Aree idonee, prove di intesa tra mondo agricolo e rinnovabile

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Il seminario del Coordinamento FREE tenutosi ieri mattina a Roma, presso l’Hotel Nazionale, ha accolto, tra gli altri, un momento di confronto tra associazioni del mondo delle rinnovabili (Italia Solare, Legambiente e Elettricità Futura) e del mondo agricolo (Coldiretti, Confagricoltura e CIA).

Gianmichele Passarini, vicepresidente di CIA, è intervenuto per primo tra gli ospiti mostrando un’apertura nei confronti dell’introduzione del fotovoltaico nelle imprese agricole, in particolare come opportunità di reddito: “Noi non dobbiamo escludere il fatto che le nostre sono aziende fatte da imprenditori agricoli che di fatto fanno impresa” pertanto “il fotovoltaico a terra non è totalmente escludibile ma è anche fattibile da certi punti di vista”. “Io credo – ha aggiunto – che vada fatto un ragionamento di equilibrio nel quale dobbiamo mettere come obiettivo iniziale la redditività dei nostri agricoltori”.

In particolare, ha detto Passarini, dovremmo provare a ragionare “all’interno di un sistema di filiera agricola agro-energetica”. Per il vice presidente CIA servirebbe ragionare in termini di “impianti di scopo” per risolvere problemi come quello prevalente al Sud di carenza dell’acqua.

Il fronte dell’apertura è stato sostenuto anche da Alberto Mazzoni, vicepresidente di Confagricoltura, per cui “l’agricoltura non è più quel posto romantico dove si può vivere solamente di costi senza generare dei ricavi” pertanto “tutto ciò che può aiutare a generare ricavi per noi agricoltori è fondamentale”.

“Nel breve – ha proseguito Mazzoni – se non troviamo dei sistemi che siano sostenibili, l’agricoltore smetterà di produrre” quindi “come Confagricoltura la nostra visione è di avere un approccio molto pragmatico perché non ci piace l’idea di perdere e coltivare pannelli ma non vediamo niente di male se un agricoltore vuole diversificare il reddito magari in una parte marginale della propria azienda perché forse in questa maniera rimarrà legato all’agricoltura”.

Meno aperto al dialogo è sembrato David Granieri, vicepresidente di Coldiretti Lazio, che da subito ha chiarito che avrebbe fatto un ragionamento diverso ai suoi predecessori perché “per noi è un po’ più difficile sperare nel fotovoltaico come soluzione. Ho vissuto l’esperienza di montaggio dove capisco che subire l’emanazione di un decreto agricoltura così rapido ed efficace è stata una specie di blitz ma più per alcuni territori perché centrali negli snodi di conferimento dell’elettricità. Quelli sono territori che hanno subito un flagello molto serio, chi vuole continuare a fare agricoltura in quelle condizioni è tecnicamente impossibilitato. Quindi io sono convinto che, anche se non adesso, c’è stato conflitto”.

“È troppo limitante ragionare sul fatto se il mondo agricolo è a favore o contro il fotovoltaico, è sicuro che l’aver emanato un decreto sulle aree idonee per poi non identificarle ha generato confusione. Il Dl Agricoltura è un argomento, evidentemente bisognava tirare una riga per poi tentare di ricostruire. Per il mondo agricolo affianco alla sovranità energetica c’è quella alimentare”.

Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare, è stato il primo dei rappresentanti delle associazioni delle rinnovabili a replicare ponendo l’accento sulle opportunità in termini di costi e sul fatto che per quanto riguarda l’occupazione di suolo “stiamo parlando di numeri ridicoli rispetto agli spazi”.

“Gli impianti grandi sui terreni hanno un ruolo importantissimo per il costo dell’energia di tutti, imprese agricole comprese. Il rischio è che si stia intraprendendo una strada per cui in Italia si perda l’opportunità di avere costi di energia bassi grazie al fotovoltaico, che è la fonte energetica in assoluto più conveniente. Meno sono i terreni e più costeranno, è la legge della domanda è dell’offerta”.

“Non capisco – ha poi incalzato Viscontini – perché tutta questa attenzione contro il solare quando il biogas occupa centinaia di migliaia di ettari. La provincia di Verona, parlando di terreni, in dieci anni ha discostato 35mila ettari di boschi per fare prosecco. Ci sono 22mila ettari di campi di golf. Io non dico di no al biogas, al prosecco, ai campi da golf, però stiamo parlando di numeri che sono ridicoli rispetto agli spazi”.

