SentNet, produttore di sistemi agrivoltaici verticali, a pv magazine: l’interesse cresce

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La società SentNet ha presentato al mercato il sistema SkyGre nel gennaio 2023, una configurazione impiantistica per l’agrivoltaico con pannelli solari bifacciali con un tilt verticale di 90 gradi e un orientamento azimutale Est-Ovest. La configurazione include un sistema di raccolta dell’acqua piovana integrabile. Secondo la società umbra il sistema permette di usare solo l’1% dei terreni agricoli e produrre più energia rispetto ad un impianto convenzionale di stessa potenza nominale, i dati specifici sono in fase di consolidamento su un periodo temporale consono. pv magazine ha parlato con Christian Falchetti, Amministratore della società, per capire come sia stato recepito il sistema nel suo primo anno sul mercato.

pv magazine Italia: Voi dite che gli impianti agri-solari SkyGre possono essere utilizzati come elementi di recinzione per allevamenti animali all’aperto su terreni agricoli, ad esempio per l’allevamento di galline. È lo stesso per altre tipologie di allevamento? Quali le più complesse da gestire con il vostro sistema?

Stiamo lavorando per garantire un’efficace integrazione del sistema SkyGre in ambienti agricoli, con particolare attenzione all’allevamento di galline. Al momento, non abbiamo ancora dettagli specifici su altre tipologie di allevamento, ma stiamo valutando le potenziali applicazioni e adattamenti futuri del nostro sistema.

Voi scrivete che le distanze tra le file di pannelli solari verticali possono variare da 10 a 20 metri. Perché questo range? Perché non ha senso oltre i 20 metri?

In primo luogo la distanza minima va calcolata sulla location specifica per evitare ombreggiamenti interfilare, che normalmente appunto varia circa nel range citato. Detto questo poi è una questione esclusivamente di “densità di potenza” e perdite dell’energia prodotta dovute alla trasmissione via cavo, nel senso che nulla vieta di andare oltre i 20mt, ma se non c’è una necessità specifica per farlo oppure un vincolo di spazio non risulterebbe conveniente per il rapporto potenza installata/appezzamento di terreno utile. A livello impiantistico, distanze più corte possono essere adottate per ottimizzare l’installazione dell’impianto, massimizzando l’efficienza energetica e la capacità complessiva che di norma (In Italia) varia dai 5m ai 10M a seconda che si utilizzi SkyGre MONO (a singolo pannello in verticale) o SkyGre DUO (a doppio pannello in verticale).

Dite che il vostro sistema riduce l’ombreggiamento sul suolo con una percentuale di occupazione del suolo pari solo al 1%, consentendo il pieno utilizzo della terra per gran parte delle attività agricole e zoologiche, rispetto al 60% degli impianti convenzionali. Questo 1% è calcolato con file di pannelli a 10 o 20 metri?

L’occupazione del suolo al 1%, come indicato, si riferisce a un impianto standard con una distanza interfilare di 10 metri. Tuttavia, il range oltre i 10 metri riflette la flessibilità del sistema nel soddisfare diverse esigenze, mantenendo al contempo un’efficienza ottimale. In effetti la spiegazione in questo caso è indiretta, si intende che un impianto classico copre letteralmente tra il 50/60% del suono disponibile ombreggiandolo ma anche proprio “coprendolo”. Nel caso di SkyGre, invece, coprendo di fatto il suolo per una percentuale ridottissima (appunto 1% o poco più), l’ombreggiamento è estremamente ridotto e comunque non si tratta di una copertura del terreno, essendo appunto i pannelli in verticale.

Quante volte è stato usato il vostro sistema nel mondo? Potete offrire anche uno split per Paese? Quanti in Italia e in quali regioni?

Attualmente, stiamo implementando le prime installazioni, principalmente in Italia. Per quanto riguarda la presenza nel mondo, le installazioni sono ancora in fase iniziale. Al momento, non disponiamo di dati specifici sul numero totale di utilizzi del sistema nel mondo o uno split per Paese, ma stiamo espandendo la nostra presenza sia in stati europei che extra UE.

