Accordo Seapower–Jolywood: Napoli al centro di una nuova alleanza per il solare europeo

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“A Napoli e in generale nel Mezzogiorno d’Italia si concentrano conoscenze e competenze tecniche di altissimo profilo, che riescono ad attrarre l’attenzione di operatori ed istituzioni internazionali in diversi settori.” Lo ha dichiarato a pv magazine Italia l’ingegner Francesco Lioniello, vicepresidente di Seapower, durante il KEY 2026 di Rimini, dove è stato annunciato l’accordo quadro con Jolywood Solar.

Seapower nasce da un gruppo di ricerca interno al Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Napoli Federico II, oggi evoluto in una rete di società di ingegneria industriale con una forte specializzazione nelle tecnologie rinnovabili, dall’eolico offshore ai sistemi di accumulo.

L’accordo mira a sviluppare in partnership progetti fotovoltaici in Europa, combinando capacità di R&D, ingegneria e implementazione industriale lungo l’intera filiera dell’energia solare. La collaborazione, della durata iniziale di due anni, sarà tradotta in una serie di accordi attuativi focalizzati su sviluppo di impianti, analisi regolatoria e soluzioni tecnologiche avanzate per il mercato europeo.

Jolywood Solar porta in dote la capacità produttiva e il know‑how di uno dei principali player cinesi integrati nel fotovoltaico, con focus su celle e moduli N‑type TOPCon e soluzioni di sistema per l’energia intelligente.

“Seapower opera nel campo dell’ingegneria industriale con un focus particolare sul settore energetico. Oltre ad un certo numero di progetti su scala nazionale, è aggiudicatario di due bandi europei sull’eolico offshore galleggiante ed ora allarga il raggio delle attività R&D al fotovoltaico col supporto ed il coinvolgimento di uno dei primi gruppi aziendali cinesi”, sottolinea Lioniello, evidenziando come la nuova intesa rappresenti un passo naturale nell’evoluzione dell’attività del centro partenopeo.

La presenza di un gruppo globale come Jolywood a fianco di un attore legato all’Università Federico II crea le condizioni per attrarre investimenti, sviluppare progetti su scala utility e consolidare il ruolo italiano nelle catene del valore europee del solare.

Elemento distintivo della partnership è la forte integrazione tra industria e mondo accademico: grazie al legame diretto con l’ateneo napoletano, l’accordo prevede programmi congiunti di ricerca su moduli ad alta efficienza, trasferimento tecnologico verso il mercato europeo, formazione avanzata e dottorati industriali. Il coinvolgimento di giovani ricercatori e l’accesso a infrastrutture come galleria del vento e vasca navale permettono di estendere al fotovoltaico l’esperienza maturata sui progetti europei di eolico offshore galleggiante, aprendo scenari interessanti anche per soluzioni ibride e per applicazioni in ambienti marini e costieri.

L’intesa ha un baricentro geografico chiaro: Napoli e, più in generale, il Mezzogiorno. Qui la combinazione di competenze accademiche, capacità di progettazione e presenza di siti idonei allo sviluppo di nuovi impianti fa del Sud un laboratorio avanzato della transizione energetica. Le ricadute potenziali includono sviluppo di nuova capacità fotovoltaica, rafforzamento della filiera locale – dall’ingegneria ai servizi EPC fino alla O&M – e creazione di occupazione qualificata.”Il valore riconosciuto da Jolywood a Seapower risiede nella qualità intellettuale e nella capacità progettuale del team partenopeo: un patrimonio che non si esaurisce nel tempo, non si svaluta e non dipende dalle oscillazioni del contesto politico”, afferma ancora Lioniello. “L’integrazione di queste competenze rafforzerà il ruolo del Mezzogiorno come motore strategico dell’innovazione energetica, generando ricadute positive per il tessuto economico e sociale e favorendo uno sviluppo industriale e tecnologico orientato alla crescita sostenibile”.

Sul piano europeo, la partnership Seapower–Jolywood si inserisce in una fase in cui la crescita del fotovoltaico è sostenuta anche dalla necessità di diversificare approvvigionamenti e accorciare le catene del valore. L’alleanza tra un centro di ricerca‑impresa radicato in un’università italiana e un grande gruppo asiatico offre un modello di cooperazione in cui la capacità industriale globale viene “tradotta” a scala locale attraverso competenze progettuali e lettura ravvicinata del contesto regolatorio.

Per l’ecosistema accademico italiano, l’accordo rappresenta un esempio concreto di “terza missione”: la capacità di trasformare ricerca e know‑how universitario in piattaforme industriali in grado di dialogare alla pari con i big del settore. La sfida dei prossimi mesi sarà vedere come, a partire da questo quadro, i singoli progetti operativi sapranno trasformarsi in nuova capacità installata, innovazione di prodotto e opportunità di lavoro qualificato lungo tutta la filiera del solare.

 

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