Aree idonee per impianti a fonti rinnovabili: “Si punti al 100% di rinnovabili entro il 2035”

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Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Italia Solare e Legambiente inviano una proposta per rafforzare il disegno di legge attualmente in discussione e allinearlo agli obiettivi di decarbonizzazione.

“Maggiore autonomia energetica, riduzione del prezzo dell’energia, azzeramento delle emissioni e coinvolgimento delle comunità locali sono i principi sui quali deve basarsi l’intervento della Regione. No all’aumento della dipendenza dalle fonti fossili e all’attesa del nuovo nucleare, troppo lontano per dare risposte al qui e ora.”

L’obiettivo è chiaro: la Regione Emilia-Romagna deve dotarsi di leggi e strumenti di programmazione che consentano di arrivare all’obiettivo dell’autonomia delle fonti energetiche fossili.

È con questo spirito che Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Italia Solare e Legambiente hanno presentato le loro proposte alla Regione nell’ambito del confronto sulla nuova legge per l’individuazione delle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili, attualmente in discussione in Assemblea legislativa, e hanno pubblicato oggi un documento di principi da seguire per la definizione di una legge regionale al passo con le necessità di famiglie e imprese del territorio emiliano-romagnolo.

“Crediamo che questa legge, oltre a considerare la dimensione locale e le criticità attualmente presenti all’interno dei processi autorizzativi, purtroppo non superabili in questa fase, debba avere chiaro l’obiettivo della decarbonizzazione completa del sistema energetico italiano e regionale.”

Le finalità presentate dalle associazioni che chiedono questo cambio di passo sono numerose e partono dall’analisi della situazione internazionale.

“In primis, prendiamo atto dello scenario geopolitico odierno: il sistema energetico attuale ci rende fortemente dipendenti dalle importazioni di sostanze fossili, e quando l’offerta si riduce subiamo direttamente l’aumento dei prezzi di carburanti ed elettricità. Solo la produzione da fonti rinnovabili, se sviluppata in modo adeguato e con gli opportuni strumenti per l’immagazzinamento dell’energia prodotta, può liberarci da questa dipendenza.”

Il secondo punto è legato al primo, e riguarda l’aspetto economico.

“Le fonti rinnovabili sono già ‘mature’, quindi economiche e realizzabili in tempi rapidi, se autorizzate. Sono lo strumento migliore per aumentare rapidamente la produzione elettrica domestica, riducendo allo stesso tempo il ricorso alle sostanze fossili. Prima riusciamo ad annullare il ricorso alle fonti fossili, prima riportiamo i prezzi dell’energia a valori accessibili, per le famiglie e per le imprese del territorio. Per inciso, altre soluzioni, come il nucleare, richiedono tempi più lunghi per questioni di complessità e sicurezza degli impianti.”

Il terzo punto è legato alla necessità di rispettare gli obiettivi di mitigazione del cambiamento climatico.

“Vogliamo una legge regionale sulle aree idonee chiara e inattaccabile, per evitare il rischio di ricorsi che mettano un freno alla transizione energetica. Prima raggiungiamo gli obiettivi di azzeramento dei combustibili fossili in circolazione, prima riusciremo a riportare sotto controllo gli effetti del cambiamento climatico che continuano a colpire le comunità di tutto il mondo, oltre che il territorio italiano.”

Le associazioni indicano poi una necessità fondamentale: devono essere rispettate le tempistiche e delle procedure per il rilascio dei titoli autorizzatori.

“Il rispetto delle tempi e delle procedure previste a livello nazionale da parte degli Enti locali preposti alla gestione dei processi autorizzativi deve essere garantito”, sottolineano. “Tenuto conto dei vincoli e dei processi partecipativi, i proponenti devono avere la certezza che, proponendo iniziative rispettose del territorio, queste vedranno ricevere i dovuti titoli abilitativi nei tempi previsti. Lo stesso vale ovviamente per i dinieghi, in caso di iniziative in contrasto con le normative vigenti.”

Viene rimarcata poi la necessità che le ulteriori aree idonee sul territorio regionale non possano corrispondere a percentuali risibili sul totale della superficie.

“Anche in tali aree”, ricordano, “le procedure autorizzative dovranno seguire processi di profonda analisi delle compatibilità ambientali e paesaggistiche per tutelare il territorio. L’impatto degli impianti deve comunque essere valutato per il loro periodo di validità, e cioè per la vita utile degli stessi, al termine della quale vige il ripristino totale del territorio ospitante.”