Riportate che la produzione di energia rinnovabile degli impianti agri-solari SkyGre garantisce prestazioni leggermente superiori rispetto agli impianti tradizionali a terra o su tetto orientati verso Sud, con investimenti comparabili a quelli degli impianti classici a terra orientati verso Sud. Potete presentare dei numeri a riguardo? Secondo quali ricerche?

Gli impianti SkyGre oggi in opera sono in costante monitoraggio per ottenere uno storico, su periodo temporale consono, che possa fornire una stima dei benefici effettivi dei rendimenti. I dati sin qui raccolti dimostrano che la tecnologia non solo pareggia le evidenze degli impianti classici ma risulta superiore. I risultati derivano principalmente dall’approccio differente a livello tecnologico. In particolare si ottengono più ore in termini di insolazione, minor temperatura di esercizio e minor deposito di sporcizia sui moduli verticali, che determinano non solo un modo per migliorare le performance in senso complessivo, ma anche per ottenere migliori risultati nel tempo. I numeri sotto studio, sono derivanti da impianti in opera e comparati con impianti classici in location limitrofe. Non siamo ancora pronti a rilasciare gli studi ufficiali per le motivazioni di cui sopra.

Scrivete che, dato che il rischio grandine è inferiore per i pannelli verticali, questo implicherà polizze assicurative meno care. Avete già esperienza di questo? Potete quantificare i costi assicurativi in termini percentuali? Rispetto a quale sistema alternativo?

I pannelli integrati verticalmente sono per natura architettonica meno soggetti a rischi e danni da grandine, e questo abbiamo avuto modo di testarlo anche in campo, questo consente innanzitutto di poter trattare con gli assicuratori differentemente da come si farebbe per un impianto classico, ottenendo sicuramente un beneficio economico; in alcuni casi, l’imprenditore potrebbe anche assumersi il rischio di non assicurare l’impianto contro questo fenomeno, proprio per il rischio molto basso, qualora non trovi un accordo con l’assicuratore. Per quanto riguarda il vantaggio economico, questo dipende chiaramente da ogni singola compagnia assicurativa, ma in ogni caso i primi feedback hanno dimostrato grande disponibilità sulla tematica.

Gli impianti agri-solari SkyGre non richiedono fondamenta in cemento e non necessitano di livellamento dei terreni. Quali i rischi derivanti dal vento? I costi assicurativi per la copertura dal rischio vento sono uguali a quelli dei pannelli orizzontali?

Tutti i progetti fanno capo ad uno studio di ingegneria strutturale con metodologie di simulazione utilizzando applicazioni specifiche di AI che permette di progettare adeguatamente la struttura in qualunque condizione di vento. Dunque a seconda della location di installazione e della conformazione del terreno, viene configurata la struttura portante in modo che sia consona e conforme a garantire resistenza adeguata ai venti.

Scrivete che la configurazione di installazione permette l’utilizzo sia della parte anteriore che di quella posteriore del pannello. L’efficienza sulla parte posteriore è indicata dal coefficiente di bifaccialità, che può variare dal 50% al 95% a seconda della tecnologia adottata. Quali le considerazioni economiche che porteranno gli investitori agricoli/energetici a scegliere un più alto o basso di bifaccialità? Potete fornire esempi?

Ad oggi la migliore tecnologia adottabile in termini di costi/benefici e quella bifacciale TOPCon con bifaccialità all’80%, ovviamente più si sale (es. HJT fino al 95%) e più aumenta l’efficienza in modo lineare con l’aumento della bifaccialità. Ovviamente i maggiori costi tecnologici vanno verificati con stime di produzione accurate e business plan specifici.

Riportate che la ridotta esposizione alla luce diretta delle ore più calde della giornata (12:00) consente una maggiore dissipazione termica, aumentando l’efficienza dei pannelli. “Inoltre, la minore radiazione solare diretta riduce l’invecchiamento delle celle solari e del pannello in generale, prolungando a vita utile dell’impianto”. Di quanto possono prolungare la vita utile?