Pietro Pacchione, vicepresidente di Elettricità Futura, è intervenuto seguendo la linea tracciata da Viscontini: “Io sono cresciuto con l’idea che la lavatrice si accende la sera e non a pranzo, questo non è più vero. Oggi a pranzo abbiamo dei prezzi dell’energia elettrica di 86 euro al MW/h, a cena 144 euro al MW/h. Perché è cambiato questo paradigma? Prima a mezzogiorno si pagava molto di più, ora si paga molto meno rispetto alla sera grazie al fotovoltaico che produce energia in queste ore a un costo molto basso”.

Quindi, ha proseguito Pacchione, “premesso che parliamo di una superficie piccola, meno dell’1% della superficie agricola totale, e soprattutto bisogna capire se questi 70-80mila ettari possono dare un contributo economico quando destinati a fare rinnovabili piuttosto che rimangono agricoli. Probabilmente il vantaggio per il Paese è positivo, quindi dovremmo fare un discorso ben più ampio”.

Inoltre, guardando agli obiettivi al 2050 per cui “sono previsti 245 GW di solare e 51 di eolico”, bisogna chiedersi “dove li mettiamo?. Se consideriamo l’art. 5 del Dl Agricoltura e il decreto aree idonee, che non solo per il solare ma anche per l’eolico crea grosse problematiche, il risultato dal nostro punto di vista è che questi obiettivi sono irrealizzabili. È impensabile raggiungerli solo con coperture o aree marginali”.

Infine, soffermandosi sull’agrivoltaico, Pacchino ha detto: “Bellissimo, ma quanto costa al sistema Paese? I costi ammissibili dei bandi girano tra 1.500 e 1.700 euro al kW, il doppio di un fotovoltaico tradizionale, a cui si aggiunge anche un contributo PNRR del 40%. Quindi possiamo avere tutte le cose bellissime, ma si pagano e torniamo al punto di speculazione e costi folli”.

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ha demonizzato i discorsi ideologici sul consumo del suolo: “Se dobbiamo fermare il consumo di suolo dobbiamo fare un Dl Agricoltura dove fermiamo le nuove edificazioni, le nuove infrastrutture che non hanno alcun senso, di cui ci preoccupiamo in tanti ma di cui non si occupa nessuno. Il disegno di legge sul consumo di suolo fu approvato in Consiglio dei ministri tre legislature fa e ancora non se n’è vista traccia, quindi partiamo dal capire chi consuma suolo agricolo in Italia sennò rischiamo di fare una discussione ideologica”.

“Se c’è stato un atto ideologico nel senso negativo del termine – ha proseguito Ciafani – è stata l’approvazione di un dl Agricoltura che non affronta i temi. Secondo il decreto nelle aree agricole che stanno nelle aree inquinate del Paese, dove non si può coltivare ma qualcuno lo fa in assenza di controlli, non si possono fare gli impianti fotovoltaici a terra”. Ad esempio “la valle del Sacco è un pezzo di provincia di Roma e Frosinone dove non si può fare agricoltura food in alcune zone ma in base al decreto non si può fare fotovoltaico a terra”.

Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club e del Coordinamento FREE, ha posto l’attenzione sulla necessità di cogliere il motivo della narrazione contro il fotovoltaico che, secondo lui, risiede nel sovraffollamento di richieste. “Ad oggi della superficie agricola italiana è stato utilizzato per impianti fotovoltaici lo 0,13%. Quindi, uscendo dalla narrazione, non c’è un assalto. Noi faremmo un errore grave se non capissimo perché c’è la narrazione dell’assalto all’agricoltura a fronte di un numero così basso ed è un tema che noi come FREE abbiamo affrontato ed è dovuto al numero delle richieste”.

“La Sardegna è la Regione dove è più forte la campagna contro il fotovoltaico tant’è che una giunta progressista è stata protagonista di una richiesta di moratoria, il che è paradigmatico dell’avversione. Noi come associazioni ambientaliste abbiamo pubblicato i dati per cui negli ultimi dati la quantità di fotovoltaico messo a terra in Sardegna si attesta sui 500 MW in tutto contro i 6 GW che bisognerebbe fare secondo il PNIEC proposto dal governo. Allora qual è il problema? È che in Sardegna sono alcune decine i GW di richieste e c’è una reazione negativa della popolazione”.

Piattelli, a conclusione del convegno, ha dichiarato a pv magazine Italia che “l’aspetto più interessante emerso è l’apertura di un confronto serio tra associazioni di settore del mondo delle rinnovabili e le associazioni agricole per arrivare a definire dei criteri condivisi da utilizzare per l’individuazione di aree idonee all’installazione di impianti fotovoltaici a terra. Nel convegno si è iniziato a discutere e ci si è confrontati ma l’obiettivo è quello di arrivare quanto prima a costituire un tavolo di lavoro e di confronto fra tutti i soggetti interessati per la definizione dei criteri per poi allargare la discussione, in un secondo momento, anche con MASE e MASAF”.

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