Con il “Progetto Bandiera Hydrogen Valley”, la Regione Piemonte mette a disposizione 10 milioni di euro per il bando che si inserisce nel quadro degli investimenti strategici nazionali legati alla transizione energetica e alla decarbonizzazione dei settori hard-to-abate.
Il bando, per cui si può presentare domanda dal 3 marzo 2026 al 30 giugno 2026, chiarisce che l’obiettivo non è la sola produzione di idrogeno, ma la realizzazione di ecosistemi territoriali integrati. Come indicato testualmente nell’Avviso, la misura mira alla creazione di una hydrogen valley “attraverso il sostegno ad un sistema di investimenti che si concretizzi in una completa catena del valore dell’idrogeno”, incentivando contestualmente domanda e offerta sul territorio regionale.
Possono presentare domanda imprese di tutte le dimensioni, in forma singola o associata; partenariati tra imprese; associazioni con organismi di ricerca e/o Pubbliche Amministrazioni.
Secondo il testo ufficiale, sono ammissibili i progetti bandiera che prevedono, congiuntamente:
-uno o più impianti di produzione di idrogeno e relativi sistemi ausiliari necessari al processo produttivo, comprensivi di eventuali sistemi di compressione e di stoccaggio dell’idrogeno;
-un piano di formazione e/o informazione, anche pluriennale, per la promozione del progetto stesso e dei vettori energetici sostenibili;
– un progetto connesso all’uso dell’idrogeno in settori di particolare valenza territoriale, definita sulla base della domanda di idrogeno derivante dal territorio.
Il sostegno della misura sarà fornito sotto forma di sovvenzione a fondo perduto. I progetti devono essere avviati entro 6 mesi dopo la presentazione della domanda e conclusi entro 36 mesi dalla concessione dell’agevolazione.
Il bando stabilisce che l’idrogeno deve essere prodotto tramite elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili o, in alternativa, da bioidrogeno conforme ai criteri di sostenibilità. Gli elettrolizzatori devono avere una potenza compresa tra 1 e 10 MW e l’impianto deve essere abbinato a impianti FER addizionali, con una capacità pari ad almeno il 20% della potenza dell’elettrolizzatore, eventualmente integrati con sistemi di accumulo elettrico.
Non è ammessa l’immissione in rete per finalità di vendita dell’energia prodotta da impianti addizionali asserviti, rafforzando quindi il concetto di autoconsumo energetico finalizzato alla produzione di idrogeno.
Tutti gli impianti devono essere localizzati in aree industriali dismesse, come definite dal decreto ministeriale di riferimento. Il bando sottolinea che tali aree devono essere idonee sotto il profilo infrastrutturale (connessione elettrica, risorsa idrica, accessibilità logistica).
Il bando, infine, individua i principali ambiti di utilizzo: mobilità a zero emissioni, inclusi trasporto pubblico locale, logistica pesante, veicoli speciali e mezzi aeroportuali; e processi industriali hard-to-abate, come siderurgia, ceramica, vetro, chimica e petrolchimica.
È esplicitato, infine, che gli investimenti devono portare a una sostituzione effettiva dei combustibili fossili, e non a semplici adeguamenti normativi .
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