Una nuova ricerca dalla Francia evidenzia come l’altezza dei pannelli fotovoltaici possa influenzare in modo critico il flusso d’aria e l’evapotraspirazione nei sistemi agrovoltaici. Secondo lo studio, pannelli installati a meno di 3 metri di altezza possono modificare significativamente le condizioni microclimatiche, incidendo sulla crescita delle colture.
Uno studio quadriennale ha riveltao che i pannelli solari installati in un frutteto di pere australiano hanno ridotto i danni causati dal sole e dalla grandine, ma hanno anche ridotto la resa e alterato la colorazione dei frutti. I risultati della ricerca hanno anche evidenziato potenziale applicabilità dei dati rilevati ad altre colture frutticole come mele e ciliegie.
Una nuova ricerca mostra che i sistemi agrovoltaici possono rimodellare il suolo, modificandone umidità, temperatura e attività microbica, creando microzone eterogenee sotto e tra i pannelli. Una progettazione e gestione oculata possono migliorare la salute del suolo e la resilienza delle colture, soprattutto in aree degradate o aride, anche se gli effetti a lungo termine restano ancora incerti.
Ricercatori svedesi hanno sviluppato una metodologia innovativa per ottimizzare i sistemi agrivoltaici in Europa, evidenziando come distanza tra i filari, tipo di impianto e orientamento dei pannelli debbano essere adattati al clima locale, alle colture e ai vincoli normativi.
Scienziati brasiliani hanno sviluppato un modello di riferimento per l’agrivoltaico basato sulla pendenza del terreno, evidenziando che i siti con inclinazioni inferiori al 15% offrono il miglior equilibrio tra idoneità agricola e fattibilità tecnica. L’analisi, condotta su 30 studi, mostra che i terreni più ripidi possono comunque ospitare impianti fotovoltaici, ma richiedono progetti adattati, limitazioni sull’utilizzo del suolo, attenzione ai rischi di erosione e costi di installazione più elevati.
Uno sondaggio condotto nella regione spagnola di Murcia su 238 enoturisti ha rilevato un ampio sostegno all’agrivoltaico nei vigneti: il 94% degli intervistati si è dichiarato favorevole all’integrazione solare, e la maggior parte non ha percepito alcun conflitto con il paesaggio.
Un gruppo di ricerca in Germania sostiene di aver rilevato che i costi dell’agrivoltaico, nella maggior parte dei casi, superano di gran lunga i benefici per l’agricoltura. Lo studio solleva dubbi sull’efficacia dei sussidi attuali e sottolinea la necessità di progettare sistemi più competitivi dal punto di vista economico.
Un recente studio dell’Università degli Studi di Firenze ha dimostrato che i sistemi agrovoltaici possono ridurre la resa delle patate fino al 15% rispetto alla coltivazione in piena luce. Tuttavia, un ombreggiamento moderato all’inizio della stagione della semina può contribuire a ritardare l’evaporazione dell’umidità del suolo, prolungando l’accumulo di biomassa e migliorando l’efficienza dell’uso dell’acqua.
Uno studio internazionale evidenzia che il successo dei progetti agrovoltaici dipende da una progettazione olistica e su misura per ogni azienda agricola, che integri fin dall’inizio il layout fotovoltaico con la meccanizzazione agricola. Senza un corretto allineamento tra macchinari, colture e impianti fotovoltaici, gli impianti agrovoltaici rischiano di ridurre la superficie coltivabile, abbassare l’efficienza dei campi e aumentare i costi operativi, compromettendo la redditività delle aziende coinvolte.
JMG Cranes, produttore di gru semoventi elettriche, avvia la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 1,3 MW con sistema di accumulo da 1 MWh presso il nuovo polo produttivo di Sarmato (Piacenza). L’infrastruttura sarà realizzata entro giugno 2026 e alimenterà il sistema di produzione di idrogeno verde alla base della futura Hydrogen Valley dell’azienda.
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