1. Chi siamo
ITALIA SOLARE è un ente del terzo settore (ETS), con circa 1.500 associati, tra enti pubblici, cittadini, professionisti e imprese. Siamo la principale associazione europea sul fotovoltaico, e riteniamo di essere un valido e utile riferimento per la promozione dell’energia solare fotovoltaica in Italia. Ci distingue da altre associazioni il fatto che siamo un ETS e non una mera rappresentanza di interessi economici: il nostro impegno, dunque, è a sostegno dell’intero settore fotovoltaico, come soluzione per l’economicità della fornitura di energia, per la sicurezza energetica, per la riduzione delle emissioni inquinanti e dei gas a effetto serra. Vi ringraziamo molto per l’opportunità che ci avete offerto: questa indagine tratta congiuntamente un particolare punto di forza del fotovoltaico (la possibilità di utilizzarlo in autoconsumo) con le necessità (tra le quali gli accumuli) connesse alle caratteristiche di variabilità della fonte solare. Siamo comunque fermamente convinti che il fotovoltaico – tecnologia economica, semplice, modulare, installabile ovunque – sia la più grande opportunità che abbiamo per attenuare i problemi energetici che affliggono l’Italia, dagli elevati costi dell’elettricità per famiglie e imprese alla elevata dipendenza energetica. Opportunità che può essere colta nel rispetto delle esigenze di tutela del paesaggio e dell’agricoltura, come abbiamo avuto modo di segnalare più volte, anche in questa sede.
2. Il fotovoltaico conviene sempre
Ogni metro quadro di pannelli fotovoltaici converte in elettricità circa il 25% della gratuita e abbondante radiazione solare. Grazie ai progressi degli ultimi anni, i costi dell’energia prodotta, pur variabili in funzione di taglia e collocazione dell’impianto, sono ben al di sotto del prezzo medio annuo dell’elettricità registrato dal GME negli ultimi anni. A dicembre scorso, il GSE ha assegnato al fotovoltaico circa 7.700 MW, a un prezzo medio ponderato di 56,8 €/MWh, circa la metà del PUN medio annuale degli ultimi cinque anni! Si tratta di risultati ottenuti con impianti la cui taglia media è circa 15 MW, progettati tipicamente per immettere in rete l’intera produzione e ottimizzati per produrre a costi contenuti. Per contro, gli impianti in autoconsumo sono di taglia più contenuta (dell’ordine dei kW gli impianti domestici, tipicamente fino a qualche MW gli impianti per le aziende), quindi con minori economie di scale, e a volte difficilmente ottimizzabili sotto alcuni profili, come l’inclinazione e l’orientamento dei pannelli. Tuttavia, molti sono i vantaggi, anche economici, che rendono l’autoconsumo una scelta conveniente che famiglie e imprese italiane effettuano con convinzione, se ci sono le condizioni.
3. Le diverse configurazioni di autoconsumo
Parlando di autoconsumo, occorre preliminarmente distinguere tra l’autoconsumo fisico (consumo immediato in sito dell’energia prodotta) e forme di autoconsumo virtuale, introdotte dal legislatore negli ultimi anni. Queste ultime comprendono: – l’autoconsumo a distanza, per realizzare il quale è possibile utilizzare uno o più impianti di produzione da fonti rinnovabili ubicati presso edifici o in siti diversi da quelli presso il quale l’autoconsumatore opera, fermo restando che tali edifici o siti devono essere nella disponibilità dell’autoconsumatore stesso. Questa forma di autoconsumo può essere realizzata sia con una linea diretta, di lunghezza non superiore a 10 chilometri, alla quale non possono essere allacciate altre utenze, sia usando la rete di distribuzione. In entrambi i casi, sono applicati gli oneri di sistema secondo modalità indicate da Arera. – L’autoconsumo collettivo da parte di autoconsumatori che si trovano nello stesso edificio o condominio. – Le comunità energetiche rinnovabili, nelle quali persone fisiche e giuridiche si associano, costituendo un soggetto giuridico, per condividere il consumo di elettricità prodotta da impianti a fonti rinnovabili nella disponibilità della comunità. – La condivisione dell’energia, introdotta dall’ultima direttiva sul mercato elettrico (direttiva 2024/1711) e disciplinata dal recentissimo decreto legislativo 7 gennaio 2026, n. 3, la cui operatività necessita di regolazione di Arera. Queste forme di autoconsumo sono, in Italia, a iniziale stadio di diffusione: le comunità energetiche e l’autoconsumo collettivo incontrano consenso e iniziano a diffondersi; l’autoconsumo a distanza e la condivisione dell’energia sono invece ai primi passi. Tutte le forme di autoconsumo possono trarre vantaggio dall’abbinamento con sistemi di accumulo, che consentono di aumentare la quota dell’energia producibile utilizzabile in autoconsumo. Non deve trarre in inganno il fatto che queste modalità di autoconsumo sia qualificata virtuale. Infatti, l’energia prodotta viene comunque consumata in loco, con benefici reali per il sistema.
