L’agrivoltaico in Toscana, esperto: senza le rinnovabili nessuna svolta per l’agricoltura

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Domenico Saraceno, dottore agronomo presso Agrisar Grosseto, ha aperto la conferenza di venerdì scorso alla Fiera del Madonnino a Braccagni (Grosseto), sottolineando la necessità di un cambiamento culturale a livello locale che possa permettere un ragionamento logico e concreto sulle possibilità reali derivanti dalla contemporanea produzione agricola e di energia. Ci sono molte possibilità e ce ne sono sempre state, questo il senso della conferenza.

“L’agricoltura ha sempre fatto energia. Finché l’energia erano gli animali, chi produceva da mangiare per questa energia? Proprio l’agricoltura. L’energia era prodotta dall’agricoltura”, ha detto Giulio Borgia, imprenditore agricolo.

Fabio Roggiolani, co-fondatore di Ecofuturo, ha detto che “senza l’alleanza con le energie rinnovabili non c’è svolta per l’agricoltura. Danneggiamo i più poveri [senza questa alleanza]”. Il suo intervento è stato ben accolto dalla platea.

Roggiolani ha parlato di tecniche agrarie in diverse geografie, anche in collina, terreni storicamente più complessi da coltivare, quindi ora spesso abbandonati.

“Noi stiamo mettendo i moduli bifacciali semitrasparenti nel primo orto aziendale da 100 kW. Un orto bioattivo. Usiamo l’orto rialzato con il compost”, ha detto il co-fondatore di Ecofuturo, sostenendo che questo approccio sta diventando comune. Roggiolani ha fatto riferimento a un programma agrivoltaico della Fao e alla collaborazione con il Vaticano per l’impianto di Castel Gandolfo.

Ha poi sottolineato che i prezzi dei pannelli, anche quelli colorati, sono diminuiti, rendendo possibile installazioni più adeguate al paesaggio e alle esigenze delle nuove generazioni di contadini e imprenditori agricoli.

Roggiolani ha infine menzionato le possibilità di garantire ai residenti dei terreni vicini agli impianti fotovoltaici e agrivoltaici elettricità a costi ribassati, “fornendo energia a 5 centesimi per sempre. La popolazione poi non sarà contraria agli impianti”.

Ricadute sui territori

Andrea D’Amico, Associazione Italiana Agrivoltaico Sostenibile (Aias), ha sottolineato la trasversalità dell’agrivoltaico e la possibilità di far crescere le comunità locali grazie ai nuovi modelli economici.

Coerentemente, Cristina Brandozzi, head of Origination di Engie, ha parlato delle ricadute territoriali degli impianti agrivoltaici. “L’uso del territorio per l’agrivoltaico deve essere visto come un tri-uso del territorio, cioè per la produzione agricola, la produzione energetica e la produzione di ricchezza per i territori”.

Brandozzi ha menzionato le ricadute occupazioni e fiscali degli impianti. Sul secondo punto ha fornito dei numeri. “L’impianto agrivoltaico genera reddito su cui pagherà delle tasse a livello nazionale, regionale e comunale. Engie nelle Regioni dove oggi ha impianti in esercizio paga fino a 20.000 € a MW installato ogni anno di tasse allo Stato, 3.500 € a MW installato alle Regioni e 700 € a MW installato al Comune, in tasse come IMU e ICI. Questi sono soldi che l’amministrazione locale deve utilizzare e gestire anche in un’ottica di programmazione”.

Brandozzi ha ricordato le compensazioni ambientali e infrastrutturali che vengono definite durante l’iter autorizzativo e specificatamente nella Valutazione dell’Impatto Ambientale. “C’è stato chiesto in passato, per esempio, la nuova naturalizzazione di alcune aree”. Queste opere sono “prescrittive” per la realizzazione dell’impianto, ma non sono le uniche.

