Ember e Bruegel: far saltare il sistema ETS sarebbe un errore, un “autosabotaggio”

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Ember ha riportato che il costo dell’energia elettrica prodotta da gas nell’UE è aumentato di oltre il 50% nei primi dieci giorni del conflitto, a partire dal 28 febbraio.

“Le perturbazioni alle forniture globali di combustibili fossili a seguito degli attacchi di Israele e degli Stati Uniti all’Iran hanno avuto un impatto immediato sui prezzi internazionali del petrolio e del gas. I prezzi europei del gas (Dutch TTF) hanno registrato una media di 45 €/MWh nella prima settimana del conflitto (2-6 marzo), con un aumento di quasi il 50% rispetto ai livelli pre-conflitto (31 €/MWh), facendo salire il costo dell’energia elettrica prodotta da gas”, ha scritto il think tank britannico.

Con il balzo dei prezzi, l’UE ha pagato 2,5 miliardi di euro aggiuntivi per le importazioni di combustibili fossili nei primi dieci giorni del conflitto.

“Le regioni dipendenti dalle importazioni potrebbero subire conseguenze economiche drammatiche”, ha detto Chris Rosslowe, analista di Ember, ricordando che il gas è la forma di produzione di energia più costosa e, in quanto tale, spesso determina il prezzo dell’elettricità.

Nel 2026, fino ad ora, il gas ha influenzato il prezzo dell’elettricità in Spagna solo nel 15% delle ore. In Italia la percentuale è stata dell’89%, poiché il paese rimane fortemente dipendente dal gas per la produzione di energia e la flessibilità, scrive il think tank.

“Il balzo dei costi del gas incide sui costi dell’energia a gas il doppio rispetto al costo del carbonio previsto dal Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS). Questo avviene mentre l’Italia ha spinto per modifiche all’ETS, che saranno discusse al prossimo Consiglio europeo del 19-20 marzo. Agli attuali prezzi del gas, il costo del carbonio costituisce al massimo circa il 10% della bolletta elettrica media delle famiglie dell’UE, meno dell’aliquota media dell’IVA (18%)”, ha ricordato Ember.

Ember, come anche il think tank belga Bruegel, ricorda che eliminare i costi del carbonio significherebbe rimuovere un incentivo a investire in rinnovabili, batterie e flessibilità della domanda ed elettrificazione.

Bruegel: cinque motivi per evitare riforme affrettate

Bruegel ha riportato cinque motivi per cui attaccare il mercato delle emissioni dell’UE è un “autosabotaggio economico”: 1. L’ETS è un rimedio alla volatilità dei prezzi dell’elettricità, non la causa di essa; 2. Le inversioni di rotta politiche creano un “dividendo dei ritardatari” a scapito degli innovatori; 3. Esiste un costo fiscale nascosto dell’indebolimento del prezzo del carbonio; 4. Ripensare l’ETS porterebbe uno spostamento dei redditi verso gli esportatori di combustibili fossili; 5. La decisione minerebbe un’istituzione preziosa, questo avrebbe un costo a lungo termine.

Parlando del terzo punto Bruegel ricorda che l’indebolimento dell’ETS comporterebbe due sanzioni fiscali che i suoi sostenitori sembrano trascurare.

“In primo luogo, ridurrebbe direttamente i proventi delle aste che i paesi dell’UE possono e devono utilizzare per finanziare la transizione industriale e il sostegno sociale. Fin dalla loro istituzione, le aste ETS hanno generato oltre 258 miliardi di euro di proventi, un importo che continuerà a crescere con l’aumento del prezzo del carbonio. In secondo luogo, poiché molti progetti di energia rinnovabile sono sostenuti attraverso strumenti chiamati contratti per differenza, un prezzo del carbonio più basso spesso costringe i prezzi dell’elettricità al ribasso nel breve termine, il che paradossalmente aumenta il divario di sovvenzioni che i governi devono colmare. Solo per la Germania, una riduzione del 10% dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità aumenterebbe il costo del sostegno alle energie rinnovabili di circa 3-4 miliardi di euro all’anno. Attaccando l’ETS, i responsabili politici stanno invitando impatti negativi sui propri bilanci nazionali”, hanno scritto Simone Tagliapietra e Georg Zachmann.

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