CES 2026 e la nuova architettura dello stoccaggio dell’energia

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Per anni la transizione energetica è stata raccontata come una corsa alla potenza: più fotovoltaico, più eolico, più gigawatt. Al CES 2026 è emersa una realtà diversa. Il problema non è più quanto riusciamo a produrre, ma quanto bene riusciamo a gestire l’energia nel tempo. In un sistema elettrico dominato da rinnovabili intermittenti, data center e mobilità elettrica, la variabile critica non è il picco, ma la durata, la stabilità e il controllo.

È in questo contesto che vanno letti i segnali più forti arrivati da Las Vegas.

Il riconoscimento assegnato a KEPCO per il suo HESS – Hybrid Energy Storage System è stato probabilmente il più rilevante in chiave sistemica. HESS combina aria compressa, accumulo idraulico e gravitazionale e controllo digitale in un’unica infrastruttura capace di superare il gigawattora di capacità, con durate oltre le otto ore e una round-trip efficiency intorno all’80%, in linea con i migliori sistemi elettrochimici ma con una massa energetica di tutt’altra scala. Non è un caso che questo sistema venga spesso descritto come una possibile evoluzione del pompaggio idroelettrico: ne conserva la funzione fondamentale — spostare grandi quantità di energia nel tempo — ma la libera dai vincoli geografici dei bacini e dalle rigidità delle CAES tradizionali, grazie a un’architettura modulare e replicabile.

Un sistema come HESS non serve solo a coprire la notte. Serve a bilanciare giorni di surplus e giorni di scarsità, a stabilizzare nodi congestionati, a fornire servizi ancillari su scala regionale, a fare arbitraggio fisico nei mercati zonali e a garantire resilienza a carichi critici come data center e distretti industriali. Qui lo storage smette di essere un impianto e diventa una funzione strutturale della rete.

Questo non significa che oggi non esistano già soluzioni di long-duration storage. Sistemi BESS a 8 ore e oltre sono già tecnicamente e regolatoriamente possibili, come dimostrato dal MACSE italiano, e tecnologie come Energy Dome, sviluppate in Italia, stanno portando sul campo alternative credibili al litio per queste durate. Ma proprio perché questo primo livello è stato raggiunto, il sistema chiede sempre qualcosa di più: maggiore controllo, maggiore stabilità, maggiore capacità di modulare l’energia su più giorni e su più nodi di rete. HESS si inserisce esattamente in questo spazio.

Se KEPCO rappresenta lo storage come infrastruttura di sistema, Donut Lab mostra cosa sta accadendo allo storage distribuito. La startup finlandese ha presentato al CES 2026 la Donut Battery, una batteria completamente allo stato solido che non è rimasta nel limbo dei prototipi: è già integrata nelle moto elettriche Verge TS Pro e TS Ultra, con consegne commerciali previste dal Q1 2026. Le specifiche dichiarate — circa 400 Wh/kg, ricarica completa in 5–10 minutifino a 100.000 cicli — indicano un salto netto rispetto alle attuali Li-ion. Ma il punto centrale è un altro: una batteria di questo tipo non è più un componente fragile e deperibile, ma un asset energetico durevole, intrinsecamente più sicuro grazie all’assenza di elettrolita liquido e adatto a sostenere cicli intensivi per anni.

Questo ha un impatto diretto sulla rete. Veicoli, flotte, microgrid e infrastrutture digitali possono diventare nodi stabili di accumulo distribuito, non solo carichi. La distinzione tra chi consuma e chi stocca energia inizia a sfumare, e con essa cambia la geometria stessa del sistema elettrico.

A completare questo quadro arriva Dopamine, il sistema sviluppato da Standard Energy e Rebellions, premiato anch’esso al CES 2026 come Hybrid AI Power System. Dopamine integra ESS e intelligenza artificiale per ottimizzare in tempo reale il comportamento degli impianti di accumulo in funzione di prezzi, congestioni e segnali di rete. In un sistema sempre più dominato dallo storage, il valore non è solo nella capacità fisica, ma nella capacità di decidere quando, dove e come quell’energia deve essere usata. Qui lo storage smette di essere un serbatoio e diventa un attore del mercato elettrico.

Naturalmente, tutte queste tecnologie portano con sé interrogativi aperti. L’HESS dovrà dimostrare di poter essere costruito e replicato su larga scala con costi e complessità compatibili con le reti reali. La batteria di Donut Lab dovrà confermare nel tempo le prestazioni promesse, soprattutto su volumi industriali. Le piattaforme AI come Dopamine dovranno mostrare di essere robuste, sicure e affidabili anche in condizioni di stress di rete. Ma il segnale che arriva dal CES è inequivocabile: non siamo più nella fase delle prove di concetto, ma in quella delle prime architetture industriali.

Il CES 2026 ha raccontato una cosa che nel settore dell’energia sta diventando sempre più evidente: la transizione non è più una questione di produzione, ma di orchestrazione. Stiamo costruendo un sistema in cui l’elettricità deve essere spostata nel tempo, nello spazio e nei mercati con la stessa precisione con cui oggi si spostano i dati nelle reti digitali. E in questo nuovo sistema, lo storage — nelle sue forme fisiche, chimiche e algoritmiche — è diventato la vera infrastruttura strategica.

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