Una cartiera piemontese come caso studio per il fotovoltaico industriale con storage

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Fotovoltaico industriale non solo come tecnologia di produzione rinnovabile, ma come strumento di efficientamento energetico e di riduzione dell’esposizione ai prelievi dalla rete. È questo il perimetro della tesi magistrale “Progettazione di un impianto fotovoltaico industriale con sistema di accumulo a servizio di una cartiera”, discussa per l’anno accademico 2025-2026 da Davide Scaglia al Politecnico di Torino, con relatore il professor Filippo Spertino, nell’ambito del corso di laurea magistrale in Energy and Nuclear Engineering.

Nel confronto con pv magazine Italia, il professor Spertino e il laureando hanno spiegato che il lavoro nasce da una domanda molto concreta: come progettare un impianto fotovoltaico in grado di massimizzare l’autoproduzione elettrica di un sito industriale energivoro, tenendo conto dei vincoli reali della copertura, dei profili di consumo e dell’eventuale integrazione con un sistema di accumulo.

Il progetto riguarda un impianto fotovoltaico da 723 kW a servizio di una cartiera situata nel comune di Monticello d’Alba, con l’obiettivo di aumentare l’autoproduzione di energia elettrica e ridurre la dipendenza dalla rete. La tesi parte dall’analisi dei consumi dello stabilimento e dall’individuazione della porzione di copertura più idonea all’installazione, costituita da una struttura industriale a dente di sega orientata verso sud.

Questa configurazione rappresenta uno degli aspetti tecnicamente più interessanti del lavoro. Da un lato, l’orientamento verso sud consente buone condizioni di esposizione solare; dall’altro, la geometria delle falde introduce criticità legate alle ombre generate tra coperture successive, rendendo necessario uno studio specifico nelle condizioni di minima elevazione solare.

L’elaborato affronta prima un inquadramento teorico sul funzionamento del fotovoltaico e sui principali componenti dell’impianto, per poi sviluppare la parte progettuale vera e propria: analisi dei consumi, valutazione della copertura, studio delle ombre, configurazione del generatore fotovoltaico e integrazione dell’accumulo.

Il tema dello storage è centrale perché, in un contesto industriale, il valore dell’energia prodotta non dipende soltanto dalla producibilità annua, ma dalla capacità di far coincidere generazione e domanda interna. Per una cartiera, dove i carichi elettrici possono essere significativi e distribuiti lungo ampie fasce orarie, l’accumulo può contribuire ad aumentare la quota di autoconsumo, riducendo l’energia immessa in rete nei momenti di sovrapproduzione e quella acquistata quando la produzione fotovoltaica è insufficiente.

L’autore sottolinea che il valore del lavoro sta soprattutto nel passaggio da una valutazione generale del fotovoltaico industriale a una progettazione calata su un caso reale. La copertura a shed, i profili di consumo della cartiera e la necessità di analizzare le ombre trasformano il progetto in un esempio utile per molte imprese manifatturiere italiane, dove superfici disponibili, vincoli strutturali e consumi elettrici devono essere letti insieme.

“L’autoconsumo industriale non è più solo una scelta ambientale, ma una leva di competitività. Per le aziende energivore, il fotovoltaico su copertura può contribuire alla stabilizzazione dei costi energetici, alla riduzione dei prelievi dalla rete e al miglioramento del profilo emissivo dei processi produttivi. L’accumulo, se correttamente dimensionato, aggiunge flessibilità e permette di sfruttare meglio l’energia prodotta in sito”.

La tesi di Scaglia mostra dunque come il fotovoltaico industriale richieda una progettazione puntuale, in cui ogni elemento — orientamento, effetto dell’ombra, taglia dell’impianto, consumi, storage e costi — incide sull’efficacia complessiva dell’intervento. Un approccio che, spiegano relatore e laureando, può diventare replicabile anche in altri siti produttivi con coperture complesse e domanda elettrica significativa.

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