Un team di ricerca internazionale ha sviluppato un nuovo strato intermedio (interlayer) di perovskite bidimensionale basato su una strategia di co-cristallizzazione per ottenere film di perovskite più robusti. La nuova soluzione ha dimostrato migliori prestazioni in celle solari a perovskite di piccola area e, in un modulo da 48 cm², ha mantenuto il 95% dell’efficienza iniziale dopo 5.000 ore.
Un gruppo di ricerca internazionale, che comprende anche il Politecnico di Milano, ha condotto una rassegna scientifica sulle strategie di ottimizzazione del costo livellato dell’energia (LCOE) basate sugli investimenti in conto capitale (CAPEX) per impianti fotovoltaici di grande scala. Dallo studio emergono tre aree chiave per la riduzione dei costi: l’ottimizzazione dei sistemi di inseguimento, l’aumento della tensione di sistema e la progettazione avanzata degli impianti.
DOTSun, con sede in Francia, ha sviluppato una soluzione di riparazione in loco per pannelli solari con backsheet degradati, compatibile con i materiali PA, PVDF e PET. Il sistema utilizza un laminatore compatto per applicare una pellicola protettiva sul retro del modulo, ripristinando l’isolamento e prolungando la vita utile fino a 2.000 pannelli per sito.
Un gruppo di ricerca malese ha proposto nuovi concetti come cowvoltaics, sheepvoltaics, goatvoltaics, veggievoltaics, fruitvoltaics e fishvoltaics per definire meglio le diverse applicazioni del fotovoltaico nell’uso duale del suolo. La loro analisi individua quattro categorie principali: livestockvoltaics, crop-based agrivoltaics, aquavoltaics e zoovoltaics – e presenta diversi casi di studio imprenditoriali.
Presso gli spazi tecnologici dell’incubatore di startup ComoNExT, pv magazine Italia ha intervistato i tre fondatori di Renovo. La mission è costruire un prototipo di macchinario industriale per la gestione del riciclo dei pannelli fotovoltaici. Si tratta di un business che potrebbe interessare anche i produttori di moduli.
Un gruppo di ricercatori svedesi ha sviluppato un modello di perdita dovuta alla neve per stimare, su base oraria, le perdite di potenza nei sistemi fotovoltaici causate dall’accumulo di neve. L’approccio proposto si basa esclusivamente su dati provenienti da fonti di telerilevamento, come immagini aeree, dati LIDAR e satellitari.
Uno studio dell’Università di Firenze analizza un impianto agrivoltaico di 1 ettaro a Sesto Fiorentino progettato per rispettare le linee guida italiane sugli impianti “avanzati”, valutando in dettaglio ombreggiamento, rese colturali e ritorni economici. pv magazine Italia ha intervistato uno dei ricercatori, che evidenzia come l’agrivoltaico a patata in Italia centrale può ridurre moderatamente la resa agricola, ma aumentare l’efficienza d’uso del suolo, mantenendo una redditività interessante soprattutto dove il terreno è oggi abbandonato.
Un gruppo di ricerca spagnolo ha realizzato quella che sostiene essere la cella solare a perovskite più efficiente al mondo tra quelle che utilizzano MXene o qualsiasi altro materiale bidimensionale (2D). Il dispositivo impiega uno strato intermedio di MXene che sopprime la ricombinazione non radiativa e migliora l’estrazione delle cariche all’interfaccia tra l’assorbitore di perovskite e lo strato di trasporto degli elettroni.
I ricercatori dell’Università del Nuovo Galles del Sud (Unsw) hanno studiato l’impatto dell’irraggiamento elettronico sulle prestazioni delle celle solari Perc e TOPCon, identificando il degrado della vita utile del silicio di massa come la principale causa di perdita di potenza. Il loro lavoro evidenzia la necessità di aumentare la tolleranza alle radiazioni nelle celle solari al silicio commerciali per applicazioni spaziali.
Scienziati in Ghana hanno sviluppato un dispositivo che combina una tradizionale pentola a vapore alimentata da fotovoltaico con un sistema di accumulo di energia termica (TES) basato sulla sabbia. Il sistema può raggiungere un rendimento termico del 38,9% e presenta un tempo di ritorno dell’investimento di 4,5 anni.
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