Nel 2025 le nuove installazioni da fonti rinnovabili hanno registrato una flessione dell’8,2% rispetto al 2024, attestandosi a 6,2 GW complessivi. A pesare è stata soprattutto la contrazione del fotovoltaico, sebbene negli ultimi tre mesi dell’anno si sia osservato un recupero significativo. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio FER di Anie Rinnovabili.
“Nel 2025 il fotovoltaico ha raggiunto 5.621 MW di nuova potenza connessa, con un calo dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2024, ma in crescita dell’85% rispetto al trimestre precedente. Nel quarto trimestre sono stati installati 2.006 MW, pari al 36% del totale annuo: senza questo slancio, il comparto avrebbe registrato una contrazione ben più marcata”, sottolinea l’associazione che, all’interno di Federazione Anie, raggruppa le imprese operanti nel settore delle fonti rinnovabili elettriche.
Nel complesso sono stati allacciati alla rete 211.013 impianti. Il 22% della nuova capacità (1.245 MW) proviene da impianti di piccola taglia sotto i 20 kW, per un totale di 197.866 unità. Gli impianti tra 20 kW e 1 MW rappresentano il 28% (1.554 MW) con 12.725 installazioni, mentre il 22% (1.239 MW) deriva da impianti tra 1 MW e 10 MW, per un totale di 385 unità. Il restante 28% è riconducibile a impianti superiori a 10 MW, con 37 installazioni per complessivi 1.582 MW.
Secondo Anie Rinnovabili, i segmenti Utility Scale e Large Utility Scale sono gli unici a mostrare una crescita rispetto al 2024, mentre prosegue il calo strutturale dei segmenti residenziale e C&I. Tuttavia, per il 2026 si intravedono segnali di possibile inversione di tendenza.
“Il risultato conseguito nel 2025 è riconducibile alle misure adottate negli ultimi anni, poiché tra iter di connessione, iter autorizzativi, accesso a strumenti di supporto economico e tempi di costruzione degli impianti trascorrono diversi anni. Purtroppo, nel tempo il settore delle fonti rinnovabili è stato oggetto di continue evoluzioni normative che ne hanno rallentato lo sviluppo: dal Superbonus al Bonus casa, dal Testo Unico delle FER alle aree idonee, dalla tassazione del reddito da proventi dei diritti di superficie all’Irap, dal Piano Transizione 5.0 all’iper-ammortamento, dal Rigedi al CCI e alla Saturazione virtuale della rete, dal FER 1 al FER X transitorio all’Energy Release e al FER X definitivo, dal FER 2 al FER Z, dallo spalma incentivi agli extraprofitti e via discorrendo”, ha scritto Anie Rinnovabili.
L’associazione ricorda inoltre che la potenza fotovoltaica installata dovrà passare dagli attuali 43,6 GW agli 80 GW previsti dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) per il 2030.
Altre rinnovabili in Italia nel contesto globale
“Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente si è intensificato il problema dell’aumento dei prezzi del gas, con effetti diretti su quelli dell’energia elettrica. In questo contesto è fondamentale garantire stabilità normativa per sbloccare gli investimenti nelle rinnovabili e nell’elettrificazione dei consumi, evitando di restare dipendenti da petrolio e gas”, ha detto Andrea Cristini, presidente di Anie Rinnovabili, sollevando anche perplessità sul ruolo del Net Zero Industry Act.
Nel 2025 sono stati installati 563 MW di nuova capacità eolica, 22 MW di idroelettrico e 14 MW da bioenergie.
Nel complesso, le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica nazionale, con una produzione di circa 128 TWh su un fabbisogno totale di 311,3 TWh. Il contributo è stato così suddiviso: 44,3 TWh dal fotovoltaico, 21,4 TWh dall’eolico, 41,4 TWh dall’idroelettrico, circa 15,7 TWh dalle bioenergie e 5,3 TWh dal geotermoelettrico.
Rispetto al 2024, la produzione è diminuita per tutte le fonti, ad eccezione del fotovoltaico, che cresce del 25,1% grazie alla nuova capacità installata. L’eolico registra un calo del 3,3%, l’idroelettrico del 21,2%, mentre le bioenergie restano stabili e il geotermoelettrico segna una lieve flessione dello 0,3%.
Infine, scrive Anie Rinnovabili, il prezzo unico nazionale (PUN) medio sul Mercato del Giorno Prima (MGP) nel 2025 si è attestato a 116 €/MWh, in aumento del 6,7% rispetto ai 108,7 €/MWh del 2024, nonostante un prezzo del gas inferiore. “Le fonti fossili continuano a determinare il prezzo marginale dell’energia elettrica in circa il 70% delle ore dell’anno”.
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