A Faenza sarà possibile installare pannelli fotovoltaici su tutti i tetti del centro storico, inclusi gli edifici di pregio architettonico, purché “purché garantiscano l’invisibilità dal piano strada”. È quanto prevede una variante al Regolamento urbanistico edilizio (RUE) in fase di approvazione dal Consiglio comunale e successivamente dal Consiglio dell’Unione della Romagna Faentina.
Il provvedimento, riporta una nota, sancisce un superamento della precedente classificazione dei singoli fabbricati: l’intera area urbana viene dichiarata idonea. L’iter amministrativo, spiega il Comune, ha origine nel 2022 quando l’amministrazione ha avviato un tavolo di confronto tecnico con la Soprintendenza di Ravenna. Il dialogo si è intensificato nel corso del 2023, focalizzandosi sull’evoluzione tecnologica dei materiali, come i pannelli a bassa riflettenza e a uniformità cromatica.
Sono escluse dalla liberalizzazione soltanto le falde dei tetti prospicienti l’area monumentale di Piazza del Popolo e Piazza della Libertà e alla zona di Oriolo dei Fichi, dove rimangono tutele paesaggistiche specifiche. Per il resto del centro faentino, l’integrazione dovrà prevedere l’adesione dei moduli alla falda e, contestualmente, la bonifica di eventuale cemento-amianto o elementi incongrui sulle coperture.
Sotto il profilo burocratico, l’installazione sarà libera laddove vengano rispettati i requisiti di conformità e invisibilità. Per gli immobili soggetti a vincolo diretto delle Belle Arti rimarrà invece obbligatoria l’autorizzazione della Soprintendenza, mentre eventuali deroghe per necessità tecniche specifiche passeranno al vaglio dello Sportello Unico per l’Edilizia (SUE).
L’aggiornamento normativo, spiega il Comune, si inserisce nel piano d’azione dell’Unione per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, favorendo la nascita di comunità energetiche rinnovabili anche nel cuore della città.
“Se con il vecchio regolamento la possibilità di installazione era limitata al 16% della superficie, ora andiamo a togliere ogni vincolo, previo l’accordo con la Soprintendenza. Anche per gli edifici a tutela diretta abbiamo definito linee guida progettuali che garantiscano l’integrazione e la non visibilità dai luoghi pubblici”, spiega l’assessore al Territorio e Ambiente, Luca Ortolani.
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