I ricercatori dell’Università della Corea hanno sviluppato un framework di apprendimento automatico che prevede l’efficienza delle celle solari in base alla qualità dei wafer, consentendo uno screening precoce dei wafer e percorsi di produzione ottimizzati. Utilizzando oltre 100.000 punti dati industriali, l’approccio combina modellazione predittiva, ottimizzazione dei processi e intelligenza artificiale spiegabile per supportare la produzione fotovoltaica.
Gli scienziati del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea hanno testato due moduli di perovskite a giunzione singola all’aperto per un anno e hanno riportato prestazioni complessivamente stabili, supportate da un nuovo metodo di precondizionamento basato sulla luce per migliorare l’affidabilità delle misurazioni. Mentre un modulo si è degradato in modo significativo, l’altro ha mantenuto un’efficienza relativamente stabile con variazioni stagionali, evidenziando la necessità di studi all’aperto a più lungo termine.
Uno studio quadriennale ha riveltao che i pannelli solari installati in un frutteto di pere australiano hanno ridotto i danni causati dal sole e dalla grandine, ma hanno anche ridotto la resa e alterato la colorazione dei frutti. I risultati della ricerca hanno anche evidenziato potenziale applicabilità dei dati rilevati ad altre colture frutticole come mele e ciliegie.
Il diamante diventa un elemento chiave per la realizzazione di convertitori solari in grado di operare in ambienti ad alta temperatura. Stiamo parlando della tecnologia Black Diamond, le cui prime celle solari sono state testate dal Cnr-Ism, in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Grazie al meccanismo Pete, i dispositivi mantengono elevata efficienza anche in condizioni termiche estreme, aprendo nuove prospettive per l’integrazione tra fotovoltaico e solare termodinamico.
Una nuova ricerca mostra che i sistemi agrovoltaici possono rimodellare il suolo, modificandone umidità, temperatura e attività microbica, creando microzone eterogenee sotto e tra i pannelli. Una progettazione e gestione oculata possono migliorare la salute del suolo e la resilienza delle colture, soprattutto in aree degradate o aride, anche se gli effetti a lungo termine restano ancora incerti.
Ricercatori dell’Università del Nuovo Galles del Sud (UNSW) hanno sviluppato un algoritmo di inseguimento “termicamente consapevole” che riduce la temperatura dei moduli solari e l’esposizione ai raggi UV durante le fasi di clipping dell’inverter e di curtailment, rallentando il degrado senza diminuire la potenza in uscita in corrente alternata (AC). Testata nel deserto di Atacama, in Cile, la strategia ha dimostrato di ridurre la temperatura dei moduli fino a 7,7 °C.
Ricercatori svedesi hanno sviluppato una metodologia innovativa per ottimizzare i sistemi agrivoltaici in Europa, evidenziando come distanza tra i filari, tipo di impianto e orientamento dei pannelli debbano essere adattati al clima locale, alle colture e ai vincoli normativi.
Uno sondaggio condotto nella regione spagnola di Murcia su 238 enoturisti ha rilevato un ampio sostegno all’agrivoltaico nei vigneti: il 94% degli intervistati si è dichiarato favorevole all’integrazione solare, e la maggior parte non ha percepito alcun conflitto con il paesaggio.
Un gruppo di ricerca in Germania sostiene di aver rilevato che i costi dell’agrivoltaico, nella maggior parte dei casi, superano di gran lunga i benefici per l’agricoltura. Lo studio solleva dubbi sull’efficacia dei sussidi attuali e sottolinea la necessità di progettare sistemi più competitivi dal punto di vista economico.
Un recente studio dell’Università degli Studi di Firenze ha dimostrato che i sistemi agrovoltaici possono ridurre la resa delle patate fino al 15% rispetto alla coltivazione in piena luce. Tuttavia, un ombreggiamento moderato all’inizio della stagione della semina può contribuire a ritardare l’evaporazione dell’umidità del suolo, prolungando l’accumulo di biomassa e migliorando l’efficienza dell’uso dell’acqua.
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