Contratto di profit sharing/production sharing su impianti FV per energivori: il modello di business

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pv magazine Italia ha avuto il piacere di parlare con Nicola Scarinzi, fondatore e AD di DEC Energy. Nell’intervista, Scarinzi racconta il supporto ricevuto dall’ecosistema startup svizzero, il focus sul mercato italiano e l’evoluzione di una piattaforma che mette in contatto produttori e consumatori industriali, con l’obiettivo di ridurre i costi energetici e ampliare progressivamente l’offerta anche all’eolico e all’idroelettrico. Il nuovo contratto vuole diventare uno strumento complementare al PPA.

pv magazine Italia: Se non sbaglio, avete ricevuto un supporto pubblico in Svizzera. Quali sono i vostri focus geografici al momento?

Nicola Scarinzi: Sì. DEC Energy SA è una società anonima svizzera, operativa nel mercato svizzero e nel mercato italiano. La focalizzazione commerciale attuale è maggiormente sul mercato italiano, se pur sul mercato svizzero viviamo un po’ di relazioni create, diciamo, all’inizio della nostra avventura imprenditoriale. Abbiamo beneficiato di un supporto da quello che è, in senso lato, il sistema startup svizzero che sicuramente ci ha dato un po’ di supporto sia in termini di facility, sia in termini di grants, quindi cash, diciamo a fondo perduto. Parliamo comunque di cifre non esponenzialmente importanti. La maggior parte degli sforzi sulla parte finanziaria deriva sicuramente dagli investimenti privati che abbiamo raccolto da persone molto competenti in ambito energetico e in ambito di innovazione di investimenti strategici in senso lato.

E in Italia quali sono i vostri focus geografici? Ci sono delle regioni, delle aree che state considerando di più in funzione anche della domanda?

In realtà non più di tanto, siccome l’operazione che fa DEC Energy, in fin dei conti, è quella di proporre a dei consumatori, principalmente industriali, ma anche aziende di servizi, degli impianti fotovoltaici off-site da contrattualizzare e appunto per la natura off-site degli impianti, in fin dei conti, possiamo proporre a un’azienda produttiva o di servizi che si trova in Lombardia, piuttosto che in Campania, un impianto fotovoltaico nella Regione Lazio, per dire. Non ci interessa la vicinanza tra produzione e consumo e questo ci permette effettivamente di non avere un focus geografico, se non appunto l’Italia.

Riportate appunto che DEC Energy permetta alle aziende di contrattualizzare impianti fotovoltaici per garantirsi un risparmio prevedibile sui costi energetici fino al 20% senza modificare gli attuali contratti di fornitura. In pratica, proponete di affittare asset di energia rinnovabile tramite la piattaforma di DECec Energy. Cosa cambia fra il fornitore e il consumatore?

DEC Energy ha sviluppato e portato sul mercato quello che è un un innovativo business model e una innovativa forma contrattuale che fondamentalmente è una sorta di contratto di profit sharing/production sharing, dove abbiamo quindi da un lato i produttori di energia rinnovabile che hanno appunto dei portafogli di impianti fotovoltaici in forte espansione e, dall’altra parte, invece abbiamo dei consumatori di elettricità rinnovabile che sono tipicamente delle aziende industriali di medie e grandi dimensioni, ma anche delle PMI, delle aziende di servizi. Tramite appunto una piattaforma digitale che va ad aggregare fondamentalmente domanda e offerta, permettiamo ai consumatori di siglare dei contratti che lei ha definito d’affitto; anche se non è il termine corretto a livello giuridico, rende comunque l’idea. Fondamentalmente permettiamo quindi alle aziende di contrattualizzare delle parti o dei pacchetti di impianti fotovoltaici in modo tale da garantirsi dei profitti ricorrenti, quindi l’energia generata da questi impianti viene venduta, genera cassa positiva e questa cassa viene condivisa con il cliente industriale insieme ai certificati di garanzia di origine prodotti dall’impianto fotovoltaico stesso che vengono anche quelli divisi. Permettiamo così all’azienda industriale di eliminare il costo dei certificati green e allo stesso tempo di ricevere dei profitti. In questo modo riduciamo in maniera diretta e indiretta i costi energetici dell’azienda fondamentalmente.

Riportate che è richiesto un Capex iniziale che è dell’8-12% rispetto al Capex per l’acquisto di un impianto. Quali sono gli elementi che portano verso l’8% e quali sono gli elementi che portano verso lo scenario del 12%?

Il concetto centrale, anche per chiudere il discorso di prima, fondamentalmente è che accedo alla produzione e ai profitti generati da un impianto fotovoltaico e, per farlo, vado a pagare un valore oggi. È una sorta di anticipo di flussi di cassa futuri prodotti dall’impianto fotovoltaico stesso. Proprio in base alla generazione dei flussi costi di cassa, quindi in base alla tipologia di impianto fotovoltaico, in base alla sua struttura di finanziamento, in base alla struttura dei costi operativi e ovviamente in base anche alla modalità di vendita di energia, prezziamo i contratti. Quindi, chiaramente, il prezzo del contratto dipende da queste variabili e rientra sicuramente in questo range dell’8-12% di Capex necessario per costruire o acquistare un impianto di pari potenza, cosa che i consumatori potrebbero potenzialmente fare, ma che nessuno sta facendo sia per motivi di CapEx, ma anche per motivi di gestione.

Quindi, diciamo, per 1 MW si parla di €100.000?