Parliamo di un impatto piuttosto importante secondo i dati che stiamo raccogliendo, da un lato parliamo di efficienza del pannello mantenuta più alta grazie alla minor temperatura di esercizio, soprattutto in estate, (ricordiamo che le efficienze solitamente riportate nei datasheet sono calcolate a temperatura standard di 25° Celsius); in secondo luogo il sistema stesso funziona diminuendo la potenza di picco ma aumentando le ore, causando meno stress e riscaldamento anche dei componenti accessori, gli stessi inverter ad esempio, ma anche cavi, connettori e tutto quanto nella filiera elettrica. Dal lato della vita utile, questi effetti si riflettono anche sul naturale decadimento di efficienza dei pannelli nel tempo, che risulta molto ridotta rispetto al normale. In questo senso un utile studio terzo sugli impatti della temperatura sulla tecnologia dei pannelli PV in verticale chiamato “Thermal model in digital twin of vertical PV system helps to explain unexpected yield gains” è appena stato pubblicato e disponibile online confermando la teoria tecnologica.

In generale, quale l’LCOE dei vostri sistemi? Sotto quali ipotesi?

Per ora siamo sotto accordi di riservatezza con gli impianti già in funzione.

Scrivete poi che il materiale alluminizzato dei pannelli di raccolta delle acque piovane, consente non solo una maggiore produttività energetica anche visto l’effetto albedo, ma anche una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse idriche. Potete spiegare la parte idrica della vostra configurazione/del vostro sistema? Di quanta acqua parliamo? Quale il ruolo della domotica?

Nel caso dell’acqua i numeri devono essere valutati a seconda dei dati sulle precipitazioni per m2 della zona specifica, in questo modo è possibile simulare la quantità d’acqua catturata dal sistema di recupero e quindi riutilizzabile. Il sistema è predisposto per avere la doppia funzionalità (efficienza e raccolta), ma deve essere integrato con un sistema di trasporto dell’acqua (optional). In questo senso parliamo anche di sistemi a doppio senso, sia convogliamento verso stoccaggio sia ripompaggio per irrigazione e altro. È proprio in questo che può entrare in gioco un sistema “domotico”, in quanto grazie all’infrastruttura del l’impianto è possibile creare delle configurazioni specifiche per questo e altri servizi.

L’agrivoltaico avanzato è di due generi: pannelli solari installati orizzontalmente ad altezze elevate (anche 5m o 6m) o pannelli verticali. Da quando sono uscite le linee guida nel 2022 avete riscontrato un maggior interesse? Potete qualificarlo in termini di fatturato o di sistemi venduti?

Abbiamo riscontrato un interesse sorprendente, grazie proprio in particolare ai benefici dell’impianto in termini di mantenimento delle coltivazioni. Anche le Linee Guida uscite nel 2022 a nostro parere hanno incrementato la popolarità della nostra soluzione, che per le varie caratteristiche citate, è la tipologia di soluzione che maggiormente traguarda gli scopi che le stesse si prefiggono. Al momento siamo oltre i 3 milioni di euro di fatturato ed una pipeline molto importante in sviluppo.

La posizione verticale degli impianti solari SkyGre consente una riduzione del deposito di polveri e sporcizia, riducendo i costi di manutenzione legati alla pulizia degli stessi. Inoltre, la posizione verticale rende più semplice e veloce l’intervento di pulizia quando necessario. Lo scrivete voi. Potete fornire dei numeri a riguardo?

Anche in questo caso, non abbiamo ancora i risultati finali dello studio, ma la differenza con un pannello configurato orizzontalmente risulta ovvia, soprattutto per il deposito sporcizia e polvere. In particolare anche la pulizia risulta semplificata data la struttura verticale ed il potenziale sistema di trasporto dell’acqua integrabile.

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