Cosa ci insegna la ricerca sul fotovoltaico portatile nelle emergenze

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Il 2025 si è chiuso lasciando dietro di sé un segnale inequivocabile: la continuità energetica globale è sempre più fragile. Gli ultimi dodici mesi hanno mostrato come cause molto diverse possano produrre lo stesso risultato, ovvero blackout estesi, servizi essenziali interrotti e comunità improvvisamente senza elettricità.

Da una parte, eventi climatici estremi. L’uragano Melissa, per esempio, che ha colpito la Giamaica nell’autunno 2025, ha messo in ginocchio l’infrastruttura elettrica dell’isola; ma ci sono stati a livello mondiale diversi blackout di vasta portata avvenuti senza una causa immediatamente riconducibile a calamità naturali, come successo in Europa e America Latina.

Ed è proprio guardando con ottimismo l’anno nuovo, che parliamo del recente paper accademico “Portable solar photovoltaic systems for post-disaster emergency power supply: a comprehensive review”, pubblicato sull’International Journal of Applied Power Engineering da ricercatori indonesiani attivi nei campi dell’elettronica di potenza, dei sistemi embedded e delle energie rinnovabili.

Gli scienziati Tole Sutikno, Wahyu Sapto Aji, Mochammad Facta, Hendril Satrian Purnama e Tri Wahono spiegano proprio che quando un terremoto, un’alluvione o un uragano colpiscono un territorio, una delle prime infrastrutture a cedere è la rete elettrica; motivo per cui il fotovoltaico portatile è un asset sempre più importante in quanto “soluzione sostenibile e rapidamente dispiegabile per fornire energia off-grid nelle aree colpite da disastri”.

Tre famiglie di sistemi portatili

Il lavoro propone una classificazione che può orientare sia i produttori sia la protezione civile. In base alla capacità energetica, i sistemi si dividono in

– Kit a bassa potenza (<300 Wh/giorno), con piccoli pannelli e batterie integrate, ideali per ricaricare telefoni cellulari, alimentare lampade LED e piccoli dispositivi di comunicazione;

– Power station portatili (300 Wh–2 kWh), con batterie al litio integrate e uscite sia in corrente continua sia alternata, adatte a rifugi di emergenza, ambulatori temporanei e centri di coordinamento;

– Sistemi modulari e scalabili (>2 kWh espandibili), composti da più unità interconnesse, in grado di aumentare la capacità in base alle necessità operative, “rappresentando un’alternativa concreta e sostenibile alle micro-reti temporanee basate su generatori diesel”.

DC‑first: meno conversioni, più efficienza

Dal punto di vista elettrico, il paper distingue tra sistemi solo DC, DC‑first e AC‑centric, evidenziando come l’architettura sia decisiva quando l’energia è scarsa. I sistemi AC‑centric “generalmente soffrono di maggiori perdite di conversione, maggiore complessità del sistema e minore efficienza complessiva”, mentre nelle applicazioni di emergenza i DC‑first stanno emergendo come scelta preferenziale.

In un’architettura DC‑first “l’energia catturata dai moduli fotovoltaici portatili viene regolata tramite un regolatore di carica MPPT e immagazzinata in un sistema di batterie al litio”, con i carichi DC alimentati tramite convertitori DC–DC e un inverter AC utilizzato solo quando necessario. Gli autori sottolineano che questo approccio “riduce le conversioni non necessarie, migliora l’efficienza e aumenta l’affidabilità, risultando ”adatto alle applicazioni di risposta alle catastrofi, dove la semplicità e l’uso efficiente dell’energia sono fondamentali”.

Componenti chiave

Sul fronte dei moduli, i sistemi portatili si appoggiano a pannelli rigidi, pieghevoli o flessibili, ognuno con compromessi diversi. I pannelli rigidi offrono “maggiore efficienza e resistenza meccanica, ma sono relativamente pesanti e ingombranti”, mentre le soluzioni pieghevoli rappresentano un compromesso fra rendimento e trasportabilità. I moduli flessibili, basati su tecnologie thin‑film o cristalline leggere, consentono “stoccaggio compatto e rapida installazione su superfici irregolari come tende o rifugi temporanei”, ma con efficienza inferiore e maggiore vulnerabilità meccanica.

