Limiti normativi al fotovoltaico e considerazioni sugli impianti ibridi in Italia

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Gli impianti ibridi saranno uno strumento imprescindibile per garantire continuità e affidabilità dell’approvvigionamento energetico a favore degli energivori, in un quadro di progressiva decarbonizzazione, spiega Germana Cassar, partner di DLA Piper, rilevando poi anche dei limiti normativi per lo sviluppo tecnologico del fotovoltaico.

pv magazine: Quali sono i limiti normativi per lo sviluppo tecnologico del fotovoltaico in generale?

Germana Cassar: I limiti riguardano essenzialmente gli impianti fotovoltaici con moduli a terra in area agricola essendo soggetti ad un divieto generalizzato, fatte salve limitate ipotesi derogatorie espressamente tipizzate.  Secondo le ultime novità del DL 175/2025, sono invece sempre ammessi gli agrivoltaici a condizione di essere dotati di una dichiarazione asseverata da un professionista abilitato che attesti che l’impianto è idoneo a conservare almeno l’80% della produzione lorda vendibile. Tale scelta normativa, pur essendo dichiaratamente ispirata all’esigenza di tutela del suolo agricolo e della funzione produttiva primaria, assume una ingiustificata portata rigida e preclusiva, che prescinde dalle caratteristiche concrete dell’intervento, dall’effettivo consumo di suolo, nonché dall’eventuale reversibilità delle opere o dalla compatibilità dell’impianto con l’uso agricolo dei terreni. Ne deriva un assetto normativo che, da un lato, riduce drasticamente la disponibilità di superfici idonee per il fotovoltaico utility scale e, dall’altro, accentua la pressione sulle aree residuali (aree industriali, cave, discariche, siti compromessi), con il rischio di generare fenomeni di saturazione e competizione tra progetti. Il divieto introdotto dal TU FER, così come modificato, solleva gli stessi dubbi di incostituzionalità che sono già stati riferiti alla Corte Costituzionale con l’art. 5 del D.L. 65/2023 (noto come DL Agricoltura) sotto il profilo della proporzionalità e della coerenza sistemica, soprattutto se letto in combinazione con gli obiettivi europei di accelerazione delle FER e con il principio del favor per le fonti rinnovabili.

Considerazioni sugli impianti ibridi in Italia guardando al medio-lungo periodo?

In una prospettiva di medio-lungo termine, gli impianti ibridi sono destinati a svolgere un ruolo centrale nell’evoluzione del sistema energetico. L’aumento della domanda elettrica riconducibile ai data center, ai processi industriali ad alta intensità energetica e, più in generale, alle nuove traiettorie di elettrificazione dell’economia rende infatti sempre meno sostenibile un modello fondato su una produzione rinnovabile non programmabile e scarsamente integrata. In tale contesto, l’ibridazione tra impianti FER e sistemi di accumulo – o, più in generale, tra diverse tecnologie di produzione e flessibilità – consente di avvicinare la generazione ai profili di consumo, riducendo l’esposizione alla volatilità dei prezzi, alle congestioni di rete e agli squilibri del sistema. Gli impianti ibridi non rispondono più soltanto a un’esigenza di efficientamento tecnico, ma diventeranno uno strumento imprescindibile per garantire continuità e affidabilità dell’approvvigionamento energetico a favore degli energivori, in un quadro di progressiva decarbonizzazione. Ne deriva un mutamento di paradigma: gli impianti ibridi non possono essere considerati una mera evoluzione tecnologica del singolo impianto FER, bensì una infrastruttura funzionale all’integrazione tra produzione rinnovabile e domanda industriale, capace di sostenere la competitività del sistema produttivo nazionale. In assenza di soluzioni ibride, il rischio è che la crescente domanda degli energivori finisca per essere soddisfatta prevalentemente attraverso il ricorso al mercato o a fonti fossili di backup, vanificando gli obiettivi di transizione energetica. Alla luce di tali considerazioni, appare evidente come il pieno sviluppo degli impianti ibridi richieda un quadro normativo e autorizzativo coerente, in grado di riconoscerne la funzione sistemica e di accompagnarne la diffusione. Solo in questo modo l’ibridazione potrà esprimere appieno il proprio potenziale quale ponte tra generazione rinnovabile e nuovi fabbisogni energetici strutturali, in particolare quelli degli energivori, destinati a rappresentare uno dei principali driver della domanda elettrica nei prossimi decenni.

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