In pochi giorni, due eventi hanno messo a nudo la fragilità del modello energetico italiano e la sua dipendenza dalle materie prime fossili: il DL Bollette, che introduce la socializzazione dei costi delle emissioni delle centrali turbogas, e l’intervento militare USA-Israele in Iran. Due decisioni apparentemente distanti, ma strettamente intrecciate nel riflesso immediato che hanno sui mercati dell’energia.
Tra le aziende che hanno commentato a caldo i recenti scossoni, c’è EnergRed, che attraverso la voce del suo CEO Moreno Scarchini, ha dichiarato che “il balzo del +52% del costo del gas naturale sui mercati europei, paragonabile solo alla crisi ucraina, cancella ogni tentativo di ridurre il prezzo dell’energia in Italia nei prossimi anni”. Il risultato è noto: mentre gli oneri di sistema vengono utilizzati per sostenere i fossili, il costo finale dell’energia per famiglie e imprese continua a salire.
Un sistema che resta esposto a “shock geopolitici da noi non prevedibili e non mitigabili”, sottolinea Scarchini, si traduce in un aumento strutturale del costo del capitale per le aziende — un carbon risk che penalizza competitività e margini, ma che il settore continua a ignorare. “È l’elefante nella stanza che nessuno vuole vedere”, afferma il manager, “mentre la soluzione è già alla nostra portata: aprire la porta alle rinnovabili”.
A pv magazine Italia, Scarchini spiega che “ogni kW di fotovoltaico genera un valore medio di 310 euro annui e incide fino al +12% sull’Ebitda di una PMI. Alla luce dell’attuale volatilità del gas e della socializzazione dei costi delle centrali turbogas negli oneri di sistema, lo Stato dovrebbe fare tre cose.
“Evitare di introdurre elementi distorsivi e/o populisti in un mercato che va avanti da solo, dovrebbe chiamare le associazioni – da Confindustria in giù – e indicargli che la vera strada per l’abbattimento dei costi e la riduzione della volatilità dei prezzi è la produzione diffusa FER per l’autoconsumo fisico e/o evoluto (CER). Infine, oggi non ha alcun senso sostenere l’aumento della capacità rinnovabile installata tramite incentivi in conto capitale o di altra natura che di fatto ‘socializzano’ i costi di infrastrutture produttive ampiamente recuperabili tramite i modelli di diffusione altamente distribuiti basati su auto-consumo fisico (SEU) ed evoluto (CER)”.
Il CEO di EnergRed aggiunge che eventuali modelli di incentivazione dovrebbero essere orientati alla diffusione delle rinnovabili “lì dove si affrontano dei costi in conto capitale più alti, ma con lo scopo di generare un maggior valore per il Sistema Paese: flessibilità, caso di accumuli centralizzati o distribuiti”.
Scarchini sottolinea l’importanza dell’integrazione con i territori, come nel caso di agrivoltaico e CER, della sostituzione delle fossili nel sostenere la domanda anelastica di mercato ed elettrificazione e la stabilità dei ricavi basati su un prezzo della materia energia prodotta che sia conveniente per tutti. “Tutto ciò già esiste: l’Italia opera con uno dei quadri regolatori di sostegno alle rinnovabili tra i più avanzati in Europa e che traccia delle direttrici di sviluppo chiare e competitive. Basterebbe evitare di confondere le acque con iniziative politiche che vanno, neanche troppo di nascosto, nella direzione diametralmente opposta”.
Gli ultimi eventi in Medio Oriente hanno reso evidente che il prezzo dell’energia fossile rimane ostaggio di fattori esterni e imprevedibili. In questo scenario, “il fotovoltaico per l’autoconsumo fisico, potenziato dai sistemi di accumulo è a tutti gli effetti un elemento di copertura geopolitica”, osserva Scarchini, lasciando intravedere una direzione strategica chiara per il futuro energetico italiano.
Scarchini afferma che per creare un Paese energeticamente più resiliente e traguardare una strutturale riduzione dei costi dell’energia, all’interno di una visione e strategia di lungo periodo, l’unica strada sono le rinnovabili, anche e soprattutto nelle scelte politiche.
“Il fotovoltaico rappresenta l’opportunità di stabilizzare il costo della materia prima energia in un range di prezzi tra i 55€/MWh e gli 85€/MWh per gli impianti che si relazionano commercialmente direttamente con la rete, ed il prezzo finale omnicomprensivo dell’energia alla ‘presa elettrica’ per i consumatori tra i 135€/MWh ed i 165€/MWh per impianti ‘on-site’. Tale impatto può riguardare fino al 70% dei volumi energia elettrica consumati in Italia: si tratta di un risparmio minimo diretto di 14-15mld€ all’anno, ovvero la disponibilità di risorse paragonabile ad una manovra economica, ottenibile senza aggiustamenti di bilancio o necessità di debito, ma solo accettando il nostro futuro di hub energetico basato sulle rinnovabili”.
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