L’Italia spende solo il 9% dei proventi delle aste ETS per la transizione energetica.

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L’Italia spende solo il 9% dei proventi generati dalle aste del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, ETS, per politiche legate alla transizione come lo sviluppo delle rinnovabili, l’efficienza energetica o la compensazione dei costi per imprese esposte alla competizione internazionale. È quanto conferma l’aggiornamento dell’analisi di ECCO, il think tank italiano per il clima, basata sulle rendicontazioni presentate dall’Italia alla Commissione europea tra il 2012 e il 2024. 

L’Italia dispone di risorse significative generate dal sistema ETS. Dall’analisi delle rendicontazioni pubbliche presentate alla Commissione europea emerge che tra il 2012 e il 2024 le aste ETS hanno generato circa 18 miliardi di euro di entrate. Tuttavia, dall’analisi aggiornata delle rendicontazioni disponibili risulta che solo 1.6 miliardi di euro, pari a circa il 9% dei proventi complessivi, siano stati effettivamente spesi.  

“In un paese con ridotto spazio fiscale come l’Italia, i proventi delle aste ETS rappresentano una risorsa irrinunciabile per proteggere famiglie e imprese dai costi della transizione. Inoltre, tali fondi permettono di risolvere alla radice la causa principale degli alti costi energetici e della loro volatilità, ovvero la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili,” afferma Chiara Di Mambro, Direttrice strategia Italia e Europa di ECCO, il think tank italiano per il clima. 

Negli ultimi anni una parte di queste risorse è stata già utilizzata per affrontare l’emergenza dei costi dell’energia. Tra il 2021 e il 2022, 3.6 miliardi di euro derivanti dalle aste ETS erano stati destinati a misure temporanee di contenimento dei costi delle bollette. Tuttavia, dalle rendicontazioni ufficiali non è possibile rintracciare questa spesa.  

La Direttiva ETS prevede strumenti che consentono di intervenire concretamente per ridurre i costi delle bollette di famiglie e imprese, senza tuttavia comprometterne la finalità principale: favorire il progressivo abbandono della dipendenza dai combustibili fossili. Questa dipendenza, oltre a essere responsabile delle emissioni di gas serra, rappresenta infatti una delle principali cause degli elevati costi energetici dell’Unione.

La Direttiva ETS, inoltre, consente agli Stati membri di utilizzare fino al 25% dei proventi delle aste per compensare i costi indiretti sostenuti dalle imprese energivore esposte alla concorrenza internazionale. Nonostante l’aumento dei costi energetici negli ultimi anni, l’Italia ha destinato a queste compensazioni solo il 5.6% dei proventi dal 2020, contro il 26% della Germania e il 38% della Francia.   

Secondo la Commissione europea, raggiungere gli obiettivi di transizione richiederà circa 660 miliardi di euro all’anno nel periodo 2026-2030. Per l’Italia si stimano fino a oltre 130 miliardi l’anno. Secondo le proiezioni, l’Italia potrebbe incassare stabilmente più di 4 miliardi di euro all’anno da qui al 2030, un contributo sostanziale, ancorché non sufficiente rispetto al percorso di transizione verso la neutralità climatica e l’indipendenza energetica dell’Italia.