Prosolia: Italia laboratorio dei PPA in Europa, anche per fotovoltaico + BESS

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pv magazine Italia ha sentito Graziano Cucciolini, country manager di Prosolia Energy, per capire il punto di vista della società spagnola in relazione ai PPA e al ruolo dell’Italia in Europa. Cucciolini non si aspetta un rallentamento del mercato PPA italiano e prevede invece un aumento delle attività di rimozione dell’amianto in Italia per il 2026. Abbiamo parlato anche di impianti ibridi, della strategia Prosolia per l’Italia, con riferimenti ai target di installato nel Bel Paese (3 GW al 2030).

pv magazine: A livello europeo si è registrato nel 2025 un rallentamento del mercato PPA. Cosa pensate del mercato PPA in Italia per l’anno appena concluso?

Graziano Cucciolini: L’Italia è andata in controtendenza. Non definirei il 2025 come un anno di rallentamento, ma piuttosto di un “cambio di passo”: le aziende italiane hanno smesso di vedere i PPA (Power Purchase Agreement) come una semplice opzione “green” e hanno iniziato a usarli come una polizza assicurativa competitiva contro la volatilità dei prezzi.

Le imprese hanno capito che i PPA sono lo strumento migliore per proteggersi dai costi energetici elevati. Oggi non parliamo più solo di grandi utility; il mercato si è spostato decisamente verso i Corporate PPA, con prezzi scesi mediamente del 10-15%, rendendo queste operazioni estremamente vantaggiose.

Con prospettive di investimento in rinnovabili e storage fino a 10 miliardi di euro entro il 2026, l’Italia è diventata il “laboratorio dei PPA” d’Europa. Per Prosolia, la sfida ora è gestire la cannibalizzazione dei prezzi nelle ore di punta integrando i sistemi di accumulo (BESS) nella nostra offerta.

Quali sono le vostre aspettative per il mercato PPA in Italia per il 2026? Vi aspettate un rallentamento?

Assolutamente no, non prevediamo alcun rallentamento. Al contrario, ci aspettiamo un’ulteriore accelerazione. Le stime di investimento tra gli 8 e i 10 miliardi di euro confermano che l’Italia è attualmente il mercato più attraente in Europa. Inoltre, non dobbiamo trascurare l’evoluzione tecnologica dei BESS: nel 2026 vedremo l’ascesa dei “PPA evoluti”. Grazie alla massiccia integrazione dei sistemi di accumulo, non venderemo più energia solo quando splende il sole, ma energia programmabile. Questo risolverà definitivamente il problema della cannibalizzazione dei prezzi durante i picchi di produzione.

Quale il vostro ruolo, come Prosolia Energy, nel mercato PPA in Italia? Si tratta di accordi già firmati? Di che tipologia? Quali sono gli impianti rinnovabili sottostanti (capacità, fonte, etc)?

Graziano Cucciolini

Immagine: Prosolia

Prosolia Energy opera in Italia come un IPP (Independent Power Producer) verticalmente integrato: siamo partner strategici per la decarbonizzazione industriale. Agiamo come il “motore” che consente alle aziende C&I (Commercial & Industrial) di accedere all’energia pulita senza impegnare il proprio capitale. Ci assumiamo il rischio di investimento e la gestione operativa attraverso i Corporate PPA.

I dati che presentiamo oggi si riferiscono ad accordi già firmati nel solo 2025: nel segmento C&I abbiamo consolidato un portafoglio di 57,74 MW. La nostra offerta è flessibile. Nel caso dei PPA On-site, installiamo l’impianto direttamente presso il cliente (tetti o terreni adiacenti). Il cliente acquista l’energia a un prezzo fisso e competitivo per anni, ottenendo risparmi immediati. Nel caso dei progetti FER-X, sfruttiamo i meccanismi di incentivazione per le rinnovabili, integrandoli nella nostra strategia di vendita dell’energia.

La capacità totale è interamente basata sulla tecnologia solare fotovoltaica, con una forte diversificazione. Per gli impianti su tetto molti progetti includono la rimozione dell’amianto. Per gli impianti a terra, utilizziamo brownfield (aree industriali dismesse) o parcheggi per non consumare suolo agricolo vergine. Integriamo poi batterie per aumentare la quota di autoconsumo dei nostri clienti industriali.

Vi aspettate di rimuovere ancora più amianto nel 2026. Potete fornire delle stime per il mercato italiano?

Certamente. La rimozione dell’amianto è diventata un pilastro fondamentale della nostra proposta di valore. Per gli accordi siglati nel 2025, abbiamo già programmato la rimozione di 66.750 mq di amianto. A questi si aggiungono risultati consolidati, come i 10.000 mq già bonificati per il progetto Pajarola, che ha portato alla rigenerazione di un’area industriale abbandonata a Lendinara, in provincia di Rovigo. Complessivamente, parliamo di una superficie vicina agli 80.000 mq.

