Bess: una variabile imprescindibile

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In linea con quanto previsto dal Pniec, l’obiettivo è quello di sviluppare circa 50 GWh di nuova capacità utility scale entro il 2030. Un contributo che si inserisce nel fabbisogno complessivo di accumulo del sistema elettrico nazionale che, secondo gli scenari Terna, ammonta a 122 GWh al 2030, con una prevalenza di accumuli utility scale nel Sud e nelle Isole.

Stando a quanto riferito dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in audizione al Senato il 28 gennaio scorso, nel 2025 il dicastero ha rilasciato 69 autorizzazioni Bess per una potenza complessiva di quasi 6,6 GW. Numeri significativi e in costante crescita negli ultimi anni, ai quali si aggiungeranno fino a 66 GW previsti da 451 procedimenti in istruttoria.

Guardando oltre il 2030, “secondo le stime più accreditate, nel 2040 sarà necessaria una capacità di accumulo di 135 GWh che arriverà a 200 nel 2050”, ha aggiunto il ministro.

I Bess, come racconta a pv magazine Italia Roberto Sannasardo, energy manager della Regione Siciliana, rivestono un ruolo cruciale nella strategia dell’isola per la transizione energetica.

A novembre 2025, i dati Terna indicano che la capacità installata di Bess in Sicilia si attesta poco oltre i 400 MW di potenza, “ma altri impianti di grande taglia, da decine fino a centinaia di MW, sono in fase di autorizzazione o realizzazione su tutto il territorio siciliano”, spiega Sannasardo.

“L’elevata penetrazione di fonti rinnovabili intermittenti, fotovoltaico ed eolico, richiede sistemi di accumulo per garantire stabilità, sicurezza e bilanciamento della rete elettrica e non possono essere considerate semplici opere accessorie, ma costituiscono strumenti strategici essenziali per la transizione energetica siciliana”, dichiara l’energy manager.

Un’integrazione che andrà attuata sia a livello di rete di trasmissione (TSO) che in configurazione co-locata con fotovoltaico o eolico utility scale e residenziale, oltre che a livello di distribuzione (DSO). Sannasardo auspica inoltre che possano integrarsi nelle Comunità energetiche rinnovabili (CER) e nell’autoconsumo diffuso.

In merito alla possibilità di introdurre misure specifiche per favorire l’integrazione dei sistemi di accumulo con gli impianti fotovoltaici, Sannasardo specifica che al momento non sono previsti interventi dell’amministrazione regionale in questa direzione.

In termini giuridico-sistemici, l’energy manager della Regione Siciliana ritiene che la normativa statale italiana ad oggi è “sostanzialmente idonea a supportare lo sviluppo delle Bess anche in Sicilia, ma non è ancora pienamente adeguata a valorizzarne il ruolo strategico in un contesto insulare e ad alta penetrazione FER come quello siciliano”.

Questo perché l’approccio nazionale risulta “neutrale” rispetto al contesto territoriale e non distingue tra sistemi elettrici continentali e sistemi insulari, non considerando come la “zona di mercato” Sicilia presenti un sistema elettrico ancora strutturalmente fragile.

Un miglioramento della normativa nazionale in materia di Bess, secondo Sannasardo, sarebbe utile non tanto per “consentirne” lo sviluppo quanto per “orientarlo, stabilizzarlo e renderlo coerente con le esigenze di sicurezza del sistema elettrico”. Sarebbe opportuno, argomenta l’energy manager, riconoscere “un valore sistemico territoriale delle Bess in aree con elevato rischio di curtailment FER, introducendo differenziazioni incentivanti o misure dedicate a sistemi elettrici ancora strutturalmente fragili”.

In termini strettamente programmatori, non esiste oggi un target quantitativo vincolante di Bess installate al 2030 specificamente fissato per la Sicilia. “Anche se il Pniec aggiornato al 2030 prevede decine di GW di accumulo elettrochimico a livello nazionale e questo target non è ripartito formalmente per regione, nonostante appaia evidente che, per le ragioni sopra elencate, una quota significativa ricadrà in Sicilia”, conclude Sannasardo.

Anche secondo la principale associazione del fotovoltaico del nostro Paese, Italia Solare, “sulla base della pianificazione di sistema, la realizzazione dei Bess è destinata a concentrarsi prevalentemente nel Centro-Sud e nelle Isole”.

Un’indicazione che, specificano i rappresentanti di Italia Solare rispondendo alle domande di pv magazine Italia, “deriva dal Pniec, dai Piani di sviluppo di Terna e dall’impostazione stessa del Macse, che individua nel Mezzogiorno le aree prioritarie per l’installazione di nuova capacità di accumulo, in quanto maggiormente interessate dalla crescita della generazione rinnovabile non programmabile e da esigenze di sicurezza e adeguatezza del sistema elettrico”.

Rispetto all’esperienza raccolta anche tramite le storie dei soci, l’associazione spiega che, ad oggi, non esistono analisi ufficiali o comparative che consentano di classificare le regioni come più o meno favorevoli allo sviluppo dei Bess.

Dalle elaborazioni di Italia Solare sui dati Gaudì Terna, emerge che, allo stato attuale, una quota rilevante dei progetti Bess connessi o in via di connessione si colloca nel Nord Italia. Questo dato però, evidenzia l’associazione, “non può essere interpretato come un indicatore di maggiore favore regolatorio o amministrativo di alcune regioni rispetto ad altre”.

La distribuzione geografica osservata riflette “la fase iniziale del mercato degli accumuli centralizzati, la disponibilità di progetti che hanno raggiunto per primi la maturità autorizzativa, e la tempistica di connessione e di entrata in esercizio, non una valutazione comparativa delle politiche regionali”, commentano i rappresentanti di Italia Solare.

Rispetto a quali sono le possibili variabili che andranno a influenzare l’installato Bess nei prossimi anni, a fronte delle sicurezze (Macse e Capacity Market), le incertezze che ravvisano dall’associazione riguardano principalmente il tipo di sostegno a loro destinato.

“In particolare emerge che la distinzione territoriale pre-Macse (Centro-Sud = Macse, Nord = Capacity Market) non è più rigida: progetti localizzati nel Centro-Sud che non risultano aggiudicatari Macse possono legittimamente valutare la partecipazione al Capacity Market, rendendo il quadro competitivo più dinamico e meno segmentato per area geografica”, conclude Italia Solare.

Roberto Sannasardo, energy manager della Regione Siciliana

Immagine: Regione Siciliana

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