Come governare gli shock climatici e i cambiamenti sociali

Share

Articolo presente nell’edizione speciale Key Rimini 2026.

Il 2025 è stato il terzo anno più caldo di sempre, come riportato di recente dal servizio meteo dell’UE Copernicus; gli ultimi 11 anni hanno fatto registrare le temperature più alte di sempre on-the-record. L’agrivoltaico è chiamato pertanto a rispondere alle mutate necessità dell’agricoltura, ma anche agli intercorsi cambiamenti all’interno della società tutta. Ne sono convinti l’Associazione Italiana Agrivoltaico Sostenibile (Aias) e il gruppo Sorgenia.

“Speriamo che il 2026 possa essere l’anno in cui i cantieri legati al finanziamento Pnrr possano fare scuola rispetto alle innovazioni consentite dall’agrivoltaico coniugato con l’obiettivo del finanziamento, e cioè di migliorare la resilienza del settore agricolo rispetto alle minacce indotte dal cambiamento climatico. Ciò non vale solo in riferimento alla sensoristica, al monitoraggio e alle altre tecnologie impiegate che saranno senz’altro un volano di innovazione per il settore agricolo, ma anche in termini di nuova concezione di azienda che non sarà più solo agricola o energetica, ma sarà appunto agrivoltaica”, dice Alessandra Scognamiglio, presidente di Aias, a pv magazine Italia.

La prima associazione italiana specificatamente focalizzata sul tema auspica che il modello agrivoltaico possa stimolare una visione in cui la risorsa suolo sia centrale e che la condizione legata al suo utilizzo agricolo sia un valore.

“A tal fine l’innovazione trainata da questi interventi dovrebbe estendersi al sistema di norme e procedure che ne consentano l’implementazione. Ad oggi, sotto questo fronte, il lavoro condotto a livello parlamentare sulle aree idonee presenta ancora zone d’ombra; ancora troppi i nodi da sciogliere e molto intricata l’interpretazione che il dedalo di norme offre ai decisori, il che non va nel senso dell’incoraggiamento delle iniziative”, dichiara Scognamiglio, sottolineando il ruolo dell’agrivoltaico in un momento di contesto geopolitico instabile.

Le specificità dell’agrivoltaico

Aias chiede un trattamento specifico per l’agrivoltaico, distinto dal fotovoltaico: “gli operatori dovrebbero avere linee guida stringenti e non ambigue allineate al quadro normativo esistente”, ritiene Scognamiglio. Sul piano tecnico, spiega l’associazione sottolineando l’aspetto etico e paesaggistico dell’agrivoltaico, è immaginabile che le soluzioni impiantistiche evolvano in modo sempre più orientato al miglioramento delle prestazioni agronomiche. “Riteniamo che queste soluzioni debbano essere sempre più integrate con strumenti digitali, come sensori e DSS [Sistemi di Supporto alle Decisioni], a supporto di una standardizzazione della qualità: progetti più verificabili, iter più chiari, gestione più misurabile”, ha detto Scognamiglio, aggiungendo che il miglioramento della prestazione economica dell’azienda includerà aspetti della catena del valore che potevano non essere considerati prima, come il trattamento e la lavorazione dei prodotti agricoli. L’idea è di mettere sul mercato prodotti a maggior valore aggiunto.

Menzionando il rapporto Althesys commissionato dalla stessa Aias, Scognamiglio ricorda che i progetti agrivoltaici cumulati per il quadriennio 2021-2024 in corso di autorizzazione ammontano a 52,6 GW, di cui l’89% (46,9 GW) ascrivibile alla configurazione interfilare; l’11% (5,7 GW) riguarda la categoria elevata.

Tra il 2021 ed il 2024 sono stati autorizzati 2,3 GW di impianti catalogati come interfilare, mentre nei primi 9 mesi del 2025 sono stati autorizzati 11,5 GW di progetti, di cui 1,4 GW classificati come elevati. Lo scenario di sviluppo prevede 7,75 GW al 2030.