4. L’autoconsumo e i relativi vantaggi
L’autoconsumo fisico è una configurazione i cui benefici sono ben percepiti dai consumatori, grazie al fatto che l’utilizzo dell’energia in autoconsumo fisico evita di sostenere il costo proprio dell’energia da rete e i costi accessori della bolletta proporzionali all’energia prelevata dalla stessa rete. Quanto ai costi accessori: si tratta di molte voci, che comprendono commercializzazione, perdite di rete, dispacciamento, capacity, perequazione, parti variabili degli oneri di rete, degli oneri di sistema e delle imposte. Il valore complessivo di questi costi accessori evitati varia nel tempo e varia a seconda del tipo di consumatore, ma non si è lontani dal vero se si stima questo valore in una forbice compresa tra 50 e 80 €/MWh sia per famiglie che per imprese (non energivore). E ovviamente si evita anche il costo proprio dell’elettricità da rete elettrica, sui cui valori medi annuali si è fornito un cenno nel paragrafo precedente. Si consideri, poi, che l’energia prodotta e non autoconsumata può essere ceduta a mercato, con i conseguenti ricavi, ivi compreso il diritto a eventuali incentivi. Insomma, senza la pretesa, in questa sede, di addentrarsi in calcoli propri degli studi di fattibilità, asseriamo con convinzione che l’autoconsumo fisico è la modalità più conveniente a disposizione dei consumatori per cogliere immediatamente i benefici offerti dal fotovoltaico: ancor più, come detto, quando l’impianto di produzione è abbinato a un sistema di accumulo. In effetti, l’autoconsumo fisico è una modalità di valorizzazione del fotovoltaico più diffusa di quanto si creda. Secondo il “Rapporto statistico 2024 solare fotovoltaico” del GSE, a fine 2024 gli autoconsumi di energia elettrica prodotta da fotovoltaico ammontavano a 10,7 TWh, valore pari al 30,2% della produzione netta complessiva degli impianti fotovoltaici. Nello stesso rapporto si leggono altri dati interessanti per il tema qui in discussione. Al 31 dicembre 2024 risultavano in esercizio in Italia 1.875.870 impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva pari a 37 GW. La numerosità degli impianti è concentrata per l’86% tra le classi di potenza inferiori a 10 kW, per una potenza complessiva 7,8 GW. Si tratta di impianti tipicamente domestici, e ciò significa che oltre 1,6 milioni di famiglie si sono dotate di un impianto fotovoltaico in autoconsumo. Risultano poi quasi 270.000 impianti di potenza oltre 10 kW e fino a 1 MW, per una potenza complessiva di poco meno di 20.000 MW: in questa classe si concentrano gli impianti in autoconsumo di micro, piccole e medie imprese PMI). Riportiamo poi il grafico sottostante, ripreso dal citato rapporto GSE, da cui risulta che l’autoconsumo è assai diffuso nelle regioni del Nord, benché la disponibilità di energia solare in tali regioni sia ovviamente inferiore rispetto al Centrosud. Si tratta di un chiaro indizio della convenienza e dell’interesse delle imprese per l’autoconsumo da fotovoltaico.
… Continua nel documento: audizione 20 gennaio 2026 senato