Le associazioni concludono il documento con un riferimento all’importanza del coinvolgimento delle comunità locali. “Solo attraverso la corretta informazione e la partecipazione dei cittadini al processo di transizione energetica si potrà creare un livello di consapevolezza e di responsabilità condivisa che oggi manca”, sottolineano le associazioni. “I timori delle persone e le difficoltà delle Amministrazioni comunali sono più che comprensibili in assenza di un dibattito informato e della possibilità di confrontarsi pubblicamente con dati oggettivi, in particolare relativi agli obiettivi della transizione energetica e alle motivazioni per cui la normativa nazionale ed europea promuove la diffusione degli impianti a fonti rinnovabili. Al contempo, serve responsabilità da parte dei proponenti dei progetti nell’aprire il confronto con i territori interessati, e impegno da parte delle Amministrazioni locali nell’analizzare i progetti in modo serio, obiettivo e non strumentale, come talvolta può capitare.”

“Siamo a disposizione”, concludono, “per confrontarci con cittadini, associazioni e Pubblica Amministrazione per sostenere questa fase di transizione verso un modello di sistema energetico più diffuso, più economico e meno dannoso per l’ambiente e le comunità. Abbiamo tante motivazioni per procedere in questa direzione”.

“Per un’Emilia-Romagna Regione della transizione energetica”

5 principi per la legge regionale sulle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili

Autonomia energetica

Occorre prendere atto dello scenario geopolitico odierno. Il sistema energetico attuale ci rende fortemente dipendenti dalle importazioni di sostanze fossili: quando l’offerta di combustibili fossili sul mercato globale si riduce, si genera automaticamente un aumento dei prezzi di carburanti ed elettricità.

Solo la produzione da fonti rinnovabili, se sviluppata in modo adeguato e con gli opportuni strumenti per l’immagazzinamento dell’energia prodotta, può liberarci da questa dipendenza e diminuire l’oscillazione dei prezzi causata dagli eventi internazionali.

Riduzione del prezzo dell’energia

A differenza dell’energia elettrica prodotta dal gas, che è più costosa, l’energia prodotta da fonti rinnovabili è più economica: questo perché le rinnovabili sono tecnologie mature, quindi anche realizzabili in tempi rapidi, se autorizzate in tempi congrui.

Prima riusciamo ad annullare il ricorso alle fonti fossili, prima riportiamo i prezzi dell’energia a valori accessibili, per le famiglie e per le imprese del territorio. Altre soluzioni, come il nucleare, richiedono tempi più lunghi per questioni di messa a punto della tecnologia degli SMR, individuazione dei siti idonei, complessità e sicurezza degli impianti e non garantiscono la rapidità necessaria.

Zero emissioni

La maggior parte delle emissioni dei gas responsabili del cambiamento climatico deriva da estrazione, lavorazione e utilizzo dei combustibili fossili. Il contributo del sistema energetico al peggioramento del cambiamento climatico è quindi decisivo e occorre mettere un freno a questa crisi globale.

L’Emilia-Romagna deve raggiungere gli obiettivi di azzeramento dei combustibili fossili in circolazione e può farlo prima di altri territori, per contribuire a riportare sotto controllo gli effetti del cambiamento climatico che continuano a colpire le comunità di tutto il mondo, oltre che il territorio italiano.

Legittimità e obiettivi della legge

Vogliamo una legge regionale sulle aree idonee chiara e inattaccabile, per evitare il rischio di ricorsi che mettano un freno alla transizione energetica. La transizione energetica richiede criteri chiari, tempi certi, strumenti di controllo adeguati e traguardi intermedi a cui fare riferimento, nel rispetto delle procedure codificate dalle norme nazionali, per garantire la realizzazione degli impianti compatibili con il territorio.

Non è il momento di porre ostacoli, ma quello di individuare la traiettoria da percorrere e di porre una cornice normativa e pianificatoria in linea con gli obiettivi da raggiungere. Occorre per questo definire una quantità di aree idonee adeguata agli obiettivi definiti dallo Stato per il 2030 e dalla Regione per il 2035: le superfici disponibili su coperture e aree impermeabilizzate non è sufficiente a raggiungere questi traguardi.

Partecipazione e coinvolgimento

Il governo della transizione energetica richiede un allineamento di obiettivi tra Amministrazioni pubbliche, organizzazioni, tessuto economico e cittadini. Senza una visione comune, l’unico risultato possibile è il conflitto territoriale.

È necessario dotare leggi e piani energetici di tutti gli strumenti per il monitoraggio trasparente e continuo, e al contempo predisporre piani di informazione, iniziative di coinvolgimento e strumenti per coinvolgere e supportare economicamente famiglie e imprese nel percorso di transizione energetica