Un gruppo di una dozzina di produttori di moduli fotovoltaici Made in EU ha espresso l’apprezzamento per l’obiettivo raggiunto dalle associazioni con la positiva risoluzione del problema dei cosiddetti “esodati” di Transizione 5.0. Il gruppo solleva però un’altra volta la questione dalla norma sull’Iperammortamento, che esclude i moduli fotovoltaici della lista A del Registro Enea.
“L’intera filiera, si troverà costretta ad utilizzare i moduli fotovoltaici che, stando al registro Enea, risultano avere la più bassa efficienza a livello di modulo, contraddicendo le premesse e le intenzioni della norma stessa di voler incentivare tecnologie maggiormente efficienti”, hanno scritto il gruppo di produttori.
Durante il Question Time del pomeriggio del 1° aprile e durante la conferenza stampa seguita all’incontro dell’8 Aprile sull’IAA (Industrial Accelerator Act) con il Commissario europeo per l’industria Séjourné, ricorda il gruppo, il Ministro Adolfo Urso ha riportato come un successo l’incentivo sui moduli fotovoltaici di Transizione 5.0., che avrebbe dovuto costituire la base per la nuova misura dell’Iperammortamento.
“Tuttavia queste dichiarazioni non trovano riscontro nella normativa dell’Iperammortamento. Da un lato, infatti, si evidenzia come il Governo italiano abbia contribuito a incentivare la produzione di moduli fotovoltaici Made in EU con Transizione 5.0, attiva nel 2025; dall’altro, con l’Iperammortamento, attivo dal 2026, tale produzione viene affossata, poiché si è determinato di fatto un monopolio a favore di un’unica azienda, escludendo i moduli Made in EU della lista A del Registro Enea”, hanno scritto i 15 produttori europei.
Il gruppo ha ricordato diverse posizioni coerenti con quella espressa dal gruppo nel comunicato di oggi: Italia Solare aveva sottolineato l’incoerenza con Nzia, mentre Anie Confindustria aveva sottolineato che la misura avrebbe diminuito drasticamente il numero di produttori europei in grado di competere. Simile i commenti di Confindustria Brescia.
“Su tema del monopolio, inoltre, vari produttori Made in EU hanno presentato un reclamo ufficiale alla Commissione Europea per verificare se tale norma violi il principio di divieto di aiuti di Stato”.
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