Ieri, Regione Lombardia ha ufficializzato la decisione di riaprire il dossier sulle aree idonee e di scrivere un nuovo PdL che aggiorni e sostituisca il precedente PdL 110 del 15 aprile 2025, rimasto congelato dopo il cambio del quadro normativo nazionale.
Il lavoro si inserisce nella revisione avviata dopo il D.L. 175/2025 e la sua conversione nella Legge 4/2026, che hanno ridisegnato competenze e margini d’azione delle Regioni. Al centro c’è la ricerca di un equilibrio tra sviluppo delle rinnovabili e tutela del suolo agricolo, tema su cui Lombardia si muove in coordinamento con le altre Regioni del bacino padano e con il Ministero competente.
Secondo quanto riportato da Regione Lombardia, l’articolo 11-bis della Legge 4/2026 affida alle Regioni l’individuazione delle aree idonee, includendo la possibilità di fissare limiti di Superficie agricola utilizzata (SAU) occupabile da fotovoltaico e agrivoltaico. Lombardia punta a fissare un limite massimo regionale dello 0,8% della SAU destinabile a impianti FER al suolo e un limite massimo comunale del 3% della SAU.
Questi tetti potranno essere superati dai Comuni che vogliono spingere su comunità energetiche rinnovabili e schemi di autoconsumo delle attività produttive.
L’assessore Sertori quantifica il potenziale installativo derivante dal nuovo impianto normativo: circa 7.200 ettari agricoli complessivi potrebbero essere destinati a fotovoltaico a terra e agrivoltaico. In termini di potenza, il range stimato è 3,1–4,8 GW, a seconda del mix tra impianti a terra tradizionali e agrivoltaici.
Questo contributo dovrebbe coprire la parte principale del fabbisogno per centrare il target di 8,766 GW fotovoltaici al 2030, di cui circa 3 GW sono già installati oggi. La quota residua dovrà arrivare da aree idonee individuate dalla normativa nazionale, fotovoltaico su tetto e parcheggi, oltre che da nuove installazioni e revamping sulle altre fonti rinnovabili, in primis l’idroelettrico.
La futura legge regionale ribadisce la priorità per il fotovoltaico su coperture e parcheggi pertinenziali, per limitare il consumo di suolo agricolo. Nel disegno lombardo, gli impianti su discariche, siti da bonificare e cave non recuperate diventano strumenti di recupero territoriale e generazione di reddito, trasformando aree degradate in asset energetici.
L’assessore Beduschi insiste sulla protezione delle superfici agricole di pregio, ricordando come inizialmente si parlasse di fino a 200.000 ettari potenzialmente interessati. Il lavoro con Governo e Regioni padane viene presentato come argine contro un’installazione indiscriminata spinta dalla direttiva RED II, a favore di paletti che salvaguardino produzioni DOP e primato agricolo lombardo.
La Regione prevede una gestione dinamica dell’attuazione, con monitoraggio continuo della potenza installata e coordinamento tra piattaforma regionale e piattaforma SUER nazionale in sviluppo. È prevista una revisione biennale degli obiettivi sulla base dei dati dei sistemi di monitoraggio.
Il contesto internazionale, segnato da conflitti, volatilità dei prezzi e crescita di carichi energivori come i data center, viene citato come ulteriore driver per una pianificazione attenta della nuova legge. Maione sottolinea l’allineamento del PdL con la “legge sul clima” regionale e l’obiettivo di mettere un freno al consumo di suolo agricolo, pur accelerando su decarbonizzazione e nuove capacità FER.
Nelle prossime settimane la Giunta punta a chiudere la proposta di revisione del PdL 110 e trasmetterla alla Commissione consiliare competente, con l’obiettivo di arrivare a una rapida approvazione. Per i procedimenti autorizzativi già in corso, la Regione applicherà quanto previsto dalla norma nazionale, consentendo la conclusione secondo le regole previgenti quando la documentazione risulti completa
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