Per l’accumulo, i ricercatori evidenziano come i sistemi portatili usino principalmente batterie al litio (Li‑ion e LiFePO₄), considerate più leggere, con maggiore densità energetica e vita utile rispetto al piombo. Tuttavia, “la sicurezza è particolarmente importante nelle situazioni di emergenza”, e quindi i battery management system sono “fondamentali per monitorare la tensione, la temperatura e lo stato di carica per garantire un funzionamento sicuro”. Anche i dispositivi di potenza – regolatori di carica MPPT, convertitori DC–DC e inverter – diventano critici: in contesti post-disastro “ridurre al minimo le fasi di conversione e utilizzare convertitori ad alta efficienza è fondamentale per massimizzare la potenza disponibile”.

Dalla prestazione elettrica all’usabilità sul campo

Lo studio pone i riflettori sul cambio di prospettiva iin merito alla valutazione delle prestazioni. Per questi sistemi, la sola efficienza elettrica non basta: “L’efficacia del sistema è determinata non solo dalla resa energetica, ma anche dall’affidabilità, dalla robustezza, dalla facilità di implementazione e dall’usabilità in condizioni limitate”, precisano i ricercatori.

Fra gli indicatori chiave compaiono: energy yield reale in condizioni di irraggiamento variabile, polvere e ombreggiamenti, dove i regolatori MPPT offrono un vantaggio evidente; affidabilità e continuità di servizio, con particolare attenzione a tempo di funzionamento del sistema, tolleranza ai guasti e funzionamento continuo in caso di uso prolungato; e tempi di installazione e portabilità, perché – come sottolienato dai ricercatori – “il dispiegamento rapido è importante quanto la capacità energetica, specialmente se i sistemi sono usati da volontari o persone sfollate senza formazione tecnica”.

Gli autori insistono anche sui fattori umani: molte unità saranno operate da non specialisti in condizioni di stress, per cui le interfacce utente dovrebbero presentare le informazioni di sistema in modo chiaro e semplice, con display, indicatori LED e app mobili intuitive, multilingua e utilizzabili offline.

Il ruolo delle funzioni smart e dell’IoT

Un altro punto di contatto con le tendenze generali del settore è la digitalizzazione. “Nei contesti di emergenza la consapevolezza del sistema in tempo reale e il controllo adattivo possono migliorare significativamente l’affidabilità, la sicurezza e l’efficacia operativa”, riporta lo studio. Le soluzioni basate su IoT consentono il monitoraggio di parametri come stato di carica, tensione fotovoltaica, consumi, temperatura e allarmi, con comunicazioni via Wi‑Fi, Bluetooth, reti cellulari o LPWAN, a seconda di copertura e fabbisogno energetico.

Si va oltre il semplice monitoraggio ed i sistemi fotovoltaici portatili intelligenti includono sempre più spesso controlli integrati e gestione intelligente dell’energia, capaci di scollegare carichi non critici quando la batteria scende sotto soglie prefissate e di automatizzare la priorità tra servizi essenziali.

Ostacoli ancora aperti e direzioni future

Nonostante il potenziale, gli autori mettono in fila una serie di barriere che ostacolano interoperabilità e scalabilità.Dall’efficienza ridotta in presenza di polvere e ombreggiamento alle batterie al litio che in condizioni estreme sono soggetto a degrado, fino alla mancanza di connettori standardizzati, livelli di tensione e interfacce modulari”.

Sul piano operativo pesano la formazione e accettazione da parte degli utenti, catene logistiche fragili, scarsità di ricambi e assistenza tecnica, oltre alla diffidenza di comunità abituate ai generatori diesel. A livello di policy, il paper segnala “assenza di standard”, cicli di procurement troppo brevi e barriere regolatorie che rallentano l’introduzione di queste soluzioni in contesti umanitari.

Per il futuro, la roadmap proposta è chiara: servono “batterie a basso costo, termicamente stabili e di lunga durata, progettate appositamente per gli ambienti colpiti da calamità naturali”, architetture modulari plug‑and‑play, algoritmi di “AI-driven energy management” e “low-power IoT monitoring” basati su protocolli aperti. Tutto questo con un forte focus su “human-centered design” e su nuovi “policy frameworks and standards” specifici per il fotovoltaico portatile in contesti di emergenza.

 

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