Consumerismo No Profit, associazione di tutela dei consumatori, ha inviato il 7 maggio una formale diffida al Gestore dei servizi energetici (GSE), e per conoscenza al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), in relazione alla gestione del contributo in conto capitale Pnrr destinato alle comunità energetiche rinnovabili (CER).
Secondo le informazioni raccolte da Consumerismo, un numero crescente di CER e soggetti proponenti riferisce che i progetti di comunità energetica, pur risultando tecnicamente approvati dal Gestore, non avrebbero ottenuto accesso al previsto contributo stanziato attraverso i fondi del Pnrr a causa dell’esaurimento delle risorse disponibili.
“Siamo partiti da alcune segnalazioni e temiamo che il danno oscilli tra 1 e 2 miliardi per la mancata messa in produzione e non tanto per i costi sostenuti”, ha spiegato Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo, a pv magazine Italia.
Le segnalazioni, ha spiegato Gabriele, sono iniziate circa 30 giorni fa. “Hanno continuato ad accettare le domande, a rilasciare il codice identificato di presentazione della domanda e hanno omesso di dire che i fondi erano esauriti creando anche delle false aspettative. Intanto, i proponenti ritenevano che bastasse la presentazione della domanda per rientrare nelle procedure”, ha detto il presidente di Consumerismo.
Il problema, quindi, sarebbe stato continuare ad accettare domande senza rendere nota una data di esaurimento del plafond o disposta la chiusura o sospensione dello sportello telematico, “né resi pubblici, in maniera chiara e comprensibile, i criteri cronologici e quantitativi di assegnazione delle risorse residue”.
Secondo l’associazione, la mancata informazione tempestiva sul momento in cui le risorse destinate alle CER risultavano esaurite, ha arrecato un “danno enorme” ai soggetti che hanno già sostenuto costi progettuali, tecnici e finanziari.
Consumerismo fa sapere di “aver concesso 15 giorni di tempo” al GSE per un riscontro puntuale e documentato alle richieste formulate. In caso di esito negativo o di mancata risposta, l’associazione intende procedere per vie legali. “Probabilmente avvieremo un’azione di classe verso un soggetto atipico a intera partecipazione pubblica, non una società a mercato. Sarà un’azione di natura collettiva aggregando soggetti”, ha spiegato Gabriele.
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