175/2025, Transizione 5.0 e Aree idonee). Stando alla pianificazione illustrata dall’assessora all’Ambiente, Irene Priolo, il 2 marzo avverrà l’approvazione del testo in Giunta e il 14 o 15 aprile in Assemblea legislativa.

“Il percorso normativo, che la Regione aveva già avviato e concluso, si era interrotto per via della pronuncia del TAR del Lazio che aveva posto uno ‘stop’ alla norma nazionale, con richieste di chiarimenti rispetto alle competenze di Stato e Regioni” ha chiarito Paola Burani, presidente della commissione Ambiente e Territorio.

Obiettivo dei lavori è costruire una norma che tenga conto al tempo stesso dei territori e dell’obiettivo al 2030 del raggiungimento dei 6,3 GW di fonti energetiche rinnovabili (FER) installate. Ad oggi, stando ai numeri diffusi dalla Regione, tra richieste autorizzate e pendenti, la quota raggiunta in Emilia-Romagna è di circa 3,9 GW.

Priolo, intervenuta in aula mercoledì 11 (ieri), ha spiegato come la nuova norma ridefinisca le aree idonee, che possono essere individuate a terra e a mare, attingendo in parte anche al precedente progetto di legge sospeso e all’esperienza normativa della Lombardia. Tra le aree idonee individuate dalla normativa nazionale figurano, tra le altre, i siti oggetti di bonifica, le cave abbandonate, le discariche chiuse.

“La novità principale – ha affermato l’assessora – è che la nuova norma nazionale ha ridotto di molto gli ambiti entro i quali ci possiamo muovere. Viene inoltre rafforzato il principio di interesse pubblico prevalente, in relazione all’installazione degli impianti, riducendo la facoltà di enti locali e Regioni di intervenire sulle autorizzazioni. Un aspetto che non ci mette nelle condizioni di usare la pianificazione in modo proattivo”.

Priolo ha lamentato, in generale, i “pochi strumenti” per gestire la complessità della collocazione degli impianti. “Per esempio, nella norma nazionale è stato eliminato anche il riferimento al parere del Comune”, ha specificato l’assessora.

Sull’effetto cumulo introdotto dalla norma nazionale, Priolo si è espressa positivamente precisando che “nella norma regionale dovremo provare a concentrarci maggiormente sull’impatto effettivo che gli impianti in aree vicine hanno sul territorio, anche se fanno capo a soggetti proponenti diversi”.

In chiusura, l’assessora ha evidenziato la necessità di potenziare l’autoproduzione e l’autoconsumo “per dare valore reale alle nostre imprese e alle comunità energetiche”.

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