Tages Capital punta al raddoppio della capacità rinnovabile in Italia entro 2027

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Tages Capital spiega a pv magazine che si sta preparando a lanciare un nuovo fondo con un obiettivo di raccolta di 750 milioni di euro.

L’azienda, che al momento ha già investito circa 650 milioni, vuole usare il terzo fondo per aumentare di almeno il 60% la propria capacità rinnovabile in Italia entro il 2027, considerando anche investimenti in batterie e idrogeno. 

“Investiremo questi nuovi fondi in transizione energetica secondo l’Articolo 9. Puntiamo a gestire almeno a 1 GW di fotovoltaico entro il 2027,” spiega Luca Gianni,  Project Manager e Asset Manager di Tages Capital SGR. Al momento Tages ha un portafoglio di rinnovabili da 620 MW, di cui 540 MW di fotovoltaico. 

Gianni fa riferimento all’Articolo 9 della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) che definisce i prodotti d’investimento sostenibili e i relativi obblighi di rendicontazione e comunicazione. 

Il fondo sta valutando investimenti, non solo nel fotovoltaico e  nell’eolico, ma anche in progetti di accumulo e sta studiando le possibilità derivanti dall’idrogeno.

Per ora Tages non ha obiettivi per regioni, ma sta considerando le aree con maggiore irraggiamento. Il focus per ora è su Sardegna, Sicilia, Puglia e Lazio. 

“Il finanziamento del raddoppio del Tyrrhenian Link è una buona notizia. Ma con impianti da 50-100 MW si fa in fretta a saturare l’export verso il continente. I vincoli fisici della rete rimarranno,” sostiene Gianni. 

Oltre alle complessità della rete, Tages Capital rileva delle lentezze e incoerenze legislative. Norme non coordinate tra di loro che creano delle incertezze sul mercato e che non permettono una pianificazione di lungo periodo per investitori qualificati. 

“Il decreto che deve determinare le aree idonee è in fase di parto da più di un anno. Il concetto di aree idonee è stato introdotto con un vecchio decreto del 2021. L’incremento delle soglie dell’applicabilità di Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) e Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) dipende da una definizione di area idonea non ancora trovata e condivisa con tutte le Regioni. Esiste l’area idonea sugli impianti esistenti, ma non è possibile elaborare un piano centrato di lungo periodo”, dice Gianni. 

Le sicurezze principali al momento sono legate alle semplificazioni su repowering, revamping e nuovi impianti su aree industriali. Tages Capital ha già una serie di cantieri aperti di installazioni gestite con i primi due fondi.

L’azienda spera, inoltre, in forme di sostegno per garantire la sostenibilità finanziaria dell’investimento.

“Gli incentivi non servono forse più in termini di redditività, ma in termini di stabilità di ricavi. Questo aumenta poi la finanziabilità dei progetti. Strutture come le vecchie aste con tariffe per differenze, dentro il vecchio decreto che per proroga continua, potrebbero essere strumenti utili, magari con parametri rivisti,” dice Gianni. La maturità tecnologica del fotovoltaico è tale che la redditività è garantita, ma rimangono rischi di controparte. 

Secondo il project manager, un contratto a due vie con il GSE è un incentivo, ma “depotenziato”. “È una remunerazione basata sul mercato, ma con delle integrazioni per raggiungere un flusso stabile di ricavi. Questo è lo schema migliore per tutelare allo stesso tempo la competitività del mercato e la sostenibilità degli investimenti.”

D’altra parte, PPA corporate o PPA sottoscritti con trader come controparte espongono a un maggior rischio controparte. “Spostare il rischio sui trader o sulle aziende, con alcune società che potrebbero avere delle difficoltà economiche in futuro, implica dei rischi per un portafoglio. La banca poi si trova in difficoltà a finanziare progetti fotovoltaici, almeno per investitori qualificati”, sostiene Gianni.

La mancanza di stabilità dei ricavi e le difficoltà autorizzative complicano le istallazioni su aree agricole. 

“Il focus sull’agrivoltaico è nobile perché promuove sinergie tra fotovoltaico e agricoltura, ma se vuoi fare i numeri devi avere una strategia più solida”.

Secondo Gianni, il RePowerEU è uno sviluppo positivo. “Installare più di 80 GW entro il 2030, con oltre 300 miliardi di investimenti stimati fa segnare un’accelerazione. Noi abbiamo dei target sul prossimo fondo per attività che derivano da RePowerEU. All’interno del PNRR, al momento però c’è poca visibilità per le rinnovabili utility-scale. Rimane il vincolo sulla possibilità di incentivare degli impianti su aree agricole”, conclude.

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