Con una pipeline nazionale superiore a 6,5 GW tra fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo, Iberdrola rafforza la propria presenza nel mercato italiano delle rinnovabili. L’obiettivo è superare i 400 MW installati entro la fine dell’anno, puntando su grandi impianti utility scale, PPA di lungo periodo e progetti ibridi con sistemi di accumulo.
Al KEY – The Energy Transition Expo di Rimini, Valerio Faccenda, Country Manager di Iberdrola Italia, ha spiegato a pv magazine Italia la strategia del gruppo in uno dei sistemi elettrici europei più esposti alla volatilità dei prezzi dell’energia.
“L’Italia è un grande Paese industriale, con consumi elettrici elevati e una forte dipendenza da fonti fossili e dall’import di energia: la nostra priorità è offrire energia rinnovabile a prezzo competitivo e stabile nel tempo”.
Nata come gruppo idroelettrico, Iberdrola festeggia 125 anni di storia e – sottolinea il manager italiano – oggi è la prima utility elettrica europea per capitalizzazione di Borsa e la seconda al mondo, con oltre 42 GW di capacità rinnovabile globale. La crescita è avvenuta scommettendo in anticipo su rinnovabili e reti e sviluppando un profilo tipicamente industriale: investimenti per costruire e gestire impianti nel lungo periodo, piuttosto che rivenderli sul mercato con logiche speculative.
Per il gruppo, l’Italia è un banco di prova ideale: mix energetico ancora sbilanciato su gas e import, peso delle rinnovabili fermo intorno al 40% e un obiettivo politico di passare da “un terzo a due terzi” di generazione green per ridurre la vulnerabilità del sistema Paese alla volatilità delle commodity. In questo contesto Iberdrola vede spazio per portare nel mercato italiano la propria esperienza internazionale su PPA, grandi impianti utility scale e soluzioni ibride con storage.
Per Faccenda, i Power Purchase Agreement (PPA) sono oggi la leva principale per disaccoppiare in modo strutturale il costo dell’energia dalla volatilità dei mercati all’ingrosso. “I PPA consentono all’industria di programmare investimenti e strategie di lungo periodo perché offrono un prezzo stabile e competitivo per molti anni, mentre per l’investitore permettono di remunerare un investimento iniziale su generazione rinnovabile autonoma per il Paese”, osserva il manager, sottolineando l’affinità di “DNA” tra un operatore industriale come Iberdrola e il tessuto manifatturiero italiano.
La maturità tecnologica rende il fotovoltaico a terra un pilastro di questo modello: secondo Faccenda – confermando le affermazioni del Ministreo Pichetto Fratin ieri in apertura di fiera – oggi gli impianti utility scale si reggono sul mercato senza bisogno di incentivi, grazie a una curva dei costi in costante discesa e ai progressi dell’industria solare internazionale. Le aste FER X, aggiunge, hanno confermato questa competitività, con progetti assegnati a livelli di prezzo spesso inferiori alle aspettative di mercato, e per un investitore di lungo periodo “la vera differenza non la fa il prezzo di picco, ma la stabilità regolatoria e di contesto su 30‑40 anni di esercizio”.
Resta però il tema classico delle rinnovabili non programmabili: la curva di produzione di fotovoltaico ed eolico non coincide sempre con quella della domanda. “Per questo lo storage sta diventando uno dei nostri assi strategici: l’accumulo elettrochimico è sempre più competitivo, i costi di investimento scendono e le batterie consentono una penetrazione sana delle rinnovabili nel sistema, allineando offerta e fabbisogno”, spiega Faccenda, ricordando che Iberdrola porta in dote anche una lunga esperienza nello storage idroelettrico in Spagna.
Nel portafoglio italiano, fotovoltaico e sistemi di accumulo tendono ormai a viaggiare “di pari passo”: la co‑localizzazione di impianti FV utility scale e batterie diventa un vero e proprio “matrimonio” tecnologico, capace di massimizzare l’utilizzo della rete, ridurre gli squilibri di sistema e valorizzare meglio l’energia prodotta. È una direzione che, sottolinea il manager, è coerente con l’impostazione della stessa Terna e con i nuovi schemi di supporto come FER X e Macse che definiscono volumi di capacità di accumulo necessari anno per anno per mantenere competitivo e stabile il sistema elettrico nazionale.
“Non abbiamo un unico business prevalente: tutte le tecnologie di generazione rinnovabile sono strategiche, ma l’ibridazione e la co‑localizzazione sono certamente l’area dove stiamo spingendo di più”, sintetizza Faccenda, che conferma una storica predilezione per l’eolico, senza però sminuire il ruolo crescente del fotovoltaico a terra nel mix.
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