KEY – The Energy Transition Expo ha inaugurato oggi a Rimini la sua quarta edizione, trasformando fino a venerdì 6 marzo il quartiere fieristico in una piattaforma europea di riferimento per la transizione energetica nel bacino euro-mediterraneo.
pv magazine Italia è presente in fiera allo stand 410 del Padiglione B7 e ha partecipato alla cerimonia di apertura dei tre giorni fieristici.
I numeri di KEY 2026
Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della Divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group, ha riportato al centro del dibattito il tema dell’indipendenza energetica come leva di sicurezza e competitività per i sistemi industriali europei.
“Il conflitto ha rimesso l’energia al centro dell’agenda: l’indipendenza energetica è oggi un fattore di sicurezza ma anche di competitività per i nostri sistemi industriali”, ha spiegato.
Astolfi ha ricordato come in pochi anni la manifestazione sia cresciuta rapidamente: “Rimini è diventata il punto d’incontro tra industria, tecnologia e istituzioni”. In quattro anni KEY è passata da una presenza limitata, condivisa con Ecomondo, a occupare 24 padiglioni e circa 125 mila metri quadrati lordi di esposizione, con tre ingressi aperti.
L’edizione 2026 conta 1.065 brand espositori, con circa il 30% di presenza internazionale. “Non solo dalla Cina, ma anche da Paesi europei come Spagna, Germania, Danimarca e Regno Unito”, ha sottolineato Astolfi.
“Abbiamo inoltre oltre 50 tra top buyer e delegazioni internazionali, nonostante qualche volo cancellato nelle ultime ore: è la dimostrazione che il mercato è maturo e che il mondo guarda alle tecnologie che nascono qui”.
La manifestazione rappresenta sette filiere integrate del sistema energetico: solare, accumulo energetico, eolico, efficienza energetica, idrogeno, mobilità elettrica e città sostenibili, con percorsi che mettono in relazione produzione, reti, servizi e soluzioni per l’elettrificazione dei consumi.
“Quest’anno introduciamo con forza il tema della finanza – perché senza finanza i progetti non arrivano a terra – e quello della digitalizzazione, che ha un ruolo cruciale nella gestione intelligente di impianti e reti”, ha aggiunto Astolfi.
All’ingresso est trova spazio un’area dedicata all’efficienza energetica dell’edificio: “un progetto che racconta la casa green, dai materiali ai sistemi di efficientamento e alla generazione distribuita”.
Forte anche la presenza dell’Africa, in collegamento con il Piano Mattei. “L’Italia vuole essere un ponte tra Africa e Mediterraneo e per questo ospitiamo delegazioni da Marocco, Tunisia, Sudafrica e altri Paesi africani”.
“L’innovazione attraversa tutta la fiera”, ha concluso Astolfi, anticipando “uno spazio dedicato alle startup e alle scaleup ma anche al capitale umano: senza competenze non si realizza la transizione energetica”.
Nel complesso sono 160 tra convegni, workshop ed eventi dedicati in particolare alla competitività europea, alla governance della transizione energetica e alla rimozione degli ostacoli normativi e industriali che ancora rallentano il settore.
KEY piattaforma europea e nascita di SEC
Per Maurizio Renzo Ermeti, presidente di Italian Exhibition Group, la crescita di KEY è il risultato di una scelta strategica compiuta quattro anni fa. “Quando abbiamo deciso di staccare KEY da Ecomondo avevamo l’obiettivo di investire sull’energia come leva industriale, economica e strategica autonoma. Oggi quella visione si traduce in numeri solidi e in un riconoscimento internazionale sempre più strutturato”.
Guardando al futuro, Ermeti ha annunciato la nascita di un nuovo evento dedicato al settore solare e allo storage. “A settembre a Vicenza nascerà SEC, un nuovo appuntamento interamente dedicato al solare e allo storage, pensato per dialogare con il distretto produttivo veneto e accompagnare le imprese nei percorsi di decarbonizzazione”.
Secondo Ermeti, la transizione energetica richiede sempre più integrazione tra filiere: “Fotovoltaico, storage, idrogeno, reti, mobilità elettrica ed efficienza non possono più essere mondi separati, ma parti di un unico sistema”.
Pichetto Fratin: rinnovabili in crescita, ma il gas resterà ancora per decenni
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato come la transizione energetica si stia sviluppando in un contesto geopolitico complesso.
“Il sistema energetico globale è sottoposto a forti tensioni”, ha spiegato. “L’unica risposta alla domanda su cosa stia succedendo è che siamo in una fase di grande trasformazione”.
Secondo il ministro, l’Italia parte da una vulnerabilità strutturale: “Importiamo quasi tutta l’energia che consumiamo”. La produzione nazionale è limitata: “Produciamo pochissimo gas e una quota ridotta di energia idroelettrica”.
Da qui la necessità di accelerare sulle rinnovabili: “La sfida è chiara: dobbiamo svilupparle sia per la decarbonizzazione sia per la sicurezza energetica”. Questo non significa però abbandonare rapidamente il gas. “Il gas continuerà ad accompagnarci per 30-40 anni, perché garantisce la continuità del sistema”.