Per il 2026 le aspettative sono ancora più ambiziose grazie alla nostra pipeline di trattative su grandi siti industriali con coperture obsolete e alla crescente sensibilità ESG delle imprese, che vedono la bonifica come un pilastro dei loro bilanci di sostenibilità.

Riportate che vi state focalizzando in aree strategiche. Cosa vuol dire? E qual è il rapporto tra area strategica e possibilità di installare fotovoltaico in Italia?

Quando parliamo di aree strategiche, ci riferiamo a zone selezionate sulla base di diversi criteri chiave, come la disponibilità di superfici industriali o brownfield (magazzini, tetti e terreni già sviluppati o dismessi) e l’accessibilità alla rete e compatibilità normativa. Queste sono aree in cui la connessione alla rete elettrica è più agevole e dove i vincoli urbanistici o autorizzativi non ritardano l’esecuzione del progetto. Questa scelta strategica è fondamentale in Italia, dove la fattibilità del fotovoltaico dipende fortemente dal tipo di terreno, dai vincoli ambientali e dalla densità della rete. Non tutte le aree sono uguali: concentrarsi sulle zone “giuste” significa massimizzare la resa, ridurre i tempi di autorizzazione e i costi di connessione, rendendo infine il modello PPA sostenibile per le aziende.

In altre parole, le aree strategiche sono quelle in cui l’energia solare, l’efficienza economica e la rigenerazione industriale coesistono, offrendo ai clienti industriali un’energia pulita, stabile e competitiva senza compromessi.

Queste riflessioni sono diverse nel caso di Italia (dove avete progetti in via di sviluppo per 46 MW), rispetto a mercati dove siete più forti, come Spagna (876 MW) e Portogallo (847 MW)?

Sì, il contesto italiano presenta caratteristiche specifiche rispetto a mercati più maturi come la Spagna e il Portogallo. La differenza principale risiede nella struttura del mercato: in Italia, esso è più frammentato e caratterizzato da vincoli normativi e territoriali più complessi.

Questa particolarità rende essenziale la nostra strategia basata sulle aree strategiche, permettendoci di combinare:

  • PPA fotovoltaici per clienti industriali;
  • Bonifica e smaltimento dell’amianto presso siti dismessi con integrazione di impianti fotovoltaici efficienti;
  • L’utilizzo degli incentivi FER-X;
  • E, a partire dal 2026, soluzioni ibride PV + BESS (fotovoltaico con accumulo) per aumentare la flessibilità e l’autonomia energetica.

Vi aspettate che le turbolenze sui mercati energetici in corso possano spingere ancora più società ad aumentare l’interesse per fotovoltaico sui tetti e sulle coperture dei loro siti produttivi in Italia?

Assolutamente sì. L’attuale volatilità del mercato energetico, con prezzi fluttuanti e costi in aumento, sta spingendo molte aziende a ricercare autonomia e stabilità. In questo contesto, il fotovoltaico industriale diventa una leva concreta per ridurre la dipendenza dai fornitori tradizionali e ottimizzare i costi energetici. I PPA a lungo termine aiutano inoltre le imprese a garantirsi prezzi dell’energia prevedibili, rafforzando la loro competitività sul mercato.

Cosa pensate degli impianti ibridi (PV+ BESS o PV+ eolico) in Italia?

Gli impianti ibridi rappresentano un’opportunità enorme per il mercato italiano, sia per le imprese che per il sistema energetico nazionale. Combinare il solare con l’accumulo (BESS) o con l’energia eolica permette di aumentare l’autonomia energetica, ottimizzare l’autoconsumo e gestire meglio l’intermittenza delle rinnovabili. Per Prosolia, i sistemi PV + BESS svolgono un ruolo strategico: aumentano la flessibilità, la competitività e l’autonomia dei clienti industriali, consentendo loro di consumare energia quando necessario, indipendentemente dai picchi di produzione o dai prezzi di mercato; migliorano la redditività dei PPA grazie alla capacità di gestire e ottimizzare l’energia immagazzinata. Rappresentano un passo naturale nella transizione energetica aziendale, integrando produzione rinnovabile, stoccaggio e gestione intelligente dei consumi.

