Grazie a un accordo con Overview Energy, la società di Mark Zuckerberg intende superare i limiti della rete elettrica terrestre trasmettendo luce nel vicino infrarosso dallo spazio agli impianti solari terrestri per alimentare carichi di lavoro di intelligenza artificiale ad alta densità.
Il produttore cinese ha dichiarato che la sua cella solare ibrida back-contact compatibile con la tecnologia TOPCon ha raggiunto un’efficienza di conversione energetica del 28%. Il risultato è stato confermato dall’Institute for Solar Energy Research Hamelin (Isfh).
L’azienda svedese specializzata nel fotovoltaico a film sottile produce 50 MW di moduli nel proprio stabilimento di Bari, utilizzando il sistema proprietario DUO per la produzione delle celle. La società dichiara di approvvigionarsi di tutti i materiali dall’Unione Europea e da altri Paesi del Nord del mondo.
Statkraft, in collaborazione con l’Università di Bari, lancia il suo progetto agrivoltaico pilota da 200 kW con struttura a 3 metri in due configurazioni diverse (1P e 2P), per due sotto-impianti: uno, quello in configurazione 1P, inteso per la coltivazione di vite, fico a spalliera, giuggiolo e feijoa sotto i pannelli. La configurazione 2P prevede una rotazione di cetriolo, anguria, spinacio, finocchio e broccolo nell’interfila.
Lo spiega a pv magazine Italia Costanza Rizzo, Senior AgriPV Manager.
Non esiste più un unico benchmark. In alcuni casi conta la velocità di ricarica, in altri la densità energetica, in altri ancora il costo e la scalabilità. La batteria, in altre parole, sta smettendo di essere un semplice componente. Sta diventando l’infrastruttura energetica trasversale del prossimo ciclo industriale. E chi saprà controllare non solo la tecnologia, ma anche la produzione, l’integrazione e la rete, avrà un vantaggio difficilmente recuperabile.
Una ricerca condotta dalla FernUniversität Hagen in Germania rileva che l’effetto “rimbalzo solare”, causato dall’aumento del consumo totale di energia elettrica da parte delle famiglie a seguito dell’installazione di un impianto solare, rappresenta attualmente un punto cieco nella pianificazione del sistema energetico europeo e negli scenari di riduzione delle emissioni.
Un gruppo di ricercatori italiani ha analizzato le prestazioni delle pompe di calore aria-acqua nelle regioni alpine, concentrandosi su come i cicli di avvio e di sbrinamento influenzano l’efficienza nelle condizioni climatiche attuali e future. Le loro simulazioni dimostrano che, sebbene le temperature più elevate riducano leggermente le perdite dovute allo sbrinamento e migliorino in misura modesta l’efficienza, le perdite legate ai cicli di avvio rimangono significative e continuano a limitare i miglioramenti complessivi delle prestazioni.
Un nuovo parametro di valutazione dei costi complessivi del sistema indica che, in un futuro sistema energetico a impatto zero per la Danimarca, il mix più economico tra energia eolica offshore ed energia solare si attesta a circa 46 € (54,20 $)/MWh. I ricercatori hanno dichiarato a pv magazine che tale cifra è inferiore alla metà del costo equivalente del nucleare nelle stesse condizioni.
Il pieno sfruttamento di questo potenziale dipende dall’adozione di politiche interdisciplinari flessibili, in grado di garantire un accesso equo alle tecnologie rinnovabili e, al contempo, di rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari mediterranei alle fluttuazioni climatiche e di mercato. Lo dicono quattro accademici in un paper in pubblicazione.
Alcuni ricercatori spagnoli hanno individuato una nuova causa di rendimento insufficiente negli impianti fotovoltaici su larga scala, dovuta a un “inseguimento non ottimale” su terreni leggermente irregolari. Lo studio dimostra che i sistemi di controllo dei tracker reali si discostano dalle ipotesi ideali relative a terreni pianeggianti, riducendo la cattura dell’irraggiamento e causando perdite energetiche misurabili rispetto alle simulazioni.
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