Sì del Senato all’agrivoltaico in Vaticano

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L’Aula del Senato ha approvato in data 7 gennaio 2026, il disegno di legge n. 1622 di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, comune di Roma. Ora tutto passa all’esame della Camera dei deputati.

Nel ddl si legge che l’agrivoltaico nella tenuta vaticana di Santa Maria di Galeria, dove ha sede Radio Vaticano con i vari trasmettitori, è destinato a coprire il fabbisogno elettrico da rinnovabili dello Stato della Città del Vaticano, degli immobili ex artt. 14, 15 e 16 del Trattato del Laterano e di enti collegati.

Per chiarire quali immobili rientrino nel perimetro di tali articoli abbiamo verificato il testo dei Patti e i relativi allegati, dai quali emerge l’elenco dei palazzi, basiliche e sedi istituzionali della Santa Sede in Italia. Nell’elenco ci sono il Palazzo pontificio di Castel Gandolfo, con dotazioni, attinenze e dipendenze (ville, giardini, fattoria) e altri immobili della Congregazione de Propaganda Fide nei dintorni di Roma. Ci sono anche i Palazzi della Dataria, della Cancelleria, di Propaganda Fide in Piazza di Spagna, del Sant’Uffizio e adiacenze, dei Convertendi (oggi Congregazione per le Chiese Orientali) in piazza Scossacavalli e il palazzo del Vicariato.

Sarà soddisfatto dall’agrivoltaico anche il fabbisogno energetico degli immobili adibiti a sedi di istituti pontifici: Università Gregoriana, Pontificio Istituto Biblico, Pontificio Istituto Orientale, Istituto Archeologico, Seminario Russo, Collegio Lombardo, i due palazzi di Sant’Apollinare, Casa degli Esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo, oltre ad altri indicati negli allegati ai Patti.

Nel ddl sull’agrivoltaico vaticano, oltre agli immobili dei Patti, si citano “enti ed istituzioni collegati con la Santa Sede o facenti parte del bilancio consolidato della stessa”.

Da quanto riportato emerge che “l’energia elettrica prodotta in eventuale eccedenza resterà nella disponibilità della Repubblica Italiana, anche per finalità sociali”.

Nel documento, infine, si esplicita che l’impianto è espressamente definito agrivoltaico, con obbligo di uso di strutture elevate da terra che agevolino l’inseguimento solare e consentano la continuità delle attività agricole e zootecniche, limitando l’impatto ambientale e preservando equilibrio idrogeologico e patrimonio paesaggistico/archeologico.

 

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