Stiamo già sviluppando la nostra offerta di PPA ibridi PV + BESS per il 2026, rivolgendoci a clienti industriali energivori. Sebbene le combinazioni PV + Eolico rimangano più limitate in Italia a causa delle condizioni locali e della disponibilità dei siti, valutiamo costantemente tutte le soluzioni ibride per massimizzare l’efficienza, la sostenibilità e il ritorno economico. Abbiamo casi di successo in altri paesi, come il progetto ibrido eolico-solare per il Gruppo Stellantis in Spagna, che dovrebbe coprire l’80% del suo fabbisogno elettrico. La nostra competenza è la chiave per guidare progetti simili anche in Italia.

Potreste in poche parole spiegare il vostro modello di business e come questo stia cambiando in funzione delle novità normative e di mercato in Italia?

In qualità di IPP (Independent Power Producer), operiamo sia nel mercato utility-scale che in quello della generazione distribuita, posizionandoci come uno dei pochi operatori in Europa attivi in entrambi i segmenti. Il modello di business di Prosolia Energy in Italia si basa su un approccio integrato: sviluppiamo e finanziamo impianti rinnovabili industriali – spesso combinati con la bonifica dell’amianto – e li mettiamo a disposizione dei clienti tramite PPA a lungo termine. Questo garantisce energia rinnovabile a un prezzo stabile, senza alcun investimento iniziale da parte dell’azienda.

Le nuove normative, come il FER-X, e le attuali dinamiche di mercato, caratterizzate dalla volatilità dei prezzi e da una crescente attenzione alla sostenibilità, stanno rafforzando e perfezionando il nostro modello. Stiamo introducendo soluzioni ibride PV + BESS e valutiamo costantemente approcci che combinino incentivi, stoccaggio e generazione distribuita per offrire alle aziende autonomia ed efficienza energetica.

Quale la vostra aspettativa in termini di fotovoltaico installato al 2030 in Italia? Questi numeri fanno riferimento all’installato totale come IPP?

A livello di gruppo, abbiamo un obiettivo chiaro e ambizioso: raggiungere i 3 GW entro i prossimi quattro o cinque anni. Per centrare questo traguardo, stiamo incrementando la nostra base di asset sia nella generazione distribuita che nel segmento utility-scale, diversificando al contempo le nostre tecnologie; in questo percorso di sviluppo, le batterie giocano chiaramente un ruolo centrale.

Inoltre, il gruppo è impegnato in una strategia di diversificazione geografica in cui l’Italia ricoprirà un ruolo fondamentale grazie al suo significativo potenziale. Personalmente, sono molto ottimista sulle prospettive dell’Italia e credo fermamente che il nostro mercato fornirà un contributo determinante alla crescita globale del gruppo.

E poi anche: potreste fornire la divisione dell’installato per categoria (utility scale, C&I e residenziale)?

Inizio con un chiarimento importante: non operiamo nel segmento residenziale. In Italia, focalizziamo la nostra competenza esclusivamente sul mondo dell’industria e sulle grandi infrastrutture energetiche.

Nel segmento C&I (Commercial & Industrial), abbiamo attualmente consolidato una pipeline (progetti in sviluppo) totale di 82 MW. Si tratta di un settore che monitoriamo molto da vicino perché crediamo fortemente nell’autoconsumo industriale. Per quanto riguarda l’Utility-scale: il dato che meglio descrive il nostro impegno è la nostra pipeline (progetti in sviluppo) complessiva, che oggi si attesta a 66 MW.

Come potete creare delle sinergie tra le conoscenze sviluppate nella Penisola Iberica e quelle necessarie per il mercato italiano?

L’esperienza maturata in Spagna e Portogallo, con oltre 20 anni di attività nel settore, rappresenta un asset fondamentale per accelerare lo sviluppo dei progetti in Italia. Da quei mercati abbiamo perfezionato competenze chiave in:

  • Implementazione rapida e scalabile di impianti fotovoltaici industriali, dalla progettazione iniziale alla piena operatività;
  • Strutturazione di PPA e modelli finanziari sostenibili, anche all’interno di quadri normativi complessi;
  • Integrazione di soluzioni di accumulo e sistemi ibridi, che massimizzano l’autoconsumo, la redditività e la competitività.

Questo know-how è stato adattato specificamente al contesto italiano, che risulta più frammentato e caratterizzato da vincoli normativi e territoriali più articolati. Il trasferimento delle migliori pratiche ci consente di:

  • Ridurre i tempi e i rischi di sviluppo attraverso strategie di autorizzazione (permitting) semplificate;
  • Progettare PPA più efficienti basati su strutture finanziarie collaudate;
  • Introdurre soluzioni ibride PV + BESS che sono già tecnologicamente consolidate nella penisola iberica.

In sintesi, le sinergie tra la penisola iberica e l’Italia vanno oltre la tecnologia o il capitale; esse abbracciano metodologie, esperienza gestionale e un approccio integrato che rende i nostri progetti italiani più efficaci, bancabili e scalabili.

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