Un impianto fotovoltaico da 8-10 MW nell’area dell’ex cava “Scoria” permetterà al centro di ricerca Elettra Sincrotrone a Basovizza, frazione di Trieste, di ottemperare all’impennata dei costi di elettricità e gas.
“L’iniziativa rappresenta il primo esempio su scala internazionale di un’infrastruttura di ricerca che persegue con determinazione la propria sostenibilità energetica. Attraverso il recupero ambientale di questa cava, l’area ospiterà 13.000 pannelli fotovoltaici che garantiranno a Elettra Sincrotrone circa il 20% del proprio fabbisogno energetico”, ha affermato ieri l’assessora regionale all’Università e ricerca, Alessia Rosolen, a margine di un sopralluogo.
La “Cava Pietra Scoria”, situata in parte nel Comune di San Dorligo Della Valle – Dolina e in parte nel Comune di Trieste, è stata individuata come luogo per l’installazione dell’impianto fotovoltaico che fornirà energia a Elettra-Sincrotrone nell’ambito del progetto “Green Energy”. A marzo 2024 Regione, Elettra e i Comuni di San Dorligo della Valle e Trieste hanno firmato un protocollo d’intesa per giungere in tempi rapidi alla progettazione e realizzazione dell’impianto.
Il progetto nasce per ottemperare all’impennata dei costi di elettricità e gas che ha costretto il Centro di ricerca Elettra-Sincrotrone Trieste a tagliare la propria attività scientifica di circa il 40%. Per risolvere questo problema e tornare a operare a pieno regime, l’ente ha ideato un piano per produrre energia in autonomia attraverso la realizzazione di un parco fotovoltaico di nuova generazione.
Per l’impianto è stimata una produzione annua di energia elettrica di almeno 10 GWh. Il centro di ricerca, per il funzionamento delle macchine di luce Elettra e Fermi, utilizza in media all’anno circa 32.000 MWh di energia elettrica, prelevata dalla rete elettrica nazionale e circa 5,5 milioni di metri cubi di gas naturale che alimentano due impianti di trigenerazione per autoproduzione di potenza elettrica, potenza termica e potenza refrigerante necessarie per il funzionamento delle due macchine di luce.
Sul fronte economico, la Regione ha stanziato 5,5 milioni di euro per il 2025, una cifra pensata per riscattare l’area della cava e preparare il terreno ai pannelli. L’investimento complessivo per far partire l’opera si aggira sui 21 milioni di euro. Per avviare il progetto, la Regione ha dovuto anche fare da “regista” tra i vari uffici e i comuni coinvolti, firmando accordi che hanno permesso di superare con successo i controlli ambientali e archeologici.
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