Agrivoltaico, Resfarm spiega la sua strategia per l’ottimizzazione del PLV

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Fernando di Benigno, direttore Agri di Resfarm, spiega a pv magazine Italia i rischi legati al mantenimento della produzione lorda vendibile (PLV). Riferisce poi che la collaborazione tra Resfarm e Resagri possa aiutare al raggiungimento del parametro.

La legge richiede infatti che la coltivazione in prossimità o sotto un impianto agrivoltaico generi un valore economico misurabile: la Produzione Lorda Vendibile (PLV).

“Un dato produttivo che in realtà indica la sintesi tra quantità e valore di mercato. Un esempio: un’azienda che produce 100 quintali di grano e li colloca sul mercato a 25 euro al quintale genera una PLV pari a 2.500 euro. Questo valore costituisce il fatturato lordo della coltura, prima della detrazione dei costi di produzione”, dice di Benigno, confermando quanto spiegato a pv magazine Italia da Marcello Astolfi nella sua rubrica mensile qualche giorno fa.

Le normative dell’agrivoltaico impongono che l’attività agricola non sia “accessoria” o “simbolica”, ma mantenga una piena funzionalità produttiva ed economica. In altre parole, non è sufficiente dimostrare che il terreno sia coltivato: occorre dimostrare che quella coltivazione genera reddito. Non tutte le colture sono però uguali: un prato di erba medica può valere dieci volte meno rispetto ad un orto intensivo in termini di PLV.

“Da cosa dipende la scelta e a quali conseguenze porta? Colture ad alto valore portano con sé rischio più alto, gestione più complessa, maggiore esposizione alle fluttuazioni di mercato. Un’annata buona con le orticole può fare numeri notevoli; un eccesso di offerta sul mercato può dimezzare la PLV nel giro di settimane, a parità di produzione”, sottolinea Resfarm.

In ambito agrivoltaico, la scelta colturale deve quindi derivare da un’analisi del contesto pedologico, climatico ed economico. Non solo di quello esistente, ma anche di quello successivo all’installazione dell’impianto.

“La resa produttiva del terreno dipende già di per sé da molti fattori: quanto è fertile il suolo, quanta acqua c’è, qual è il clima, quali varietà si scelgono, come si lavora il campo. Variabili già di per sé complesse e che nell’agrivoltaico diventano ancora più intricate, perché i moduli fotovoltaici cambiano le regole del gioco. Modificano il microclima, filtrano la luce che arriva alle colture, alterano l’evapotraspirazione. Il campo non è più lo stesso campo”, ha detto di Benigno, sottolineando poi che ci sono aspetti a volte fuori da ogni controllo, come il prezzo di vendita.

A differenza della resa, che un agronomo può ottimizzare con le sue scelte tecniche, il prezzo di vendita lo decide infatti il mercato, che risente di dinamiche globali.

“Le oscillazioni possono essere significative anche nel breve periodo, influenzate da andamento climatico, produzioni internazionali, i costi dell’energia, la logistica globale. Chi si occupa di colture orticole lo sa bene: a parità di produzione, un’annata con prezzi elevati può garantire margini rilevanti mentre se il mercato è saturo i ricavi possono crollare, con una PLV ridotta anche di oltre il 50%”.

La terza variabile è la qualità del prodotto che, secondo Resfarm, spesso è la più sottovalutata. Produzioni con caratteristiche qualitative superiori, come contenuto proteico, calibro, uniformità o certificazioni, possono accedere a mercati più remunerativi. “Un aspetto determinante per colture come il grano duro, le ortive o le produzioni destinate a filiere certificate”.

Per questo, continua il direttore Agri di Resfarm, le evoluzioni dell’agricoltura rendono necessaria la costante presenza di un team di agronomi a presidiare i lavori.

“Non è sufficiente adottare un’impostazione previsionale, definita solo in fase progettuale, per ottenere gli obiettivi economici richiesti e il raggiungimento della PLV. Un aspetto spesso sottovalutato riguarda proprio la possibilità di intervenire durante l’annata agraria non per aumentare la quantità della produzione ma per migliorare il valore unitario del prodotto, ottimizzando direttamente la PLV”.

Di Benigno fa un paio di esempi, tra cui quello del grano duro.

“Una gestione ordinaria porta a un prodotto da mercato generico, con prezzi medi. Ma se l’agronomo mette in atto una gestione agronomica mirata, con una concimazione azotata di copertura ben calibrata nelle fasi di levata e botticella, il contenuto proteico della granella aumenta. E un grano con alto contenuto proteico non finisce allo stesso mulino: entra nella filiera della pasta premium, a prezzi sensibilmente superiori. Stessi ettari, stessa resa e PLV più alta”.

Lo stesso principio vale per le orticole: modulare irrigazione e nutrizione consente di ottenere pezzature più uniformi e migliori caratteristiche organolettiche, con un prodotto finale idoneo a canali di vendita più remunerativi, come la grande distribuzione di fascia alta o i mercati locali a valore aggiunto.

“Anche la gestione fitosanitaria entra in gioco per mantenere standard qualitativi elevati. Salvaguardare l’estetica o evitare fisiopatie sono interventi virtuosi che permettono di proteggere i prezzi e non svalutare il prodotto”.

Resfarm sostiene di poter monitorare l’indicatore economico PLV con continuità, dicendo che spesso risulta più efficace intervenire sul prezzo attraverso strategie qualitative invece che inseguire “incrementi produttivi marginali o economicamente inefficienti”.

“In definitiva, la PLV è il punto in cui biologia, ingegneria, tecnica e mercato si incontrano. Nel sistema agrivoltaico si rivela il parametro chiave per capire se l’integrazione tra agricoltura ed energia è efficace e, di conseguenza, se l’impianto funziona bene”.

Resagri è l’azienda agricola focalizzata alla produzione in ambito agrivoltaico di Resfarm.

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