Esatto, più o meno sì, €100.000 di Capex che danno accesso, quindi, a 10 anni di condivisione dei profitti su quell’impianto e danno accesso a 10 anni di certificati di garanzia di origine gratuiti per il consumatore.

Quali sono i vantaggi fiscali di questo approccio rispetto a un PPE? Quali sono anche gli svantaggi?

Al di fuori della prospettiva fiscale, sono il primo che dice che il PPA ha il suo ruolo nel mercato. DEC Energy non vuole essere un’alternativa al PPA, ma bensì vuole essere uno strumento complementare al PPA. Sicuramente il PPA ha il suo ruolo. Però, allo stesso tempo, ha anche degli importanti vincoli, delle caratteristiche che lo rendono limitante da certi punti di vista, tra cui sicuramente il fatto che se io azienda industriale contrattualizzo un PPA a €70 a MW/h o a €65 a MW/h per 10 anni, il prezzo dell’elettricità oggi sicuramente rappresenta un risparmio perché mi costa di più comprare l’elettricità sul mercato, ma domani questo prezzo dell’elettricità potrebbe essere anche inferiore a €65 – €70, quindi quello che oggi sembra conveniente un domani diventa potenzialmente una perdita su ogni MW.

Quale rimane invece il vantaggio del PPE rispetto allo strumento che proponete?

Il PPA ha comunque una funzione di calmierare direttamente il costo dell’elettricità. DEC Energy non fa questo, DEC Energy non va a modificare il contratto di fornitura, il PPA va invece proprio direttamente alla fonte, cambia, diciamo, il contratto di fornitura o cambia la metodologia di approvvigionamento energetico e porta direttamente una percentuale dei suoi consumi ad un prezzo fisso per i prossimi 10 anni.

Vi aspettate quindi che i vostri clienti contrattualizzino sia attraverso voi che attraverso PPA?

Sicuramente sì, anzi, tutti i clienti su cui stiamo lavorando, tutte le aziende su cui stiamo lavorando hanno sicuramente valutato il PPA e alcune hanno già contrattualizzato PPA e stanno contrattualizzando anche DEC Energy per, appunto, cercare di tendere verso questo portafoglio di soluzioni.

Qual è il ruolo vostro nella selezione dei fornitori di elettricità? Come contattate i produttori degli impianti stessi?

Noi, come DEC Energy, non cerchiamo impianti fotovoltaici o impianti di energia rinnovabile, ma cerchiamo dei partner commerciali che sono effettivamente dei proprietari di asset di energia rinnovabile, che hanno quindi proprietà non di un impianto, ma di un portafoglio di impianti. Quindi sigliamo alla fine dei contratti e delle partnership in fin dei conti con questi proprietari di asset, i quali decidono di dedicare una percentuale del loro portafoglio al modello DEC Energy, proprio perché si tratta di una soluzione plugin su tutti gli investimenti attivi potenzialmente e su tutti gli asset fotovoltaici attivi, tramite la quale si può ricevere oggi della cassa che sarebbe altrimenti generata in futuro e con questa cassa si riduce fondamentalmente l’esposizione in equity sul singolo impianto. Si può distribuire meglio quella che è, appunto, l’equity impegnata tipicamente dal fondo di investimento, dalla utility, riducendo quindi i rischi su un singolo asset, riducendo i rischi di portafoglio, oltre che potenzialmente aumentando anche i rendimenti di progetto di portafoglio. Il tutto ricevendo effettivamente cassa, da poter poi riutilizzare per supportare finanziariamente la crescita del portafoglio stesso.

Voi gestite anche la raccolta al GSE dei certificati della produzione o il consumatore finale si interfaccia direttamente col produttore di elettricità?

Sì, i contratti che sigliamo sono contratti tripartiti. Non vogliamo stravolgere le parti burocratiche che rimangono.

Quindi qual è il vostro ruolo nel contratto?

DEC Energy fondamentalmente è il collante ed è il creatore di questo modello di business alternativo e di questo contratto. Di conseguenza crea lo spazio, la piattaforma, il mercato dove si possono incontrare consumatore e produttore, dove effettivamente la transazione avviene al giorno zero e dove si gestiscono le relazioni per i successivi 10 anni, tipica durata contrattuale. Ognuno ha accesso, diciamo, alla piattaforma nella parte di marketplace, ma soprattutto nelle parti di dashboard personale, dove il produttore vede i suoi impianti listati e il consumatore vede gli impianti contrattualizzati. Il consumatore vede anche le performance.

Le certificazioni come vengono gestite? 

Come già avviene oggi, il GSE fondamentalmente emette certificati al produttore e il produttore li sposta sul conto del GSE del consumatore.

Quali sono poi le opzioni per far crescere la vostra piattaforma? State pensando a nuove opzioni o funzioni della piattaforma?

Assolutamente sì, stiamo cominciando a adattare la piattaforma per accogliere anche altre fonti di energia rinnovabile, nello specifico parliamo di energia eolica e, in un secondo momento, di idroelettrico da fiume.

Entro quando?

Sicuramente sulla parte eolica il lavoro sarà abbastanza veloce, probabilmente già nel Q4 2026 ci sarà la possibilità di implementare e di portare in piattaforma l’eolico. Abbiamo già diversi fornitori di impianti interessati effettivamente a portare anche impianti eolici.

Tutto nasce da una richiesta dei consumatori di avere anche energia eolica, non solo fotovoltaica per poter coprire meglio, diciamo, il proprio fabbisogno di certificati con un pensiero molto attento alla sostenibilità e tutto quello che riguarda il tracciamento 24/7 della produzione. Quindi l’elettrico è molto complementare da quel punto di vista.

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