Player globale nel fotovoltaico e nello stoccaggio energetico, la francese Neoen sta consolidando la propria presenza in Italia. Si è infatti aggiudicata 66 MW di capacità per nuovi progetti solari e agrisolari in seguito agli ultimi esiti di FER-X.
Con questi ultimi 6 progetti, per un totale di 50 MW di energia solare e 16 MW di energia agrisolare, il portafoglio totale di Neoen in Italia raggiunge così i 211 MW, di cui 151 MW di energia solare e 60 MW di stoccaggio.
I due progetti agrisolari, i primi di Neoen in Italia, prevedono il proseguimento delle attività agricole intorno e sotto i pannelli solari, che occuperanno solo il 20% dei terreni coltivabili. Della strategia di Neoen in Italia hanno parlato a pv magazine Italia Andrea Massimo Bartolini e Daniele Lucchi, Co-Managing Director di Neoen Italia.
pv magazine Italia: Come si inserisce l’Italia nel posizionamento globale di Neoen?
L’Italia rappresenta per Neoen un mercato strategico in crescita, con un mix unico di potenziale solare, necessità di accumulo e rilevanza industriale. Rispetto a mercati maturi come Francia e Australia, l’Italia è in una fase di forte accelerazione normativa e industriale. Il contributo atteso in termini di pipeline è significativo e destinato a crescere. Vediamo l’Italia non solo come mercato di sviluppo, ma come piattaforma industriale in grado di contribuire alla competitività energetica europea.
Restando in tema di mercato italiano, quali sono oggi le vostre priorità strategiche?
Si articolano su tre direttrici principali. Primo, la crescita disciplinata nel solare utility-scale e nello storage, con un focus sulla qualità autorizzativa e sulla bancabilità degli asset. L’obiettivo non è solo aumentare la capacità installata, ma costruire un portafoglio solido, finanziabile e coerente con l’evoluzione del mercato elettrico italiano. Secondo, lo sviluppo di progetti agrisolari di nuova generazione, in grado di coniugare produzione agricola ed energia rinnovabile, creando valore per il territorio e per gli agricoltori. Terzo, un posizionamento sempre più integrato tra rinnovabili e sistemi di accumulo, elemento chiave per contribuire alla stabilità della rete e alla competitività del sistema Paese. Neoen intende essere in prima linea nel supportare l’Italia con energia meno cara e più stabile, favorendo anche l’elettrificazione industriale e lo sviluppo dei data center.
Come si inseriscono nel vostro percorso gli impianti dell’ultima asta FER-X e come valutate il meccanismo?
Gli impianti aggiudicati nell’ambito del meccanismo FER-X rappresentano per noi un tassello importante di equilibrio tra esposizione merchant e contratti regolati. Il disegno FER-X, basato su un meccanismo a due vie, offre visibilità sui ricavi e migliora la bancabilità dei progetti, riducendo il costo del capitale. Questo è particolarmente rilevante in un contesto di elevata volatilità dei prezzi e di crescente attenzione al rischio di mercato da parte dei finanziatori. Dal punto di vista competitivo, l’elevata partecipazione dimostra che l’Italia sta autorizzando un numero crescente di progetti. Tuttavia, la competizione sui prezzi impone grande disciplina industriale: chi partecipa deve avere strutture di costo ottimizzate, connessioni solide e una gestione efficiente dei rischi.
I due progetti agrisolari sono i primi di Neoen in Italia: quali soluzioni replicate e cosa cambia rispetto a un impianto utility-scale puro?
I nostri primi progetti agrisolari in Italia si basano sulla concretezza logica legata al fatto che gli impianti agrivoltaici devono vedere una continuità agricola chiara e che in molto casi, l’agricoltura ha bisogno di un supporto esterno. Replichiamo soluzioni tecniche quali strutture rialzate, layout che garantiscono continuità delle lavorazioni agricole, monitoraggio agronomico e sistemi digitali di ottimizzazione combinata tra resa agricola e produzione elettrica. La differenza sostanziale rispetto a un impianto utility-scale tradizionale è progettuale e gestionale. Con un’occupazione del suolo inferiore al 20 per cento, l’impianto non è pensato per massimizzare esclusivamente la densità di potenza, ma per integrare l’attività agricola. Questo comporta maggiore complessità in fase di design, costi iniziali leggermente superiori, ma anche una maggiore accettabilità sociale e stabilità di lungo periodo.
State valutando strumenti come il Parco Agrisolare?
No. Al momento la nostra strategia in Italia non comprende la possibilità di usufruire e puntare su questa tipologia di supporto incentivante.
Nel vostro ultimo comunicato parlate di una pipeline di oltre 1,8 GW. Dove vedete opportunità e quali criticità?
La nostra pipeline italiana supera 1,8 GW tra solare e storage. Le maggiori opportunità oggi si concentrano nel Centro e Nord Italia per il fotovoltaico utility-scale e nelle configurazioni con batterie “stand alone”, che permettono una migliore valorizzazione dell’energia e una maggiore flessibilità di rete. I principali colli di bottiglia restano: i tempi autorizzativi, ancora disomogenei tra regioni, e la saturazione virtuale delle richieste di connessione, che richiede maggiore disciplina regolatoria, strumenti più efficaci per distinguere progetti maturi da iniziative puramente speculative e una mancanza di dialogo in alcune aree del nostro paese con le amministrazioni regionali.
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