Il Senato ha approvato la conversione in legge del decreto 175/2025, con le modifiche apportate dalla Commissione Ambiente dello stesso Senato. A giorni il provvedimento dovrebbe essere approvato tal quale dalla Camera e poi pubblicato in Gazzetta.
La legge approvata contiene importantissime misure in materia di aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili. Rispetto al testo proposto dal Governo, sul quale Italia Solare aveva espresso puntuali critiche e formulato precise proposte emendative, le modifiche apportate in Senato restituiscono un quadro ancora incerto e bisognevole di aggiornamento.
Per un verso, Italia Solare esprime soddisfazione perché il Senato ha recepito le proposte formulate dall’associazione in materia di salvaguardia dei procedimenti autorizzativi in corso e di qualificazione come idonee delle aree circostanti a tutti gli impianti e stabilimenti industriali e non solo a quelli sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale.
Per altro verso, desta preoccupazione la nuova norma in base alla quale le aree agricole qualificabili come idonee a livello regionale devono includere anche le superfici su cui insistono impianti agrivoltaici. Si tratta di una disposizione, peraltro formulata in modo ambiguo, che potrebbe essere di ostacolo alla diffusione anche del fotovoltaico nella configurazione agrivoltaico.
Il Parlamento non ha risolto diversi altri problemi, segnalati dall’associazione, tra i quali due paiono particolarmente rilevanti.
Una prima questione irrisolta attiene alla necessità di ripristinare la norma (vigente prima della emanazione del decreto legge) che consentiva l’applicazione delle procedure autorizzative per gli impianti in aree idonee anche quando le opere di connessione alla rete, se interrate, non ricadono completamente in aree idonee. La mancata soluzione di questo problema rischia di rendere di scarsa utilità l’intero percorso di classificazione delle aree idonee, sia statali che regionali, perché gli impianti vengono collegati alla rete elettrica in punti, peraltro individuati dai gestori delle reti, che possono essere distanti dal perimetro dell’area idonea.
Italia Solare aveva poi chiesto di valutare ragionevoli modifiche alla norma del decreto legge in base alla quale le Regioni non possono qualificare come idonee le aree ricomprese nel perimetro di tutti i beni sottoposti a tutela dal Codice dei beni culturali e paesaggistici, ma neppure quelle incluse in una fascia dagli stessi ben di 500 m (per il fotovoltaico), né le aree ove le caratteristiche degli impianti siano in contrasto con le norme di attuazione previste dai piani paesaggistici. Queste disposizioni, non modificate dal Senato, hanno come effetto la sostanziale impossibilità, segnalata da qualche Regione, di determinare aree idonee sufficienti rispetto agli obiettivi regionali.
“Siamo delusi”, dice Paolo Rocco Viscontini, Presidente di Italia Solare, “famiglie e imprese hanno bisogno di energia a basso costo e il fotovoltaico è la più economica opzione per la produzione di elettricità, con un potenziale enorme. Una equilibrata individuazione delle aree idonee è passaggio fondamentale per diffondere il fotovoltaico, nel rispetto del paesaggio e dell’agricoltura. Ma ci sembra che, ancora una volta, si sia proceduto frettolosamente e senza una chiara strategia”.
Italia Solare ribadisce il proprio impegno e la propria determinazione affinché nel corso del 2026 siano finalmente e definitivamente trattate e risolte le purtroppo croniche urgenze normative del settore:
- La correzione della normativa sulle aree idonee perché questa appena approvata continua ad avere gravi limiti e carenze;
- La revisione (di nuovo…) del testo unico sui procedimenti autorizzativi, con percorsi chiari e semplici per tutte le applicazioni, a partire dagli impianti su coperture, che dovrebbero essere sempre realizzabili con semplice comunicazione quando l’edificio non è tutelato.
- L’aggiornamento della disciplina per la connessione degli impianti alla rete elettrica e la soluzione del problema saturazione virtuale delle reti, con un approccio di priorità per i piccoli impianti e per le configurazioni in autoconsumo, prevedendo inoltre che siano preventivamente strutturate almeno le aree di accelerazione.




