Il Consiglio dei ministri (Cdm) nella riunione di ieri (29 gennaio) a Palazzo Chigi ha approvato il decreto-legge che introduce ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e in materia di politiche di coesione, ovvero il DL Pnrr.
In particolare, di interesse per il settore, il DL prevede lo stanziamento di 1,1 miliardi di euro per l’agrivoltaico, 795,5 milioni per le comunità energetiche, 16 milioni per l’idrogeno nei settori hard-to-abate e ulteriori misure per il ritiro dei Raee domestici. Inoltre, dispone la proroga fino al 31 dicembre 2029 della Struttura di missione del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) per l’attuazione del Pnrr.
Nella nota diffusa da Palazzo Chigi si legge che “il provvedimento favorisce l’attuazione dei progetti del Pnrr e opera una generale revisione di oltre 400 adempimenti amministrativi a carico di cittadini, famiglie e imprese, puntando con decisione sulla digitalizzazione, sulla contrazione dei termini procedurali e sull’interoperabilità delle banche dati pubbliche. Si rafforza il principio cardine che il cittadino o l’impresa non debbano fornire alla pubblica amministrazione dati di cui questa è già in possesso e lo scambio telematico tra banche dati diventa l’unico canale di acquisizione documentale. Inoltre, per le opere strategiche, restano confermati i termini ridotti per i pareri ambientali (VIA) e paesaggistici. In caso di inerzia delle amministrazioni, il decreto prevede il potenziamento dei poteri sostitutivi per sbloccare i cantieri entro scadenze perentorie”.
Il Governo ha inoltre deliberato di non impugnare la legge della Regione Piemonte n. 22 del 17/12/2025, recante “Promozione e sostegno delle comunità energetiche rinnovabili e dell’autoconsumo collettivo di energia rinnovabile”.
La norma era stata approvata a metà dicembre. “La nuova normativa sostituisce quella del 2018, che aveva reso il Piemonte una regione pioniera nello sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili, realtà che oggi sono già 154 sul territorio, pari a circa il 15% del totale nazionale”, aveva spiegato in una nota il Consiglio della Regione Piemonte.
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