L’idea nasce dall’incontro di competenze diverse, unite da una visione comune: affrontare uno dei nodi più critici della transizione energetica, il fine vita dei pannelli fotovoltaici. Domiziano Basilico, Nicolò Bordoni e Angela Bozinac si incontrano all’interno di un parco di innovazione, portando ciascuno un bagaglio professionale distinto: automazione industriale, ingegneria e sostenibilità applicata al business.
Da questa complementarità prende forma Renovo, una startup hardware che punta a rivoluzionare il riciclo dei pannelli solari, non adattando tecnologie esistenti, ma sviluppando un processo completamente nuovo.
pv magazine Italia ha intervistato i tre fondatori – Nicolò, Domiziano e Angela – presso l’incubatore ComoNExT di Lomazzo (CO), sede della startup e luogo in cui è nato il loro incontro professionale. “Dopo 20 anni circa dal primo boom del fotovoltaico, c’è oggi un tema diventato centrale: il fine vita dei pannelli. E da qui la domanda: è possibile progettare un processo pensato per riciclarli nel modo più efficiente possibile?”.
Il processo tecnologico e il macchinario
Il primo passo da cui i fondatori son partiti è stato lo sviluppo del processo tecnologico. “Se fossimo riusciti a sviluppare il processo di riciclo, allora la startup avrebbe avuto senso. E così è stato”.
I soci spiegano che il cuore della proposta è una macchina industriale modulare che implementa un processo di riciclo radicalmente diverso da quelli oggi presenti sul mercato. “I sistemi tradizionali derivano in gran parte da tecnologie di macinazione nate per altri settori e adattate successivamente al fotovoltaico: triturano i pannelli, separano i materiali in modo grossolano e richiedono grandi impianti, costosi e poco scalabili. Il nostro processo nasce invece da zero ed è progettato esclusivamente per i pannelli fotovoltaici”.
I fondatori sottolineano che non è macinato tutto insieme, ma i materiali vengono separati in modo puntuale, “migliorando sia le percentuali di recupero sia la qualità delle materie prime seconde”. Secondo quanto dichiarato, la macchina consente di recuperare fino al 95% dei materiali presenti nel pannello: rame, alluminio, vetro temperato, silicio, argento “e soprattutto, le due plastiche EVA e Tedlar, che nei processi tradizionali finiscono mischiate e inutilizzabili”, affermano Basilico, Bordoni e Bozinac, sottolineando di essere “gli unici a riuscire a separare correttamente le due plastiche”.
La stima delle prestazioni parlano di una macchina che può trattare circa 1.000 tonnellate di pannelli all’anno, pari a circa 50.000 pannelli, lavorando su due turni. “Un livello di efficienza che consente al cliente di rientrare dell’investimento in circa un anno. Inoltre, la modularità permette di affiancare più unità senza i vincoli tipici dei grandi impianti centralizzati.
Fundraising e sviluppo industriale
“A differenza delle software company, dove il prodotto può evolvere in modo graduale, qui lo sviluppo richiede investimenti significativi fin dall’inizio”. I fondatori ci hanno rivelato, infatti, che per realizzare il primo prototipo industriale della macchina, il team ha stimato un primo round da circa 600.000 euro.
“Il fundraising è senza dubbio la fase più complessa e, attualmente, la startup è in piena fase di raccolta fondi, con l’obiettivo di chiudere una prima tranche da 200.000 euro e completare il seed round nel corso dell’anno. È già in programma anche un round successivo da circa 1,7 milioni di euro, necessario per scalare il modello industriale e commerciale”.
L’ambizione di Renovo va ben oltre il mercato italiano. “Il nostro obiettivo è arrivare a coprire circa il 30% del mercato europeo entro cinque anni e approdare negli Stati Uniti già dal quarto anno, attraverso un modello a royalties”.
La produzione delle macchine partirà da Senna Comasco, in provincia di Como, dove il team ha già individuato il primo sito produttivo. Il prossimo obiettivo è la realizzazione del prototipo industriale: una volta validato, in circa dodici mesi la startup sarà pronta per entrare sul mercato con i primi clienti, nel momento storico in cui il riciclo del fotovoltaico sta diventando una priorità non più rinviabile.
Target di mercato
I fondatori rivelano che i primi interlocutori sono le aziende di riciclo che oggi non trattano pannelli fotovoltaici, ma che presto saranno obbligate a farlo. “I volumi da smaltire sono in crescita esponenziale, seguendo la curva delle installazioni con un ritardo medio di 25 anni. I primi conti energia, infatti, stanno arrivando a fine vita proprio ora”.
Accanto ai riciclatori tradizionali, il team guarda con interesse anche ai riciclatori del vetro – che rappresenta circa il 70% del peso del pannello – e, in una fase successiva, direttamente ai produttori di pannelli fotovoltaici.
“Quello dei produttori è il target più affascinante, ma anche quello che richiede più forza sul mercato. Per chi fabbrica moduli aprire questo nuovo business del riciclo è estremamente vantaggioso: per legge sono responsabili del fine vita dei pannelli e oggi sostengono solo un costo. Con il nostro sistema possono trasformarlo in un’opportunità”.
Modello di business, digitalizzazione e tracciabilità
A rafforzare ulteriormente il modello di business c’è la scelta della servitizzazione. La startup, infatti, non si limita alla vendita delle macchine, ma propone anche un modello pay-per-use.
“In questo caso la macchina resta di nostra proprietà e viene data in utilizzo al cliente. Noi guadagniamo in base alle tonnellate trattate e per il cliente significa niente investimento iniziale e costi legati all’effettivo utilizzo”.
Si tratta di un approccio reso possibile proprio dalla natura modulare e trasportabile della macchina, che può essere spedita in container e installata rapidamente anche direttamente nei siti dove i pannelli vengono smaltiti.
Accanto alla componente hardware, la startup sta sviluppando anche una piattaforma digitale per il monitoraggio e la tracciabilità. “Ogni pannello è identificato in modo univoco e il sistema consente di certificare non solo lo smaltimento, ma anche il destino di ogni singolo materiale recuperato”.
“Oggi la tracciabilità è spesso manuale e frammentata – concludono i fondatori di Renovo. – Noi offriamo una tracciabilità completa, diretta e inversa, perfettamente allineata alle future logiche di passaporto digitale dei materiali”.
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