“Fateci caso” — spiega a pv magazine Italia Oxy Capital EOS Energia Olio Solare, società impegnata nello sviluppo di oltre 1 GW di impianti agrivoltaici in Italia — “nei post che annunciano trionfalmente un nuovo impianto agrivoltaico si parla sempre dei GWh prodotti, delle tonnellate di CO₂ risparmiate, delle famiglie alimentate. Ma quasi mai della coltura scelta o del valore della produzione agricola attesa”.
Un paradosso, osservano dall’azienda, che rivela quanto spesso la parte “agri” del termine agrivoltaico venga trattata come un elemento marginale. La nuova normativa però cambia radicalmente le regole del gioco.
La conversione del Decreto Legge 175/2025 ha introdotto un concetto chiave che ha scosso il settore: l’obbligo di mantenere almeno l’80% della Produzione Lorda Vendibile (PLV) per poter definire un impianto realmente agrivoltaico.
Traduzione: l’agricoltura deve produrre davvero. “O si fa agricoltura, o l’impianto non è conforme,” spiegano da Oxy.
La PLV (Produzione Lorda Vendibile) è un parametro ufficiale stabilito dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), che misura il valore economico per ettaro della produzione agricola.
“Non è ancora chiaro se il riferimento sarà la PLV effettiva dell’azienda o quella standard pubblicata da CREA,” osservano da Oxy. “La nostra ipotesi è che prevalga la seconda, più semplice da controllare e verificare.”
Partecipa alla sessione tecninca di pv magazine in lingua inglese Dual harvest, double trouble: Tackling EPC barriers in agrivoltaics design che si terrà al KEY – The Energy Transition Expo di Rimini il prossimo 5 marzo. Esperti del settore condivideranno approfondimenti sulle attuali tecnologie agrivoltaiche, sulle principali scelte progettuali e sui principali ostacoli alla standardizzazione e alla scalabilità dei progetti a duplice uso in Europa e in Italia, comprese le problematiche EPC specifiche per ogni regione. Raggiungere l’80% della PLV non è impossibile, ma implica un salto di qualità nella gestione agricola. “Poiché una parte del terreno non è tecnicamente coltivabile, bisogna compensare con un upgrading della coltura,” spiegano gli ingegneri agronomi di OXY. “Passare, per esempio, da un uliveto tradizionale a uno intensivo, o integrare irrigazione a goccia, meccanizzazione e monitoraggio di precisione.” Per Oxy EOS, il modello interfilare — con distanze tra 6,5 e 11,5 metri e pannelli mono o bifacciali — consente di piantare oltre mille ulivi per ettaro. Le piante, irrigate e gestite in modo completamente meccanizzato, garantiscono una PLV potenziale da 3.000 a 4.000 euro/ha, ben oltre i valori standard regionali (1.400–2.100 euro/ha). In quest’ottica l’agricoltura diventa parte integrante del business plan. Lo conferma a pv magazine Italia Stefano Visalli, Founder & Managing Partner di Oxy EOS: “Molti investitori fotovoltaici si preparano a pagare il conduttore agricolo mentre nel caso di Oxy EOS l’attività è a totale nostro carico. Noi siamo remunerati dalla vendita del prodotto agricolo e quindi non dipendiamo dalla vendita di servizi.” Un approccio industriale alla produzione agricola, con un accordo trentennale di filiera con Olio Dante S.p.A., assicura ritiro e valorizzazione del prodotto finito, chiudendo il cerchio tra efficienza energetica e reale produzione agricola. In definitiva, la PLV non è solo un coefficiente di legge ma una vera cartina di tornasole della solidità economica e agronomica dei progetti agrivoltaici. I presenti contenuti sono tutelati da diritti d’autore e non possono essere riutilizzati. Se desideri collaborare con noi e riutilizzare alcuni dei nostri contenuti, contatta: editors@nullpv-magazine.com.






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