“Si può anche negoziare una convenzione con il Comune di partecipazione degli utili su opere di redistribuzione sul territorio”, ha detto Brandozzi, parlando di esperienze comunali già pianificate dai partner di Engie, come il rifacimento di edifici o la nuova costruzione di piste ciclabili. “Si deve parlare di cittadinanza energetica”, ha concluso l’head of Origination di Engie, condividendo la proposta di Roggiolani di garantire vantaggi immediati alla popolazione che si trova in prossimità degli impianti agrivoltaici.

Nicola Gherardi, membro di giunta di Confagricoltura, ha parlato della complessità delle autorizzazioni in Emilia Romagna, soprattutto a causa dei comitati locali, spesso contrari alla produzione di energia rinnovabili. “Ci deve essere un ritorno positivo per i cittadini che vivono lì vicino”, ha confermato. “Nel concreto Confagricoltura pensa che questa sia una grossa opportunità in un momento di grande difficoltà.”

Ha menzionato per esempio l’agricoltura rigenerativa, ma anche la precision farming. Sulle Aree Idonee, Gherardi ha detto che i limiti imposti per legge sulla SAU sono accettabili. Ha però anche sottolineato che molti impianti agrivoltaici esistenti non rispettano le necessità agricole dei territori. “Prima ci deve essere l’attività agricola”.

Prima l’attività agricola

Leonardo Marras, assessore alle Attività produttive, all’economia, al credito e al turismo della Regione Toscana, ha detto che la Regione deve produrre elettricità da fonti rinnovabili per evitare una sovraesposizione ai rischi geopolitici.

Marras è stata però la voce più critica nei confronti delle installazioni agrivoltaiche. L’assessore toscano ha sottolineato a più riprese la necessità di mettere l’attività agricola al centro.

“Diffido dal fatto che l’iniziativa economia in agricoltura la programmi chi l’agricoltura non la fa. Se  [l’iniziativa è programmata dagli agricoltori], questa può essere un’occasione che può sviluppare iniziative collettive, di abbassamento dei prezzi dell’energia. Se le due attività rimangono separate e non c’è un vincolo normativo che le integri, non sono convinto del tutto che si possa cogliere tutta l’opportunità che è stata raccontata”.

Le possibilità

Lorenzo Ferretti del dipartimento di Agraria dell’Università di Firenze aveva detto in precedenza che la radiazione solare della Maremma è comparabile ad alcune zone della Sicilia. “Una potenzialità di producibilità elettrica molto elevata. E questa [crescita] può essere simile a quanto è stato con l’agriturismo”.

Il punto è che molte aree sono a rischio altrimenti.

“Oggi il 75% degli impianti agrivoltaici in tutto il mondo è in aree dove non si coltivava più”, aveva ricordato Angelo Gentili di Legambiente, sottolineando come l’agrivoltaico sia coerente con le esigenze della Maremma, per esempio per le recinzioni delle pecore. Il pecorino toscano è un formaggio italiano a Denominazione di origine protetta.

Aldo Dal Prà del CNR aveva parlato del progetto agrivoltaico pilotta vicino a Grosseto. “Noi abbiamo scelto delle essenze foraggiere. Su questo sito ci sarà la possibilità di valutare produzione e qualità, come la digeribilità della fibra, ombreggiate e in-full-light. Sono stati anche trapianti degli ecotipi toscani di meli”.

L’impianto

Impianto dell’azienda agricola Le Rogaie

Immagine: Azienda Agricola Le Rogaie

L’azienda agricola Le Rogaie ha ospitato, da un anno circa, una installazione agrivoltaica con tracker di I-Pergola alti 3.5 metri, fanno sapere i relatori del convegno. Questo a Grosseto.

Sotto, la facoltà di Agraria Università di Firenze, ha piantato delle colture sperimentali sotto i pannelli e fuori i pannelli per studiare l’impatto dell’ombreggiamento e la resa generale.

“È lo stesso protocollo sperimentale triennale che noi di Engie stiamo facendo, più in grande, su più file e più culture, a Mazara con la facoltà di Agraria dell’Università di Palermo”, ha detto Brandozzi.

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