Oggi infatti “circa il 49% della nostra energia dipende dal gas e il prezzo del gas incide per circa il 75% sul costo dell’energia”.
Il mix energetico futuro dovrà quindi includere diverse tecnologie: “Più fotovoltaico, più eolico, più geotermico, più idroelettrico e naturalmente anche nuove tecnologie come l’idrogeno”.
Il ministro ha inoltre sottolineato che la sfida energetica riguarda anche la crescita della domanda. “Oggi consumiamo poco più di 300 terawattora, ma secondo molti analisti tra 15 e 20 anni potremmo arrivare a circa 500 terawattora. Questo significa che dobbiamo aumentare la produzione energetica, non solo sostituire le fonti”.
Pichetto Fratin ha poi ricordato l’importanza della regolazione e del confronto tra istituzioni e imprese. “Il decreto energia è stato costruito attraverso un confronto continuo con imprese e regioni. Non sempre siamo stati d’accordo, ma il confronto è necessario”.
Tra i nodi principali restano le aree idonee per gli impianti rinnovabili, spesso oggetto di opposizioni locali. “Se non troviamo un equilibrio tra sviluppo e tutela dei territori rischiamo di bloccare lo sviluppo energetico del Paese”.
Un segnale positivo arriva però dal mercato: “Fotovoltaico ed eolico a terra ormai stanno in piedi anche senza incentivi, grazie a strumenti come i PPA (Power Purchase Agreement). Questo dimostra che il settore sta maturando”.
Emilia-Romagna, laboratorio industriale e urbano della transizione
Irene Priolo, vicepresidente e assessora all’Ambiente dell’Emilia-Romagna, ha ricordato il peso industriale della regione. “Abbiamo 429 mila imprese, una ogni dieci abitanti, che rappresentano circa il 9% del PIL nazionale, per un valore di circa 180 miliardi di euro”.
Il sistema produttivo regionale include distretti fortemente energivori, come quello ceramico: “Il distretto ceramico dell’Emilia-Romagna rappresenta circa il 90% del comparto nazionale”.
Per questo l’indipendenza energetica è diventata una priorità: “Dobbiamo coniugare i provvedimenti del governo, il lavoro del GSE e il decreto energia con strumenti regionali di carattere finanziario e di pianificazione territoriale”.
La Regione ha attivato diversi strumenti per sostenere gli investimenti delle imprese. “A marzo uscirà un nuovo bando da 10 milioni di euro, con il 75% delle risorse senza interessi, per aiutare le imprese a investire in efficientamento energetico”.
Priolo ha poi ricordato il lavoro sulla pianificazione delle aree idonee per le rinnovabili: “Vogliamo consentire alle imprese di sviluppare autoconsumo e comunità energetiche, aumentando l’indipendenza energetica del sistema produttivo”.
Anna Montini, assessora alla Transizione energetica del Comune di Rimini, ha invece sottolineato il ruolo delle amministrazioni locali. “I comuni sono la prima frontiera della transizione energetica, quella che i cittadini vedono nelle scuole, negli impianti sportivi e negli edifici pubblici”.
Dal 2012 Rimini ha installato numerosi impianti fotovoltaici sugli edifici pubblici. “Al 31 dicembre 2024 abbiamo 35 impianti fotovoltaici per 1.236 kW di potenza installata, mentre entro il 2026 arriveremo a 45 impianti per circa 3,26 MW”.
Il Comune sta inoltre sviluppando una Comunità energetica rinnovabile (CER) con una potenza complessiva di circa 1,75 MW, destinata anche a sostenere le famiglie più vulnerabili dal punto di vista energetico.
Export e tecnologie italiane
Sul ruolo internazionale della filiera è intervenuto Maurizio Forte, direttore centrale ICE per i settori dell’export. “L’energia è il più strategico tra i settori strategici: dalle materie prime alla logistica, dalle tecnologie alla distribuzione”.
Secondo Forte, l’Italia esprime eccellenze riconosciute a livello globale. “Chiudiamo il 2025 con circa 4,3 miliardi di euro di export in questo settore, in crescita di circa il 3% rispetto al 2024”. Gli Stati Uniti restano “uno dei principali mercati di sbocco”, mentre crescono nuove opportunità in Africa mediterranea, Medio Oriente, India, Brasile e Asia.
“La sfida è passare da fornitori di componenti a partner di sistema, integrando tecnologie, servizi e finanza”.
GSE e strumenti per accelerare la transizione
Marco Vigilante, amministratore delegato del GSE, ha ricordato che il gestore svolge un ruolo centrale nell’implementazione delle politiche energetiche. “Gli attori principali della transizione restano le imprese e i cittadini che investono nelle rinnovabili, spesso contando sulla finanza pubblica”.
Tra gli strumenti più rilevanti, Vigilante ha citato le nuove procedure FER X. “L’ultima procedura ha visto la partecipazione di 8.000 MW, un segnale molto positivo”.
Importante anche il meccanismo dell’Energy Release, pensato per sostenere la grande manifattura: “Consente forniture di energia a 65 euro per megawattora per tre anni in cambio di nuovi investimenti nelle rinnovabili”. “Politica industriale e decarbonizzazione devono procedere insieme”, ha concluso Vigilante.
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