“Il valore condiviso dell’agrivoltaico elevato può essere stimato in ricadute nette pari a 11,8 miliardi, che includono: valore aggiunto generato in ogni settore per 6,6 miliardi di euro, effetto leva sul resto dell’economia del Paese per 2,9 miliardi, benefici ambientali per 2,3 miliardi”, dichiara la presidente di Aias, aggiungendo che questi investimenti porterebbero a 19.000 addetti stabili aggiuntivi e effetti ambientali positivi.

L’associazione spera che nel 2026 l’agrivoltaico possa emergere più chiaramente come infrastruttura sociale, oltre che energetica e agricola.

“Tra le traiettorie vi sarà la formazione di nuove professionalità rurali: figure ibride tra agronomia, dati e gestione operativa (agrivoltori), con percorsi di apprendimento sul campo e maggiore domanda di competenze locali anche in esercizio, non solo in cantiere. Parallelamente, vediamo possibile la crescita di modelli strutturati di benefit sharing: servizi per le imprese agricole, supporto a cooperative e filiere, e strumenti di trasparenza (monitoraggi e report) che contribuiscono a migliorare l’adozione dell’agrivoltaico da parte delle comunità che abitano i territori su cui insistono gli investimenti. Nondimeno, potranno rientrare nel mondo agrivoltaico più progetti di inclusione lavorativa agganciati all’agricoltura sociale, anche con programmi di reinserimento da contesti fragili”, spiega Scognamiglio.

Progetti sul campo

EF Solare ha recentemente perfezionato l’integrazione con Sorgenia. Angelo Pignatelli, head of engineering di EF Solare – Sorgenia Group, spiega che le sperimentazioni di nuovi modelli sociali sono possibili, come sperimentato e portato avanti da EF Solare negli ultimi anni.

“Con il progetto della Fattoria Solare La Petrosa a Castrovillari (CS), abbiamo deciso di sviluppare un’infrastruttura energetica che potesse avere un impatto concreto sul territorio. Da qui nasce la collaborazione con Le Greenhouse, Confapi Calabria e la Casa Circondariale Rosetta Sisca, che permetterà ai detenuti di partecipare a percorsi di formazione e reinserimento lavorativo legati all’impianto agrivoltaico”, afferma Pignatelli.

La sperimentazione nasce dalla convinzione che le aziende che si occupano di energia rinnovabile esprimano il massimo del proprio potenziale quando creano valore condiviso, aggiunge Pignatelli.

“Per questo motivo, diamo particolare importanza alla dimensione sociale della sostenibilità. Nella nostra visione, l’impianto agrivoltaico non si limita a produrre energia pulita a costo contenuto, ma consente di potenziare l’agricoltura ed il tessuto sociale locale, fornendo nuove competenze professionali. Per raggiungere questo obiettivo è importantissimo collaborare con gli stakeholder locali. In particolare, nel caso di Castrovillari, viene valorizzata l’esperienza della Casa Circondariale nelle attività di reinserimento lavorativo a beneficio dei detenuti, riconosciuta per la sua capacità di ridurre la recidiva attraverso percorsi di lavoro strutturati”, puntualizza Pignatelli.

Rimane da vedere quanto di questo potenziale sociale ed economico verrà realizzato nel 2026 e quali saranno gli interessi che si scontreranno sul campo. Alcuni operatori riferiscono in condizione di anonimato a pv magazine Italia di non credere all’agrivoltaico sostenibile, ma di guardare all’agrivoltaico come possibilità economica, più che sociale, nonostante l’enorme potenziale. Questo potenziale è però ancora più evidente in un momento in cui emergono con crescente chiarezza le conseguenze dei cambiamenti climatici.

I presenti contenuti sono tutelati da diritti d’autore e non possono essere riutilizzati. Se desideri collaborare con noi e riutilizzare alcuni dei nostri contenuti, contatta: editors@nullpv-magazine.com.

Popular content

DL Fiscale, tagli a Transizione 5.0 ed esclusione fotovoltaico
30 Marzo 2026 Nocivelli (Confindustria): "La misura esclude gli investimenti in impianti fotovoltaici che le imprese sono state indotte ad acquistare"