Dl Agricoltura da oggi in vigore, per l’agrivoltaico serve che il legislatore faccia chiarezza

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Nella Gazzetta Ufficiale n.112 del 15 maggio è pubblicato il decreto-legge n. 63 del 15 maggio intitolato “Disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, nonché per le imprese di interesse strategico nazionale”, il cosiddetto Dl Agricoltura.

Essendo avvenuta ieri sera la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, da oggi il dl Agricoltura entra in vigore. L’articolo 5, che interessa il fotovoltaico a terra su terreni agricoli, è rimasto invariato rispetto al testo “bollinato” che pv magazine Italia ha condiviso ieri mattina.

Non mancano i commenti al testo, già dalla scorsa settimana pv magazine Italia ne ha raccolti e diffusi alcuni oltre a un sondaggio indipendente del quale ha pubblicato i risultati. Di seguito riportiamo la lettura di Marcello Astolfi dello studio legale Project Lex in merito alle conseguenze per i progetti agrivoltaici:

“L’art. 5 del decreto-legge non dovrebbe applicarsi ai progetti agro-voltaici dato che la norma pare fare riferimento solamente agli impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra e gli impianti agro-voltaici sono ritenuti una categoria distinta da quella dei fotovoltaici (da ultimo, Cons. St. sez. IV, 8029/2023).

Perciò, gli impianti agro-voltaici, continuerebbero ad essere consentiti sia nelle aree agricole di cui alle lettere a), c), c-bis), c-bis.1), c-ter. 2 e 3) del comma 8 dell’art. 20 (tutte le aree agricole ove, per effetto della bozza in commento, trova continuità la realizzazione degli impianti con moduli ubicati a terra), sia nelle aree agricole di cui alla lett. b), c-ter. n.1) e c-quater) del medesimo comma 8 (le aree agricole escluse dal DL in commento).

L’esclusione di quest’ultima categoria di impianti dalle limitazioni apparirebbe rispondente all’esigenza di bilanciamento degli interessi coinvolti, posto che un impianto agro-voltaico, diversamente da un impianto con moduli ubicati a terra, compendia sia la salvaguardia del suolo e delle attività agro-pastorali sia gli obiettivi di tutela ambientale da conseguirsi mediante la produzione di energia fonte rinnovabile.

Qualche dubbio rimane almeno rispetto all’esclusione di quelle aree che precedentemente erano ritenute idonee (in particolare le aree di cui all’art. 20 comma 8 lettera c) ter n. 1 (c.d. solar belt da area industriale, commerciale ed artigianale) molto prossime ad aree caratterizzate da un evidente elevato livello di antropizzazione.

Rimarrebbe aperta, in ogni caso, la questione delle caratteristiche (sia tecniche che agricole) che un impianto agro-voltaico deve rispettare per essere qualificato come tale e giovarsi della possibilità di occupare qualsiasi suolo agricolo avente l’idoneità ex lege.

In attesa di conoscere se, in sede di conversione, vi sarà un intervento chiarificatore in tal senso, le indicazioni provenienti dalle “Linee Guida in materia di Impianti Agrivoltaici” (MASE, giugno 2022), potrebbero rappresentare una valida direzione. D’altra parte, le disposizioni di cui all’art. 65 del D.L. 1/2012 già da tempo dispongono che agli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati in aree agricole non è consentito l’accesso agli incentivi statali (tranne che, appunto, non adottino soluzioni integrative innovative con montaggio dei moduli elevati da terra, in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale).

Esistono, dunque, più modelli di sistemi agro-voltiaci, rispetto ai quali sorge l’esigenza che il legislatore faccia chiarezza e prenda posizione a beneficio della certezza delle regole e salvaguardia degli interessi coinvolti”.

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